L’assassino
- Autore: Michele Serra
- Categoria: Narrativa Italiana
- Casa editrice: Feltrinelli
Michele Serra non sopporta molte cose: il governo in carica, l’uso della lingua italiana, la smania di avere sempre più soldi, le contraddizioni tra gli estremamente ricchi e chi ha a malapena un tetto precario sulla testa. E i laureati rassegnati - lui che, solo con la maturità classica, è diventato una firma prestigiosa, è stato anche presente come redattore per anni del programma televisivo Che tempo che fa, condotto da Fabio Fazio. Non simpatico, né con l’idea di diventarlo. In questo racconto lungo dal titolo L’assassino (Feltrinelli, 2013), oltre alle persone uccise o solo stordite, il motivo scatenante è l’uso improprio del linguaggio.
Il personaggio viene descritto nei minimi particolari da Serra:
Io che faccio il perito del tribunale, ne ho conosciuto a decine, di maniaci assassini: e ho sempre finito per commiserare la loro smania di mettere ordine, fanatici e frustrati come le casalinghe che tolgono la polvere dai mobili già sapendo che all’indomani dovranno ricominciare, e così per tutta la vita.
Chi scrive, se fosse una casalinga non seguirebbe il ragionamento di Michele Serra, non per risentimento, ma perlopiù perché è una scelta di vita e non lo è sempre. A volte fare le pulizie in casa è solo un modo per sentirci vivi, sperando altro. Ma a Serra questo paragone serve per dire che hanno preso l’assassino di sei persone. Tutta una lunga allegoria, perché questo disgraziato ha visto come parlavano e scrivevano i sei uccisi: l’assassino Pedrotti rimpiange i negozi di un tempo dove la merce era a servizio dell’uomo e non viceversa. C’era silenzio e concentrazione, mentre ora le luminarie, la musica a tutto volume e i prodotti messi su un piedistallo erano troppo per i tipi come il Pedrotti, per non parlare delle bicchieroteche o la commessa che ti rivela che il tuo outfit è una "soluzione simpatica" - e poi altre parole che il Pedrotti/Serra non può sopportare. La verità è che il giornalista scrittore vorrebbe intorno delle persone di buon senso e non i mostri che hanno distorto la lingua italiana solo perché a loro il pistacchio sembra un gusto "valido".
Serra è il Nanni Moretti giornalista: quello che pensiamo e come parliamo sono l’unico metodo per dare senso a cose e parole. L’errore non è contemplato, e nei discorsi politici bisogna fare una sorta di scarabeo per non offendere nessuno dei "nostri" perché ci si riconosce dai tic e dal modo di parlare. La vita, già di per sé, è molto complicata, perché usare la metafora dell’assassino?
In realtà è molto bello l’italiano di Michele Serra e per lui sopportiamo tutto. Se superate questo test di ingresso troverete irresistibili gli altri libri dell’autore, dove l’ironia e il sarcasmo a volte vanno a braccetto.
L'assassino
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