- Autore: Ray Bradbury
- Genere: Raccolte di racconti
- Categoria: Narrativa Straniera
- Casa editrice: Mondadori
Quando perdi il conto delle volte in cui torni a leggere una frase per fartela risuonare dentro e assorbirne tutta la bellezza, sai di trovarti di fronte a un libro speciale. Un libro che si riempirà di sottolineature, che consiglierai con entusiasmo, che riprenderai in mano di nuovo, e di nuovo ancora. La prosa di Ray Bradbury è magica e i racconti di Paese d’ottobre, edito da Mondadori (2001, trad. di Renato Prinzhofer), non fanno eccezione: una scrittura intrisa di poesia eppure vivace e scorrevole, che vede il mondo con gli occhi giocosi di un bambino, crea atmosfere che hanno il potere di farci viaggiare muovendo solo lo sguardo e seguendo il flusso della narrazione. È come se l’autore ci guidasse a ritrovare ricordi che avevamo dimenticato di avere, e potessimo calarci in luoghi, stati d’animo, pensieri che non sapevamo di conoscere.
Le cronache di ordinaria straordinarietà che compongono l’opera sono pervase anche da un’eccezionale capacità inventiva, altro tratto distintivo di Bradbury. Tra specchi che sanno rimediare agli scherzi della natura ma non alla crudeltà umana, famiglie dalle inquietanti abilità, ali spezzate da far ritornare al loro fulgore e oggetti arcani che rompono la bolla di apparente tranquillità di sonnolenti paesi della campagna americana, leggiamo storie fantastiche, in cui la paura striscia sottile e alle volte resta appena sotto la superficie, eppure profondamente umane. Come se i salti dell’immaginazione fossero la chiave per provare a decifrare la realtà.
Paese d’ottobre, composto da racconti che Bradbury scrisse mentre lavorava alla sua celebre raccolta di novelle fantascientifiche Cronache marziane, può essere considerato il controcanto terreno alle sue storie ambientate ai confini dell’universo. Non siamo su Marte ma nel Midwest americano, nella stagione che con i profumi e i colori della vita che si addormenta sprigiona la sua inquietante malinconia:
Quel paese dove l’anno volge sempre alla fine. Quel paese con alture di caligine e fiumi di foschia; dove i meriggi fuggono, i vespri e gli albori indugiano e le notti rimangono. Quel paese fatto più che altro di cantine, cellieri, carbonaie, soffitte, credenze, sgabuzzini, tutti sul lato opposto al sole. Quel paese di gente autunnale, con pensieri soltanto autunnali, il cui passo di notte sui marciapiedi ha suono di pioggia...
E quello che Bradbury sembra suggerirci è che non serve viaggiare oltre i confini della Terra per aprire un varco verso una dimensione altra, intrigante e spaventosa al tempo stesso. Basta ascoltare l’autunno e le sue promesse di mistero.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Paese d’ottobre
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