- Autore: Elias Canetti
- Genere: Filosofia e Sociologia
- Categoria: Saggistica
- Casa editrice: Adelphi
- Anno di pubblicazione: 2015
- ISBN: 9788845929656
Chi ha vissuto sulla propria pelle tutti i cambiamenti più importanti del XX secolo ha portato con sé dubbi e quesiti che difficilmente hanno trovano delle risposte esaustive, ed è proprio partendo da questi dubbi che lo scrittore bulgaro Elias Canetti, figlio delle dittature europee del Novecento, a seguito di trentotto anni di elaborazione, ha deciso di mettere su carta Massa e potere (Adelphi, 2015, traduzione di Furio Jesi).
Il libro in questione, uscito per la prima volta nel 1960, analizza da varie angolazioni tutto ciò che riguarda le masse, sia come struttura politica, religiosa o sociale, e le diverse incarnazioni di potere: in che modo si presenta, quali sono le sue caratteristiche e in che modo incute timore.
I potenti oggi tremano in modo diverso per la propria vita, come se fossero uguali agli altri uomini. La struttura primordiale del potente, il suo cuore e il suo nucleo – la difesa del potente a spese di tutti gli altri –, si è spinta all’assurdo e giace in frantumi. Il potere è più grande ma anche più fuggevole che mai. Tutti sopravviveranno o nessuno.
Sin dall’inizio, l’autore cerca di spiegare il rapporto del singolo nei confronti della massa, come nasce questa relazione e come finisce. Secondo Canetti, l’essere umano quando entra a far parte di una massa perde ogni connotato, diventa un solo individuo composto da vari corpi. All’interno della massa non si ha più paura dello sconosciuto, noi e lo sconosciuto diventiamo una cosa diversa e ogni caratteristica, come il genere, l’etnia, la forma fisica, scompare fino a quando quella massa resta in vita. Ed è grazie a questo e ad altri presupposti che si sviluppa l’intero testo; ed è partendo dalla concezione di cos’è una massa e da chi è composta che l’autore, passo dopo passo, inizia ad approfondire ogni possibile sfumatura.
Nonostante gli argomenti possano sembrare complicati, Canetti cerca di far capire tramite esempi ciò che dice. Quasi tutte le sue riflessioni sono arricchite da storie e testimonianze che gli sono servite per arrivare a quelle conclusioni. I casi che cita, molte volte, non riguardano neanche la storia recente, anzi molto spesso decide di dedicare un maggior numero di pagine alle civiltà primitive, dove, anche a seguito di una semplificazione data dalla distanza di tempo, ci è possibile un parallelismo con il nostro periodo.
Dal momento in cui ci abbandoniamo alla massa, non temiamo di essere toccati. Nel caso migliore, si è tutti uguali. Le differenze non contano più, neppure quella di sesso. Chiunque ci venga addosso è uguale a noi. Lo sentiamo come sentiamo noi stessi. D’improvviso, poi, sembra che tutto accada ’all’interno di un unico corpo’ [...]. Quanto più gli uomini si serrano disperatamente gli uni agli altri, tanto più sono certi di non aver paura l’uno dell’altro.
Tra gli esempi più interessanti ci sono quelli riguardanti la guerra, come forma di “massa doppia”, e la religione, precisamente il cristianesimo e lo sciismo, come forma di “muta del lamento”. Nel primo caso, l’autore spiega che la massa nasce e rimane intatta grazie al conflitto contro un’altra massa, come se gli individui prendessero forza e coraggio dallo scontro, a volte anche tragico, con il nemico. Solo a seguito dello scioglimento di un gruppo si può porre fine a quel tipo di rapporto; fintanto che uno rimarrà attivo, l’altro troverà le forze di continuare la battaglia.
La seconda metà del saggio, invece, è completamente incentrata sul potere, non solo da un punto di vista politico, ma anche da uno sociale. Lo studio dell’autore non è incentrato solamente sui re, sui capi di governo o sugli imperatori, ma anche sui rapporti di potere tra gli esseri umani e gli animali, oppure tra gli stessi esseri umani con pari diritti.
Una delle sfumature su cui Canetti impiega più pagine è il “potere del sopravvissuto”, cioè il potere che si ottiene se si sopravvive a qualcosa. Un esempio è quello della guerra: se torni vincitore da una battaglia, hai più potere rispetto a quelli che non hanno partecipato. Visto che Massa e potere è un testo che va sempre più in profondità, l’autore decide anche di far capire quali possono essere i problemi di un sopravvissuto. Un caso può essere quello di un tiranno che vede tornare pochi uomini da un conflitto sanguinoso, il quale ha portato alla completa distruzione della propria armata; in quella circostanza la condizione di potere scaturita dalla sopravvivenza può essere addirittura punita con la morta. Il solo fatto che ci possa essere qualcuno con il potere di raccontare una sconfitta plateale mette il vero comandante in una posizione di pericolo, ed è per questo che il sopravvissuto rischia la vita.
Verso la fine del libro, il premio Nobel spiega anche come funzione, almeno secondo lui, l’obbedienza, soprattutto in un regime militare. Per l’autore gli ordini dei potenti sono come delle spine che si conficcano all’interno del corpo dell’individuo, che lo costringe a movimenti e a scelte che non farebbe normalmente; in un certo senso è come se lo comandasse passivamente.
Massa e potere di Elias Canetti, essendo vissuto in contemporanea alle dittature novecentesche, ha l’intento di mostrare tutte le sfumature del controllo, anche quelle più ovvie e buffe, per creare consapevolezza nelle persone. Tutti i capitoli del libro non sono informazioni teoriche che restano su carta, ma sono degli strumenti dati in mano al suo pubblico per leggere le interazioni che lo circondano. Le lunghe analisi di fatti realmente accaduti, la maggior parte di volte anche tragiche, permettono certamente di riflettere, ed è questo, forse, che l’autore bulgaro voleva ottenere.
La morte quale minaccia è la moneta del potere. Qui è facile mettere una moneta sull’altra e accumulare enormi capitali. Chi vuole riuscire ad aggredire il potere deve guardare negli occhi senza timore il comando e trovare i mezzi per sottrargli la sua spina.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Massa e potere
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