Racconti crudeli
- Autore: Auguste de Villiers de l’Isle-Adam
- Genere: Raccolte di racconti
- Categoria: Narrativa Straniera
- Casa editrice: Carbonio editore
- Anno di pubblicazione: 2025
La borghesia - con il corollario sovrastrutturale di mistificazioni sociali e morali che la connota - si è rivelata ab origine classe sociale ipocrita, finto-perbenista. Quando Cristo apostrofa i farisei (proto-borghesi della morale?) con l’epiteto di “sepolcri imbiancati”, anche in quel caso sentenzia per i posteri. Ossessionata dal culto della solidità - economica, sociale – la classe borghese punta in modo esclusivo alla difesa e al mantenimento dei propri status economici e sociali.
Pubblicato in prima edizione nel 1883, Racconti crudeli (Carbonio Editore, 2025, traduzione e introduzione di Bruno Nacci) viene considerato – con giusto merito - tra i capolavori di Auguste de Villiers de l’Isle-Adam, autore raffinato tra i più rilevanti della narrativa simbolista francese. In forza a uno stile composito e un immaginario capace al contempo di lirismo e ironia, palesa - in primis - nei Racconti crudeli le pantomime borghesi del secondo Ottocento, concentrate sull’accumulo di beni e sul culto dell’esteriorità. Di racconto in racconto Auguste de Villiers mira dunque alla demistificazione dei capisaldi su cui regge il perbenismo. Lo fa attraverso una visionarietà sferzante che se da un lato risente dei climi - fantastici, terrifici, grotteschi - di Poe, dall’altro satireggia sulle invenzioni stravaganti della scienza, la fede cieca (sin da allora) nel progresso, le ipocrisie e le idiosincrasie di una classe sociale effimera e altezzosa . Ciò che ne emerge il sommerso, l’altrimenti invisibile, lo spaventoso sotteso alla società del conformismo, altrimenti occultati dall’ordine apparente della società di fine Ottocento.
Come si legge nella minuziosa introduzione alla raccolta di Bruno Nacci:
Anche nei racconti che prendono spunto dal rapporto tra un uomo e una donna, Villiers non rinuncia alla satira sociale. In Virginia e Paolo – il cui titolo non a caso capovolge, con intenzioni ironiche il famoso Paolo e Virginia di Bernardin de Saint-Pierre – [...] Villiers, al solito, non scopre subito le sue carte, e il lettore ha l’impressione di trovarsi davanti a un delicato idilli, un po’ smanceroso. In realtà, il dialogo tra i due (cugini) è un prezioso esempio di parodia del classico scambio di frasi affettuose tra innamorati, ma rivela subito il segreto veleno del sarcasmo a cui la penna del sarcasmo a cui la penna dello scrittore attinge [...] L’altro grande tema dei racconti e dell’opera di Villiers è la critica alla moderna società borghese [...] osservata soprattutto nella sua doppia morale, al fondo della quale c’è sempre l’idolatria del denaro, nei suoi riti fasulli e magniloquenti, siano politici o religiosi, e nell’ascesa trionfante delle applicazioni tecnologiche.
Un ritratto quasi embrionale dei congressi contemporanei, dove la falsità borghese risulta contigua a quella di un potere capitalistico che attraverso profitto economico e tecnologia domina incontrastato su menti e corpi.
Per i suoi connotati tematici, i racconti di Villiers risultano essere attuali in modo inquietante. Sfidando la borghesia sul medesimo terreno dell’inganno semantico, lo scrittore assume i generi crepuscolare e visionario come facciata, agevolando sottotraccia i suoi intenti autentici di denuncia. Lo stile è ricercato, contraltare allo sguardo invece impietoso secondo cui Villiers inquadra gli aspetti crudeli di una società ottocentesca prodromica del peggio che sarebbe arrivato. Ai nostri giorni, per esempio.
Racconti crudeli
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