- Autore: Giuliano Raimondo
- Categoria: Poesia
- Anno di pubblicazione: 2023
Giuliano Raimondo è arrivato a pubblicare le sue poesie a sessant’anni, pieno di cose da musicista, commerciante e contadino. L’orto è la crescita di un mondo che ci piace; basta algoritmi e AI, che ci hanno consumato. Chi scrive è sfinito di leggere la parola algoritmo, e anche Raimondo sembra stanco di queste "tonterie" (sciocchezze in spagnolo, ndr). A costo di essere ridicolo, scrive nel suo Nell’orto chiuso (Marco Saya, 2023):
Non amo il nero eccezzion fatta / per gli ombrelli / quelli che ti coprono / ti nascondono / e sei solo / con la pioggia.
Un ermetismo piatto, elementare, perfino Ungaretti troverebbe questi versi fin troppo elementari. Per non parlare della poesia francese di Mallarmé, che farebbe di questi versi delle ninne nanne per "bambini" adulti.
È che ci sono troppe cose da imparare, per sopravvivere in questo mondo pieno di plastica e di carta bagnata, e forse la semplicità è la prova che possiamo ancora trovare momenti di serenità, di luce. Perché tutto sta diventando nero, nemmeno Raimondo lo sa quanto. Ma uno si siede, si calma e prende a zappare e poi a buttare acqua per le piantine che crescono. Si capisce che quasi tutti i poeti sono stanchi di "rose e di viole", ma è tale la voglia di mettere nascosti i nostri dati, le esperienze che si hanno in informatica.
Allora proviamo a dare complessità al contadino che recita:
tra-vestimento giorno / quasi d’estate tempo / piovorno (uso letterario per pioggia) / l’abito in tinte / delicate si scolora o quasi / adoro i passi sempre uguali passi / e colline a schiena d’asino sempre / o quasi.
Purtroppo la semplicità in questi versi ci lasciano basiti. Chi siete? Che volete? Stiamo prendendo spunti per copiare la poesia umana. La poesia clone tra persone già stanche di una complessità che li devasta. Negli orti togliere la gramigna, stancarsi fino a sudare.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Nell’orto chiuso
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