- Autore: Alain Elkann
- Genere: Storie vere
- Categoria: Narrativa Italiana
- Casa editrice: Bompiani
- Anno di pubblicazione: 2018
Alain Elkann scrive un romanzo breve su come finisce la vita dei propri genitori. Tutto in modo soft, senza gesti pacchiani. L’alta borghesia francese, soprattutto quella parigina, non consente che si faccia rumore su un fatto che ci accomuna tutti. Ognuno arriva per conto suo, in aereo, in macchina o col treno; nessuno piange a volumi alti, a prima vista sembrerebbe una conferenza con un uomo sulla cattedra. Un uomo retto, piuttosto orgoglioso di essere ebreo, anche senza essere religioso. Stiamo scrivendo del libro Il padre francese (Bompiani, 2018), dove lo scrittore narrante, sempre un mix di finzione e realtà, parla con la sorella di come era sempre elegante, burbero, puntuale, dieci minuti in attesa lo mettevano di malumore.
Uomo colto, ma con piccoli strascichi di finta ignoranza. Non voleva dare l’impressione del capo, del boss; si sapeva muovere nel modo degli affari e aveva successo con le donne, ma senza strafare. In realtà un uomo impossibile, perché si muoveva in una realtà di pochi, forse nemmeno sapeva delle difficoltà delle periferie di Parigi:
Mio padre viveva a dieta da innumerevoli anni, voleva a tutti i costi essere magrissimo, perché gli sembrava bello. Aveva orrore della pancia e della calvizie. Aborriva gli zuccheri, era astemio, beveva solo acqua minerale Evian.
Ma il figlio sapeva che faceva un uso smodato di sonniferi e nell’odio per la grassezza c’era pure uno scrupolo morale; se aveva orrore dell’obesità maschile e femminile, era per la quantità di cibo che mangiano i francesi, senza tener conto della miseria mondiale.
Viene tumulato e a pochi metri c’è la salma di Roland Topor, artista e scrittore, morto anzitempo. Un uomo che beveva superalcolici, faceva le ore piccole e metteva in pericolo il suo talento. Morì giovane, lasciando un figlio di nome Nicolas, anch’esso un artista, che provava, per il padre, risentimento e ammirazione. Cosa potevano mai dirsi, se il padre francese era l’emblema della rettitudine, che smise di fumare a cinquanta anni, perché un signore di sua conoscenza aveva una neoplasia in gola, che abbinava gemelli con il vestito scelto per la cena, contento di avere figli ma poi "anaffettivo" nei fatti? Mai una carezza, una stupidaggine infantile per farli ridere. Ma sembrava anche un prezzo da pagare: leggeva tutti i quotidiani, soprattutto nella sezione affari e finanza, poi pure il nonno amorevole non era decisamente nelle sue corde.
Insegnò ai figli le tradizioni ebree, il Kaddish, la festa del Purim e molto altro, ma sempre con freddezza, come una tradizione che va tenuta a galla. Topor era, invece, uno spirito libero, che non dava nessuna importanza alle sue condizioni di salute, ma con tenerezza ed emotività restava a galla giorno dopo giorno.
E voi lettori rimarrete di sale a vedere come un uomo cosmopolita come Elkann abbia bisogno di sapere chi era veramente Topor e cosa rappresentavano i due uomini vicinissimi in cimitero che, nella realtà quotidiana, non si sarebbero nemmeno accorti l’uno dell’altro.
Ti piace SoloLibri?
© Riproduzione riservata SoloLibri.net
Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Il padre francese
Lascia il tuo commento