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Recensioni di libri

L’impronta dell’editore di Roberto Calasso

Adelphi, 2013 - Uno splendido viaggio nella nobile arte del pubblicare libri e nella passione e nell’impegno di coloro che hanno creduto che la civiltà letteraria si riconosca dai libri che si divulgano.

Teresa D'Aniello
Teresa D’Aniello Pubblicato il 04-11-2013

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L'impronta dell'editore

L’impronta dell’editore

  • Autore: Roberto Calasso
  • Categoria: Saggistica
  • Anno di pubblicazione: 2013

“Un buon editore è quello che pubblica un decimo dei libri che vorrebbe e forse dovrebbe pubblicare. Come ombre amiche i libri ci fanno cenno da luoghi remoti, da spazi che sono immensi, in attesa di essere di nuovo evocate, nella forma usuale di pagine da leggere.“

Un piccolo e prezioso libro scritto da Roberto Calasso per il cinquantesimo anniversario della casa editrice Adelphi nel quale l’autore ne racconta la nascita, la scelta dei libri e di come dovrebbe essere l’editoria.

Attraversiamo, quindi, la storia dell’Adelphi partendo dal lontano 1963 quando Roberto Calasso, a soli ventuno anni, entra a farne parte al fianco di Luciano Foà e Roberto Bazlen. Lo scopo era di formare una biblioteca di libri unici. E così è stato, una ricerca di autori mai pubblicati prima in Italia, grandi scrittori poco noti come Joseph Roth, Maugham, Borges, Lernet-Holenia, Simenon, Cioran, Pessoa, Canetti e tanti altri che noi adelphiani abbiamo imparato a conoscere e soprattutto ad amare.

“Il libro unico è quello dove subito si riconosce che all’autore è successo qualcosa e quel qualcosa ha finito per depositarsi in uno scritto. I libri unici sono perciò anche libri che molto rischiano di non diventare mai libri.“

Nel saggio sono raccolti gli scritti dell’autore tra il 1975 e il 2009, nei quali ripercorre il suo cammino insieme a Bazlen e Foà, suoi preziosi collaboratori e fini intellettuali che sapevano riconoscere da subito straordinari autori e libri unici.

Adelphi nacque quando la più grande casa editrice in Italia era Einaudi e altre già erano presenti nel panorama editoriale come Feltrinelli e Longanesi. Ha attraversato la nostra storia, dalla ripresa economica degli anni sessanta al periodo delle contestazioni, dalle brigate rosse ai giorni nostri. Adelphi è passata indenne attraverso le turbolenze politiche. La stessa casa editrice che veniva accusata di essere d’élite sarebbe stata accusata pochi anni dopo, sempre dalle stesse persone, di essere troppo commerciale.

Roberto Calasso non manca di tratteggiare, con affetto e riconoscenza, in questo piccolo e incantevole saggio, i ritratti di alcune grandi figure che hanno segnato la storia del libro moderno: Giulio Einaudi, Peter Suhrkamp e l’amico Luciano Foà.

“Luciano non aveva quella curiosità onnivora che sembra d’obbligo nel mondo editoriale. Amava pochi scrittori e sapeva che molto difficilmente avrebbero potuto aggiungersene altri, nel corso degli anni, che fossero non meno cari al suo cuore. Nella sua mente e nella sua sensibilità si poteva riconoscere una costellazione i cui astri erano Stendhal, Kafka, Goethe, Joseph Roth, Robert Walser.”

Negli anni cinquanta l’editoria, racconta Calasso, era una cosa sola: Einaudi, che significava alto livello. Lo presenta come uno dei pochi grandi editori che abbiamo avuto, perché l’editoria è un mestiere dove l’eccellenza è riservata a pochissimi, e associa la sua storia editoriale a quella di Aldo Manuzio di Venezia, il primo editore italiano, che alla fine del ‘400 inventò il libro tascabile. Il giovane Giulio crebbe in una famiglia dell’élite intellettuale: non era un lettore, ma possedeva un dono naturale, sapeva riconoscere le persone di talento.

Molto commovente è, invece, il ritratto che Roberto Calasso dedica all’amico di una vita, Luciano Foà. Sono pagine che narrano non solo una grande amicizia fraterna ma anche un profondo e dichiarato rispetto intellettuale verso una persona di grande valore. Luciano Foà aveva lasciato la casa editrice Einaudi, dopo un decennio per lui fondamentale, e in un quel periodo della sua vita era determinato a non fare più ciò che non voleva e ciò che non gli piaceva. Adelphi, quindi, doveva essere profondamente diversa, doveva rappresentare l’educazione dell’attenzione, frase presa in prestito da Simenon, e che più descriveva, in quel momento, il percorso della neonata casa editrice.

“La grandezza di Foà si vedeva innanzitutto nel momento più difficile: nel giudizio. C’era in lui una capacità altissima di avvertire il suono falso delle persone e delle cose, quel suono da cui tanto spesso siamo accerchiati. Immensa è la gratitudine che gli dobbiamo per aver esercitato questo magistero.”

Scrive ancora Calasso che la regola d’oro applicata da Foà era che in una casa editrice, come in un libro, nulla è irrilevante, nulla è immeritevole di una piena attenzione.

L’impronta dell’editore è uno splendido viaggio nella nobile arte del pubblicare libri e nella passione e nell’impegno di coloro che hanno creduto che la civiltà letteraria si riconosca dai libri che si divulgano.

La marca del editor: 465

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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: L’impronta dell’editore

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