Il padre degli usignoli
- Autore: Lucrezia Lombardo
- Categoria: Poesia
- Anno di pubblicazione: 2025
Questo è l’anno della svolta per Lucrezia Lombardo, che ancora giovanissima ha trovato nella poesia la sua vita e la sua ragione d’essere. Tanto che ha sentito l’urgenza di scrivere narrativa, con il testo dedicato a Anna Freud, a tutt’ora il suo libro più bello. La bellezza deriva anche dallo studio "matto e disperatissimo" e da una decina di meeting, incontri, dibattiti. Questa silloge ha come titolo Il padre degli usignoli (Macabor edizioni, 2025, prefazione di Angela Greco Angre), la cui leggibilità te la rende caro. Perché i noir, i gialli, i polizieschi, i polar (termine francese per noir) e il thriller non possono reggere da soli il mercato editoriale. E le sillogi sono l’ultima ruota del carro, lette pochissimo, ma in compenso quasi tutti ne hanno una in un cassetto.
Le poesie di Lombardo hanno un cuore tenero a volte, o la silloge si fa prendere dallo sconforto e dalla tristezza quando Lombardo diventa consapevole che la vita è anche natura, che è spaventosa, fatta a brandelli dall’uomo e che presto farà scempio della nostra arroganza. In questo pessimismo che aumenta di cose, di plastica, di sigarette, di cellulari e di paccottiglia varia, c’è ancora la possibilità di "sperare" .
Nei versi di Plumbago (pianta rampicante con fiori azzurri, n.d.r.) scrive:
Fuori dal mondo è / la tua parola. / Esulta di creazioni / la natura. / Inonda di plumbago i cortili / liberandoli / per una sera / dalla tristezza. / Questa grazia che gioca / a estrarre dal fango / giardini / per un istante, dimentica il buio / Trafigge le stelle e le sveste / del chiarore. / Più piccolo dei passi / l’universo: / il calore delle pietre inondato di vento / parole minute dalle porte semiaperte / nel quotidiano vivere - / ecco il nome Dio.
In questo mondo sfasciato, sempre più pericoloso, dove otto miliardi di persone hanno sete, Lombardo scrive di Dio come un urlo in mezzo al deserto.
Il padre degli usignoli
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Basterebbero quei lievi fiori di plumbago che scivolano sull’ala della brezza notturna... Quella porta socchiusa... (Ne conosco di porte così sui cortili della notte!) per innamorarsi della sua scrittura.
Dio, se mi piace!