Pioggia rossa
- Autore: Cees Nooteboom
- Categoria: Narrativa Straniera
- Casa editrice: Iperborea
- Anno di pubblicazione: 2025
Pubblicato nei Paesi Bassi nel 2007 e arrivato solo molto più tardi ai lettori italiani, Pioggia rossa (Iperborea, 2025, traduzione di Claudia Di Palermo) è un’opera fuori dal tempo, o meglio, dentro a quel tempo circolare che Cees Nooteboom ha sempre abitato. Letto oggi, dopo la sua scomparsa (11 febbraio 2026), assume il valore di un congedo discreto, sebbene molto prematuro.
L’eternità di Pipistrello [il gatto, NdR] sarebbe durata altri otto anni. Nella mia, che in proporzione sarà altrettanto breve, a volte rivedo la sua ombra vagare tra i cactus, una grigia divinità domestica che protegge alberi e persone dagli afidi, dalle tempeste invernali e dalla tristezza improvvisa.
Non è un romanzo in senso tradizionale, né un memoir puro. È piuttosto un libro di meditazione e di riflessione filosofica, radicato nell’isola di Minorca, dove Nooteboom trascorreva ogni estate. Lì, nella sua casa mediterranea, lo scrittore osserva la natura, gli animali, il trascorrere delle stagioni e lascia che il paesaggio diventi pensiero. Del resto, la natura era intrinseca nel suo essere, nella sua storia familiare, poiché il suo cognome significa “albero di noci”. Dunque un noce che possiede un significato simbolico profondo. Rappresenta stabilità, longevità e saggezza, il contatto tra terra e cielo, tra radici e pensiero, ombra e luce. I frutti contenuti in un guscio duro racchiudono simbolicamente il segreto, la protezione e il mistero della vita, che richiama il ciclo naturale di morte e rinascita, eco della poetica dell’autore.
La pioggia rossa del titolo è un fenomeno reale — la sabbia del Sahara che tinge l’acqua e il cielo — ma anche un’immagine dal forte richiamo simbolico: qualcosa che viene da lontano, attraversa il vento e si deposita ovunque, rendendo ogni cosa monocroma, uniformando la natura, ma anche la memoria e il tempo. Uno strato di polvere che, in fin dei conti, riporta tutto e tutti alla terra da cui proveniamo.
In queste pagine si ritrova il Nooteboom che conosciamo: il viaggiatore che ha fatto dello spostamento geografico una forma di conoscenza intima, l’autore capace di vivere molte vite parallelamente. Grazie alla sua doppia appartenenza all’Olanda e alla Spagna, da una parte l’inverno grigio e melanconico di Amsterdam, dall’altra le estati torride di Minorca. Pioggia rossa è il libro del sud, della sosta, della riflessione, della riconnessione con la natura e con se stesso, ma anche della produzione, della scrittura che immortala l’esperienza. Ed è qui che l’autore compirà poi il suo ultimo viaggio quasi venti anni più tardi. Tuttavia in filigrana si avverte sempre il pendolare annuale, il migrante perenne che non si lascia mai del tutto catturare da un luogo.
Il viaggio rappresenta per Nooteboom una forma di meditazione.
L’illusione è che in tutti i luoghi in cui vai, e da cui ritorni, conservi una seconda vita parallela all’altra.
È l’idea che ogni spostamento moltiplichi le possibilità dell’esistenza: vivere una vita nel luogo in cui sei e una vita parallela nei luoghi visitati, dove ciò che accade lascia un’eco permanente. Viaggiare, dunque, è vivere contemporaneamente più vite, custodire più mondi, senza mai smarrire il filo di sé. È un modo di incarnare concretamente la sua teoria dello “scomparire ed esserci al tempo stesso”.
Nell’opera è descritto un gesto ricorrente che assume valore archetipico. Dopo l’inverno del nord, Nooteboom arrivava a Minorca trovando la casa chiusa, il giardino inaridito, la vegetazione selvaggia che aveva riconquistato terreno. Il suo primo gesto ogni anno era riaprire simbolicamente la casa, arieggiare le stanze, riallacciare l’acqua, potare, riordinare. In questo rito stagionale c’è qualcosa di mitologico: il ritorno di una figura prometeica, eroica, che riattiva il ciclo vitale. Un deus ex machina che riporta in vita la natura. Una natura che tuttavia continua il proprio corso anche in assenza dell’uomo. È la casa, lo spazio umano, che deve essere rimesso in sintonia con il ritmo naturale. In questo gesto annuale si condensa la visione ciclica dell’esistenza: nulla è definitivamente perduto, ma tutto deve essere riattivato.
Il tema della morte, centrale in alcune opere precedenti, riemerge in Pioggia rossa in forma intima, nella quotidianità della perdita che è parte della natura stessa, umana, vegetale e animale, come per i cani e i gatti dell’isola.
Ma alla fine di quell’estate Willy era morto, e quella dopo anche Tibet. Ancora me li vedo davanti, tutti e due, come anche Pipistrello. Sono gli unici momenti in cui credo nell’aldilà.
A questa attenzione al reale corrisponde una riflessione sull’atto della lettura come forma di sopravvivenza.
Il lettore che legge esclusivamente per il gusto di leggere è l’unico vero lettore. Gli scrittori leggono avidamente, ma in realtà non riescono a leggere senza pensare a scrivere.
Lo stesso autore prosegue con un’indagine etimologica sul verbo leggere, “lezen” in olandese, le cui radici antiche sono comuni con il concetto di raccogliere, scegliere, selezionare. Il lettore, leggendo, compie una costante scelta inconscia: raccoglie ciò di cui ha bisogno, ciò che nutre la propria anima.
La natura di Minorca diventa allora il grande teatro di questa riflessione: ciclica, generosa, viva. Le piante che si seccano e rifioriscono, la casa che si chiude e si riapre, l’acqua che viene sospesa e poi restituita: tutto conferma una visione del tempo non lineare ma circolare. Così come non è stata lineare la vita dell’autore, costellata di avventure, permeata di una cultura vastissima e approfondita tuttavia da autodidatta. La stessa scelta di appartenere alla Spagna e allo spagnolo è stata un incidente di percorso nel cammino verso un altrove dove, costretto dalle circostanze esterne a deviare, non arriverà.
"Che lingua meravigliosa l’italiano. Lo imparerò. E dico sul serio.” L’italiano sarebbe diventato lo spagnolo. […] Il viaggio italiano alla fine era stato un viaggio a Parigi.
La prosa è sobria, ironica e densa. Nooteboom ha una forte vena filosofico-meditativa nella sua scrittura che lo rende una voce autorevole e al tempo stesso appartata. Non è un’opera spettacolare, né vuole esserlo. È un libro di un autore che ha conosciuto il successo fin da giovane, che è stato più volte candidato al Nobel senza mai riceverlo, e che ha continuato a seguire una traiettoria personale con il solo esercizio del suo sguardo.
Pioggia rossa è un’opera sul ritorno dell’eroe dopo le sue fatiche, un ritorno ciclico che si compie ogni anno con la regolarità delle stagioni, pur sapendo che nulla resta identico. È anche un’opera sulla possibilità di scomparire, nel paesaggio, nel tempo, persino nella morte, e tuttavia continuare a esserci, perdersi senza mai smarrirsi del tutto. L’isola, la sua isola, dove poi, oggi lo sappiamo, finirà i suoi giorni, è al tempo stesso un non-luogo, circondato da
quell’inimmaginabile distesa azzurro metallo che è il mare.
Eppure è il luogo più autentico in cui l’autore amava rifugiarsi. Citando Tim Parks, commenta:
A noi che siamo costantemente circondati da cinque culture insieme, a volte giova trascorrere un breve periodo in un ambiente in cui si è preservata una sola cultura autentica.
Il viaggio, infine, assume un significato simbolico: ogni spostamento non è solo movimento nello spazio, ma un rituale archetipico di trasformazione. Entrare in un luogo, varcare le soglie, attraversare i confini, esperire e poi tornare significa confrontarsi con l’ignoto e riportare con sé frammenti di vita trasformata. Come scrittore e come instancabile viaggiatore, Nooteboom si fa psicopompo delle anime dei lettori e li accompagna nell’ombra e poi di nuovo alla luce e questo rispettando la ciclicità della vita stessa.
Il nomadismo di Nooteboom diventa così un rito umano universale: l’eroe che attraversa mondi, raccoglie esperienze, moltiplica la propria esistenza e, tornando, arricchisce lo spazio da cui proviene. Il viaggio non è fuga, ma iniziazione, una danza continua tra scomparsa ed essere, tra l’oggi e ciò che sopravvive nell’anima del lettore.
A chi viaggia molto viene chiesto fino alla nausea se per caso sta fuggendo da qualcosa, ma non è questo il punto. Il punto è scomparire ed esserci al tempo stesso. Pur mantenendo la tua vita.
Pioggia rossa
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