Tra le riletture del mito di Ulisse – l’uomo dal multiforme ingegno, il reduce costretto ad affrontare sofferenze comuni e straordinarie, l’esploratore dall’intelligenza astuta che i Greci chiamavano mêtis, colui che coltivò l’arte di essere mortale -, vi proponiamo in lettura Dicono di Odisseo dell’olandese Imme Dros (Salani, 2007, trad. di L. Draghi), un romanzo corale per giovani lettori che da sempre si appassionano alle emozioni forti.
Il libro raccoglie le voci su Odisseo ripercorrendo le vicende omeriche, dilatandole e riscrivendole con punti di vista e stili differenti che di volta in volta ne accentuano i toni ora patetici, ora comico-grotteschi e ora squisitamente narrativi. Telemaco, infatti, è ancora in fasce quando suo padre parte per Troia e di lui non ha ricordi. Lo conosce solo attraverso le storie che altri raccontano, celebrando via via la saggezza del re, l’astuzia dello stratega, il coraggio del navigatore e dell’eroe. Telemaco dunque è figlio di un eroe, ma di un eroe disperso che forse è morto o forse un giorno tornerà a casa. L’unico modo per sentire vivo questo padre è quello di cercare notizie, ascoltare e prepararsi per un incontro che il suo cuore non smette di attendere.
Autrice pluripremiata di narrativa per bambini e ragazzi, alle spalle la traduzione dell’Odissea nella lingua del Paese dei tulipani, Imme Dros sa il fatto suo. Propone miti, dettagli, situazioni del poema omerico con precisione e con un’approvata abilità di scrittrice per ragazzi, grazie a un linguaggio contemporaneo pieno di umorismo e a una scrittura semplificata dalla paratassi.
Ecco le parole di Poseidone dopo che Polifemo, suo figlio, è stato accecato da Ulisse presentato in negativo come un furbacchione:
Non c’è da fidarsi di quelli là dell’Olimpo: è la tua stessa famiglia che ti frega, è il tuo stesso fratello che ti frega. Zeus ha aiutato di nascosto Odisseo mentre io mi trovavo temporaneamente presso gli Etiopi. Ho sbattuto quel miserabile furbastro giù dalla sua zattera, ma questo non mi ha fatto sollevato. Sono furioso. Uno dei miei figli è là con il suo occhio bruciato e Zeus favorisce il colpevole. Sento improvvisamente nascere in me i sentimenti paterni nei confronti di quel ciclope che non ho mai visto. Volto i cavalli e li dirigo a gran carriera verso la dimora di Polifemo, quel povero, povero Polifemo [...] Io non riesco a guardarlo, è di una bruttezza fuori del comune. Ma a chi somiglia? Eppure sua madre era una deliziosa ninfa e io sono un dio. Possibile che sia questo il risultato di quella indimenticabile notte d’amore? Questo figliolo è uno scherzo della natura, una mostruosità pazienza, succede anche nelle migliori famiglie. Efesto il figlio di Zeus e Era non merita neanche lui un premio di bellezza.
Questo, invece, è uno stralcio del passo in cui Penelope racconta al figlio il primo incontro con Odisseo, che qui brilla fin dalla giovanezza come un leader nato:
La prima volta che vidi Odisseo fu nella sala dei banchetti. Elena e io c’eravamo nascoste sul ballatoio in cima alle scale e lei mi indicava i principi di sua conoscenza: Agamennone Menelao, Idomeneo di Creta, il grande Aiace, il piccolo Aiace [...] Facevano tutti capannello intorno un giovane dai capelli fulvi e ricciuti. Quel giovane non accompagnava il suo discorso con ampi gesti come Agamennone e non parlava con voce sonora come Menelao, eppure tutti quei principi tendevano il collo per ascoltarlo, quasi inchinandosi davanti a lui.
Nell’alternanza dei narratori, ascoltiamo il resoconto di amici del protagonista come Mentore e Nestore, di aedi come Femio, dell’araldo Medonte, di Penelope, di Telemaco stesso, ma come abbiamo anticipato parlano anche gli dei quali Ermes, Atena, Afrodite, Zeus e Poseidone, in tutto il loro umanissimo antropomorfismo.
- Autore: Imme Dros
- Genere: Libri per ragazzi
- Categoria: Narrativa Straniera
- Casa editrice: Salani
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Un libro perfetto per...
Perfetto per studenti delle medie e del biennio delle superiori.
Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Dicono di Odisseo
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