Carlo Goldoni è indubbiamente il primissimo nome che viene alla mente di chi voglia citare un drammaturgo italiano, senza tenere conto dell’epoca di riferimento. Non che non ve ne siano stati o non ve ne siano attualmente altri che valga la pena di ricordare, ma è inconfutabile che Goldoni sia ancora oggi il più conosciuto e il più ricordato da tutti, inserito nei programmi scolastici delle scuole medie e superiori e ancora rappresentatissimo in tutti i teatri italiani.
La figura di Goldoni è estremamente interessante non solo dal punto di vista drammaturgico, ma anche da quello umano. Al netto dell’aneddotica spicciola, come l’episodio, conosciuto da molti, della “fuga” da Venezia verso Chioggia, in età adolescenziale, sulla barca del capocomico Florindo dei Maccheroni, si parla di un personaggio che è tutto tranne l’immagine del serio studioso. La celebre riforma goldoniana altro non è che un lavoro sul campo, a stretto contatto con gli attori, che diventano essi stessi ispiratori della sua scrittura, modellata sui loro caratteri e sulle loro particolarità. Empatia di base, quindi, verso i suoi collaboratori, oltre a un atteggiamento da uomo di mondo che non richiama in niente l’immagine dell’intellettuale chino sui volumi della propria biblioteca. Del resto, lui stesso affermava di avere studiato principalmente su due libri: il Mondo e il Teatro. Uomo di mondo non esente da rivalità, su tutte quelle con l’abate Pietro Chiari e con Carlo Gozzi, che, con le sue favole, insidiava con buon successo il suo primato. Sarebbe, però, un errore attribuire a una presunta caduta di popolarità di Goldoni la sua partenza per Parigi: al contrario, le sue commedie continuarono ad avere un buon successo in patria e a ricordare il suo nome al pubblico veneziano e non.
Difficile, almeno per chi ama la letteratura e il teatro, non appassionarsi alla vita di questo particolare personaggio, così come alle sue opere, che hanno segnato la transizione delle maschere classiche della commedia dell’arte verso il teatro del Settecento. Volendo iniziare un percorso in questo senso, la cosa migliore che si possa fare è intraprenderlo sotto la guida di un docente che ha dedicato la sua carriera di professore universitario al teatro in generale e a Goldoni in particolare: Siro Ferrone, professore emerito dell’Università di Firenze. Avvalendosi, oltre che della sua grande esperienza, di una ricca bibliografia, Ferrone imposta il suo La vita e il teatro di Carlo Goldoni (Marsilio, 2011) su tre sezioni: la prima dà conto della fondamentale riforma del teatro intrapresa da Goldoni, invero in modo inconsapevole (lo stesso autore ne prese coscienza in tarda età); la seconda racconta la vita e il percorso del drammaturgo, dagli esordi veneziani ai Mémoirs parigini; la terza esamina la fortuna della sua opera, tra pubblicazioni e interpretazioni registiche fino ai primi anni Venti del Duemila (la pubblicazione del libro risale ormai a 15 anni fa, l’ultima edizione al 2022).
Scorrevole e per niente pedante, questo saggio sarà sicuramente utilissimo a chi inizia lo studio di materie teatrali, a chi lavora con il teatro, ma anche ai semplici appassionati e curiosi che vogliano conoscere un personaggio peculiare che, sicuramente, sarebbe stato un buon soggetto per una delle sue stesse opere. E chissà che, in qualche personaggio, non ci sia un po’ di lui. Molto ricchi anche gli apparati che corredano questo pur piccolo volume: un resoconto sulle edizioni dei testi a cura di Anna Scannapieco, le biografie dei principali attori e capocomici che lavorarono con il drammaturgo, note bibliografiche per eventuali approfondimenti. Un’ottima base di studio per entrare più consapevolmente nel mondo della Locandiera, dell’Arlecchino servitore di due padroni, ma non solo.
- Autore: Siro Ferrone
- Genere: Arte, Teatro e Spettacolo
- Categoria: Saggistica
- Casa editrice: Marsilio
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Un libro perfetto per...
A tutti i teatranti, gli studiosi di teatro, gli spettatori.
Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: La vita e il teatro di Carlo Goldoni
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