Padre Pino Puglisi. Un leone che ruggisce di disperazione (Il pozzo di Giacobbe, 2023) è un libro che lascia il segno, a firma di due autori impegnati seriamente nel sociale ora in un duetto socioculturale e teologico, essendo Augusto Cavadi laico, “filosofo in pratica” come ama definirsi, e Padre Cosimo Scordato, presbitero della Chiesa palermitana, docente per anni alla Facoltà teologica di Sicilia, entrambi già autori di pubblicazioni degne di nota e attenzione. Un libro diretto a risvegliare le coscienze e a tenere sempre ben desta una memoria sovversiva, compiendo una riflessione organizzata e un’analisi particolareggiata sull’incompatibilità assoluta tra la cultura mafiosa e il Vangelo.
Padre Pino Puglisi (Palermo, 15 settembre 1937 – Palermo, 15 settembre 1993), “un leone che ruggisce di disperazione” come recita il sottotitolo di copertina, nominato nel 1990 parroco a Brancaccio, quartiere nella periferia di Palermo ad alto indice di criminalità mafiosa, voleva mettere in atto solamente una cultura della legalità, scevra da ogni orientamento e tensione partitica e soleva dire:
nella mia vita ho prestato attenzione ai bisogni dell’uomo al fine di metterlo in condizione di abbracciare la fede [...] Il massimo che possono farmi è ammazzarmi.
Non amava definirsi un prete antimafia ma voleva togliere i bambini alla Mafia dando loro gli strumenti per la realizzazione del loro futuro, della propria vita, dei propri bisogni e desideri. Partendo da loro si rinnova la società, combattendo la Mafia e tutte le altre culture di potere che rendono l’aria irrespirabile.
Suol dirsi che la Chiesa nel tempo ha convissuto con i mafiosi, e invero pare stato possibile. Si è convissuto con il male, la prepotenza, ma la Mafia non è una singola persona ma una struttura articolata che veicola elementi e idee inquietanti e deformanti la autentica comprensione della realtà.
Varie e diverse le implicazioni sull’assassinio di Padre Puglisi, motivato dall’attività pedagogica da lui svolta. Ma questo è un aspetto che fa riflettere sulla serietà del sistema mafioso, che non è soltanto un organismo criminale, militare e armato. Se avesse solamente questa facies, questo connotato, sarebbe stato estremante facile sopprimerla come fosse una semplice banda criminale; ma è qualcosa di molto più complesso che ha imperato su un territorio che va ben oltre la Sicilia e il Meridione da ben oltre centosessanta anni. La Mafia è anche un soggetto politico ed economico come pure pedagogico, culturale ed educativo. La Mafia ha bisogno di trasmettere anche un suo codice culturale, dei suoi principi e valori anche se negativi e non condivisibili.
Per quanto sopra, non è pertanto possibile lasciare solamente alle forze dell’ordine e ai magistrati il compito di contrastare il sistema mafioso. Occorre che le nuove generazioni si rifacciano di contro a un’altra visione del mondo e a un’altra etica, un’altra spiritualità, un’altra prospettiva di vita.
Non appare persuasiva e univoca la motivazione dell’eccidio, data da molti riferita all’attività pedagogica svolta da Puglisi, in quanto la Mafia non pare essere così raffinata da cogliere questo pericolo nella prospettiva. Quella di Padre Puglisi è stata una presa di distanza notevole da un sistema sclerotizzato, rompendo un ponte tra Chiesa e Mafia che è stata in passato ed è ancora oggi la politica, e si voleva un prete che non disturbava gli affari dei politici.
Quando vi è un omicidio di Mafia, siano essi poliziotti, magistrati, commercianti, giornalisti e i pochi sacerdoti vittime anch’essi, si cercano i mandanti quali, nel caso Puglisi, furono i fratelli Graviano. Ma non è sufficiente, in quanto sono necessari pure gli esecutori materiali, anch’essi individuati; ma poi occorre tenere presente che ci sono stati i colleghi di padre Puglisi che si sono comportati in maniera diversa, e nel volume si parla di “mandanti inconsapevoli”.
Nel caso del magistrato Gaetano Costa, ci si chiede se questi sarebbe stato ammazzato se i sei sostituti procuratori della Repubblica si fossero rifiutati di firmare il provvedimento contro la famiglia di Corso dei Mille. Inevitabilmente un isolamento conduce alla soluzione del problema mediante l’eliminazione fisica dell’individuo, come è avvenuto anche per Libero Grassi per i commercianti che si rifiutavano di pagare il pizzo. Ma i casi sono molteplici in altri campi, come per il medico Paolo Giaccone che rifiutò di firmare un falso referto. Se fossero tutti a rifiutarsi, la Mafia avrebbe ben poco da fare, ma persiste una tragica normalità per cui ci si conforma in un atteggiamento che altro non è che ignavia se non complicità.
Ci si chiede cosa è cambiato oggigiorno nel rapporto con la Mafia, ma pare che un mutamento sia solo avvenuto superficialmente, in quanto la Mafia non è solo un sistema militare, ma un sistema economico, politico e culturale se non anche pedagogico. E sotto questo punto di vista la sua sovranità è rimasta intatta e intoccata. Una sconfitta che è imputabile ed estensibile a una pluralità di individui e fattori. Occorre conservare sempre una memoria attiva e attenta su quanto avvenuto e quanto ancora da porre in essere.
- Autori: Cosimo Scordato , Augusto Cavadi
- Genere: Storie vere
- Categoria: Saggistica
- Anno di pubblicazione: 2023
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Padre Pino Puglisi. Un leone che ruggisce di disperazione
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