Raramente ci troviamo di fronte a un Petrarca sconsolato e quasi atterrito come quello di La vita fugge, et non s’arresta una hora, il sonetto CCLXXII del Canzoniere.
All’origine dell’intimo e forte malessere che il toscano esprime c’è il lutto per la prematura scomparsa di Laura, un evento che d’un tratto lo priva dell’amore e della fonte di ispirazione artistica, procurandogli non solo un enorme vuoto interiore ma anche uno stimolo a una profonda riflessione sul senso stesso della vita. L’andamento metrico e lessicale ritmicamente spezzato, quasi a singhiozzo, rafforza i concetti espressi nel contenuto.
“La vita fugge, et non s’arresta una hora”: testo del sonetto
La vita fugge, et non s’arresta una hora,
et la morte vien dietro a gran giornate,
et le cose presenti et le passate
mi dànno guerra, et le future anchora;e ’l rimembrare et l’aspettar m’accora,
or quinci or quindi, sí che ’n veritate,
se non ch’i’ ò di me stesso pietate,
i’ sarei già di questi penser’ fòra.Tornami avanti, s’alcun dolce mai
ebbe ’l cor tristo; et poi da l’altra parte
veggio al mio navigar turbati i vènti;veggio fortuna in porto, et stanco omai
il mio nocchier, et rotte arbore et sarte,
e i lumi bei che mirar soglio, spenti.
“La vita fugge, et non s’arresta una hora”: parafrasi del sonetto
La vita scorre e non si ferma neanche per un solo momento
e la morte ci rincorre veloce,
sia il presente che il passato
come pure il futuro, mi provocano un conflitto interiore
il ricordo [del passato] e l’attesa [del futuro] mi angosciano,
ora da una parte ora dall’altra, al punto tale che, in verità,
se non provassi pietà verso di me,
mi sarei già liberato da questi pensieri.
Mi tornano alla mente i momenti di dolcezza
se mai questo mio cuore infelice ne abbia avuti; e poi guardando al futuro
vedo la mia esistenza [navigazione] colpita da venti di tempesta;
vedo una tempesta che mi raggiunge nel momento in cui la vita finisce [della morte], e l’ormai stanco timoniere, e le rotte, le sartie, e l’albero della nave,
e le belle luci che mi piace tanto ammirare [= gli occhi di Laura], sono spente.
Struttura, schema metrico e figure retoriche principali
La vita fugge, et non s’arresta una hora è un sonetto che si costituisce di 14 versi suddivisi in quattro strofe, 2 quartine e 2 terzine. Lo schema rimico è ABBA - ABBA - CDE - CDE.
Per quanto riguarda lo stile e la lingua, la tematica principale, ovvero quella della fugacità del tempo e della vanità di ogni cosa, è resa principalmente mediante la figura retorica e sintattica del polisindeto; la ripetizione delle preposizioni come la "e" conferisce alla lirica un ritmo incalzante, stentato, quasi faticoso, che corrisponde allo stato d’animo dell’autore nel momento in cui scrive.
Allo stesso modo si possono considerare le numerose apostrofi, le elisioni e le parole tronche, le quali rispecchiano anch’esse la lacerazione interiore che al momento angustia Petrarca.
Bellissime e molto calzanti, infine, le metafore con cui il poeta definisce il proprio stato d’animo tormentato: quelle iniziali sulla guerra, in riferimento all’angoscia per il presente e per il futuro, e quelle finali sulla navigazione, che rimandano alla visione tormentata della morte.
La vita fugge, et non s’arresta una hora: analisi del sonetto di Petrarca
Link affiliato
In La vita fugge, et non s’arresta una hora ritroviamo la maggior parte delle tematiche tipiche del Canzoniere ma esasperate dalla morte di Laura, una circostanza dalla quale Petrarca esce fortemente avvilito, nonché impaurito e disorientato per aver perduto la sua guida umana e artistica.
I motivi tipicamente petrarcheschi della fugacità del tempo e della vanità di ogni cosa terrena, in La vita fugge, et non s’arresta una hora risultano amplificati dal dolore per la scomparsa di Laura, che lascia il poeta privo del proprio modello di riferimento. Ecco perché un angoscioso senso di morte pervade la lirica, dai toni intensamente cupi e drammatici, dall’inizio alla fine.
La tragica perdita dell’amata non solo lo affligge, ma costringe il poeta a una amara riflessione sul tempo, e quindi sulla vita che con esso se ne va via inesorabilmente, e sulla morte che, sentita quasi come una presenza fisica e oppressiva, al contrario si avvicina. In un presente contrassegnato dalla perdita, Petrarca non riesce a trovare consolazione nei ricordi piacevoli del passato, mentre il futuro, senza Laura, gli appare più nebuloso che mai, senza alcuna speranza di consolazione.
In La vita fugge, et non s’arresta una hora Petrarca non rinuncia a una metafora spesso presente nel Canzoniere, quella dell’esistenza vista come un’imbarcazione costretta a navigare in un mare in tempesta. Con tale immagine di enorme suggestione il sonetto si chiude: i fari che illuminavano il cammino e indicavano la giusta rotta, ovvero gli occhi di Laura, sono ormai spenti e il nocchiere incontra e incontrerà sempre maggiori difficoltà nel guidare la nave lungo il percorso.
© Riproduzione riservata SoloLibri.net
Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: “La vita fugge, et non s’arresta una hora”: il tragico sonetto di Petrarca dopo la morte di Laura
Naviga per parole chiave
Approfondimenti su libri... e non solo Francesco Petrarca Poesia News Libri Storia della letteratura
Lascia il tuo commento