- Autore: Nino Sammartano
- Genere: Religioni
- Categoria: Saggistica
- Anno di pubblicazione: 2025
Paternità. Dai padri biblici Abramo, Zaccaria e Giuseppe un promemoria per i padri di oggi (La Medusa Editrice, 2025) è il più recente libro di Nino Sammartano, già docente di materie letterarie nelle scuole superiori, da sempre impegnato nella formazione dei giovani e delle famiglie, nonché nel volontariato sociale, prolifico autore di opere tutte di interesse che ha al suo attivo numerosi saggi di carattere pedagogico spirituale, fra i quali Elogio del matrimonio (2024).
Si tratta adesso un tema che riguarda un luogo dell’interiorità con personaggi legati al mondo del Vecchio e Nuovo Testamento, il cui esempio diviene forza propulsiva verso nuove dimensioni. Nello scenario dell’esistenza non si è mai soli, essendoci delle figure con cui si condivide il percorso di vita. Si tratta nel libro di figure antiche più di tremila anni indietro, come Abramo per l’Antico Testamento, mentre Zaccaria e Giuseppe per il Nuovo testamento, ma l’autore compie un percorso narrativo di rilievo, esprimendo la propria opinione su temi di natura strettamente religiosa che si rifanno alle Scritture Bibliche a cui si ispirano molte religioni. I tre personaggi biblici sono accomunati per il fatto che, in tutti tre i casi, si è davanti a una “paternità inattesa” e comune è anche la problematicità e le difficoltà del percorso umano dei protagonisti. In tutte e tre queste storie, ciò che all’autore preme evidenziare è un carattere del tutto estraneo alla sensibilità degli uomini e delle donne di oggi, eppure decisivo anche dal punto di vista semplicemente umano: la castità dell’amore paterno ma intesa con una accezione particolare.
La castità è la libertà dal possesso in tutti gli ambiti della vita. Solo quando un amore è casto, è veramente amore. L’amore che vuole possedere, alla fine diventa sempre pericoloso, imprigiona, soffoca, rende infelici. Dio stesso ha amato l’uomo con amore casto, lasciandolo libero anche di sbagliare e di mettersi contro di Lui.
È in questa prospettiva che Sammartano ripercorre le storie bibliche di paternità, riscontrando in esse, sia pure in forme molto differenti, un processo di spossessamento .Il figlio non è una “proprietà” dei suoi genitori ma un dono di Dio, da Lui chiamato alla vita attraverso i suoi genitori e chiamato a rispondere della sua esistenza, delle scelte che vorrà fare e della missione che vorrà compiere nella sua vita. L’esempio più alto di questa rinunzia del padre al possesso del proprio figlio viene da Giuseppe.
Un libro interessante da un punto di vista storico, educativo e pedagogico molto intenso, affrontando il tema della paternità e rappresentando i nodi problematici dell’essere padre in ogni circostanza di spazio e di tempo. Un volume dedicato alla paternità, proprio in un momento in cui si parla della sua crisi, avvertendosi un’assenza di questa figura nell’odierna società definita senza padri. L’autore a questo riguardo cita Cosa resta del padre? di Massimo Recalcati in quest’ epoca ipermoderna. La crisi dell’identità paterna corrisponde alla crisi dell’autorità genitoriale, non pertanto legata solo alla figura paterna ma anche alla capacità di genitorialità di entrambi i genitori.
Anche se si tratta di un libro dedicato alla figura paterna, è anche vero che ogni padre viene descritto come genitore, sia esso padre o madre. Non pare esistere una paternità consapevole se non è connessa a una maternità consapevole in un contesto di reciprocità. A questo riguardo, nel corso della rappresentazione delle figure bibliche di padre sono ben rappresentate anche le figure femminili. Alla luce della pedagogia e dell’educazione familiare, si ritiene che la crisi della genitorialità sia sempre stata dovuta alla mancanza di un dialogo, di un rapporto dialettico tra padre e madre.
L’autore afferma significativamente come:
Maria è per Giuseppe la madre del bambino più che la sua sposa: egli la considera e la guarda più in relazione col bambino che con sé stesso. Giuseppe sa mettere in primo piano il figlio, sa anteporre i bisogni e le esigenze del figlio a quelle personali. È questa una delle dimensioni più alte, più profonde, di ogni vera paternità! Non è una sottovalutazione della dimensione coniugale rispetto a quella parentale: è una collocazione “ordinata” dell’una e dell’altra dimensione, che le valorizza e le esalta entrambe.
Sotto questo aspetto, si ritiene dovere esservi una collocazione armoniosa della dimensione paterna e materna e una dinamica relazionale sana ed equilibrata, una condivisione di coppia, una reciproca attenzione a una comune esigenza.
Paternità. Dai padri biblici Abramo, Zaccaria e Giuseppe un promemoria per i padri di oggi
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