Madre e figlia
- Autore: Francesca Sanvitale
- Categoria: Narrativa Italiana
- Casa editrice: Einaudi
Mentre si stanno festeggiando i 250 anni della signorina inglese Jane Austen, io sto leggendo lo sconvolgente romanzo di una scrittrice italiana ormai dimenticata: Francesca Sanvitale. La sua vita è particolare: di nobilissima famiglia, nata da una relazione tra un ufficiale sposato e la contessa Sanvitale, vive una vita avventurosa tra varie città e a Roma conosce Moravia e Morante, lavora come sceneggiatrice alla televisione e comincia a scrivere racconti e romanzi. Nel 1980, presso Einaudi, pubblica Madre e figlia, romanzo in parte autobiografico che racconta la sua storia, però in modo impersonale, con un narratore che di volta in volta diventa onnisciente oppure assume le vesti di un personaggio, alternando prima e terza persona con tecniche narrative diverse tra loro.
La trama è semplice: Marianna, unica figlia femmina di un conte, ha un amore colpevole, come si diceva una volta, con un ufficiale sposato, rimane incinta e, di conseguenza, viene cacciata di casa. Vaga di città in città con la figlia Sonia, si ferma in alberghi, pensioni, nella povertà più assoluta o nella povertà dignitosa di chi ha conosciuto tempi migliori e più felici.
La Sanvitale descrive città come Milano, con i quartieri poveri oltre alle pensioni più o meno perbene in cui la piccola Sonia ha cognizione della vita. D’altro canto l’abbandono da parte della famiglia materna non è totale: i fratelli della signora Marianna si occupano della bambina anche in forme non corrette (l’episodio di pedofilia da parte dello zio Paris) e la figura paterna è pur presente, ma suscita in Sonia un senso di rifiuto fortissimo. Ma il tempo passa, Sonia diventa donna e conosce gli uomini; il primo amore la porterà a fare una scelta dolorosa come l’aborto, vissuto in modo terribile.
Il matrimonio sembra renderla più forte, ma la madre tende ad attaccarsi ancora di più alla figlia e a tenere a distanza il genero, che a sua volta odia la signora Marianna. E infine l’inversione di ruoli: una figlia che diventa madre e si riconcilia con tutto quello che rappresenta la maternità e, anzi, mette in primo piano la malattia e la morte che ci coglie tutti. Il rapporto con il genitore diventa più vero, ma anche più fragile fino all’esito finale.
Quello che mi è piaciuto del libro è che narra i rapporti umani in modo realistico, ma non rinuncia alla dimensione onirica. Le protagoniste agiscono a volte come in un sogno, ad esempio la scena in cui Sonia si trova davanti un impiccato (non si sa se sia reale o no), oppure lo stesso finale in cui il narratore si congeda (il narratore è Sonia o Marianna?) con un sogno dando alla vicenda un’intonazione fiabesca. La fine con la processione dei morti è il destino che ci attende, e Sonia e Marianna come personaggi hanno addirittura un valore anagogico.
Che altro dire? La Sanvitale appare nelle fotografie dell’epoca come una signora elegante anche da anziana, molto composta, in un’epoca in cui queste qualità cominciavano a sparire, ma nascondeva una penna acuminata che non ha risparmiato nessuno, vedeva in fondo la fragilità umana di due vite che alla fine si ritroveranno. Una maternità vissuta dolorosamente, ma anche straripante d’amore.
Madre e figlia è un romanzo stupendo, modernissimo nell’impianto narrativo. Il narratore è affidabile o è un bugiardo cronico? Dove finisce il sogno e comincia la realtà? Queste domande ci pone Sanvitale, narratrice di razza.
Madre e figlia
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