Il falco e la fenice. La rinascita
- Autore: Francesca Stanfill
- Genere: Romanzi e saggi storici
- Categoria: Narrativa Straniera
- Casa editrice: HarperCollins
- Anno di pubblicazione: 2025
Isabelle è indipendente e intraprendente, anche troppo per una donna del XII secolo, però quando si trova di fronte a scelte di vita importanti, pur intelligente com’è, quasi sempre riesce a compiere la meno efficace. Sedicenne in avvio della narrazione, poi vicina a quella ch’è stata anche regina d’Inghilterra, Eleonora d’Aquitania (Bordeaux, 1122-Fontevrault, 1204), è coprotagonista con l’importante sovrana dell’epico e storico The Falcon’s Eyes, un romanzone di oltre ottocento pagine, successo internazionale di Francesca Stanfill nel 2022, distinto in due titoli in Italia, editi a pochi mesi uno dall’altro. Il secondo è Il falco e la fenice. La rinascita, per i tipi HarperCollins Italia (luglio 2025, 464 pagine), sempre nella traduzione di Paolo Lucca, come il primo: Il falco e la fenice. La ribelle (HarperCollins, 2024).
Trattandosi in origine di un lungo romanzo unitario, separato in due solo nella coppia di pubblicazioni nostrane - da un taglio netto alla fine della seconda delle sei parti in cui è articolato - l’autrice non riprende in avvio del nuovo volume i personaggi e i temi, com’è richiesto necessariamente gli autori di una saga. Tocca farlo qui, perciò, cercando di capire anche i perché del falco e della fenice dei titoli italiani di un romanzo molto valido nella costruzione, soprattutto dei personaggi femminili, anche annalisticamente informato e attento alla biografia vera di Eleonora, con licenze narrative ovvie sugli aspetti caratteriali, ma impeccabile nella spesso accurata e femminilissima descrizione degli outfit delle nobili. Qualche riserva si potrebbe avanzare sulla precisione storica, ma come nel caso della duplice sovrana, si tenga presente che siamo pur sempre nel campo di una fiction narrativa, sarà historical quanto si vuole ma un po’ di libertà va concessa.
Ultima nata in una famiglia nobile ma non ricca della Provenza occitana, Isabelle de Lapalisse è andata sposa a soli diciassette anni del ventinovenne Gerard. Raggiungendo Château Ravinour a gennaio del 1178, per un matrimonio combinato col signore di Meurtaigne, continuava ad accettare a fatica il suo destino. Il padre l’aveva presa da parte per parlarle del marito, un ricco vedovo che vive nei pressi del porto di La Rochelle, sull’Atlantico, e ambisce a nobilitarsi con una contessa. Il fratello primogenito Guy le ha detto che Ravinour è celebre per i fasti e la caccia con i falconi, Gerard è figlio cadetto di un barone minore, che ha fatto fortuna importando tessuti e spezie da Oriente e Terra Santa, prima di dedicarsi al commercio del vino e alla coltivazione del guado, pianta usata per produrre il colore azzurro, quello della Vergine. La madre l’ha ammonita su cosa le si richiede nel matrimonio, in quanto donna: imparare a tenere a freno la lingua, essere obbediente e osservare un comportamento più gentile. Dopotutto, in dote non porta terreni, solo il nome nobile e il lignaggio. Deve generare un figlio, la prima moglie è morta di parto.
Al castello, Isabelle ha conosciuto la serva Aiglantine (sempre accanto a lei nello Chateau), ha incontrato il marito, adulto, distaccato. Il giorno delle nozze è trascorso con la paura crescente della prima notte, ma ricorda solo una caotica successione d’immagini: le sue dita incerte che slacciano il corpetto nuziale tempestato di gioielli, una malinconica Aiglantine che l’aiuta a spogliarsi, la luce delle torce alle pareti. Poi, il terrore dell’attesa, il cuore che batte all’appressarsi del marito, il rossore avvampante della vergogna. La luce si è spenta, seguita da un frenetico e goffo e armeggiare nel buio, le gambe palpeggiate, “infine, un’esplosione di dolore”. Fatto sta che il matrimonio resta sterile. Gerard non è un tiranno, ma lo strapotere all’epoca degli uomini sulle donne lo rende inflessibile; è sempre preso, da sé, dai commerci, dai falconi che alleva e con cui caccia. Si dividono, in modo consensuale. Lady Isabelle torna a casa. La sua condizione di separata è anomala a quei tempi. Una cara amica, Fastrada, signora di Hauteclare a Troyes, le offre di raggiungere l’Abbazia di Fontevraud, nei pressi di Saumur. I de Lapalisse non hanno i mezzi per mandarla in un monastero tanto ricco, ma Fastrada si è offerta di fare una donazione all’Ordine: la sorella Clementia è monaca lì e sarebbe di conforto saperla in compagnia di Isabelle.
È “lassù” che una lettera spaventosa di Gerard raggiunge l’ex moglie. Si è convinto che lei si è mossa con astuzia, ingannandolo, fingendo di prendere misure per facilitare la gravidanza, mentre faceva il contrario, con la complicità di Anthusis, la strega che andava a visitare nella foresta. L’accusa anche di avere lanciato un incantesimo contro la nuova moglie, che non riesce a concepire. È un uomo vendicativo, la minaccia: “è solo questione di come e quando”. Da qui la scelta di inviare Lady Isabelle a Salisbury, in terra inglese, dalla regina Eleonora d’Aquitania, consorte del sovrano Plantageneto. Ha bisogno di una dama di compagnia, una persona che possa leggere per lei, conversare coltamente, con cui giocare a scacchi e alla quale dettare delle lettere. Sarebbe preferibile una giovane dama vicina a Fontevraud.
Il primo incontro. La regina siede sopra una sedia simile a un trono, indossa una veste rosso scuro, che cade a terra formando grandi volute. Con la mano inanellata, accarezza una minuscola creatura annidata nel grembo, un ermellino. Parla con voce profonda e melodiosa. Isabelle non ha mai visto prima “una donna tanto anziana (all’epoca avrà avuto una sessantina d’anni) e tanto affascinante”. La pelle chiara è coperta di rughe, gli occhi scuri vividi sono ancora magnifici e testimoniano uno spirito indomito. L’ampia cintura dorata cinge una vita che ha conservato una sottigliezza giovanile. Le mani, però, sembrano invecchiate: nessuno dei gioielli riesce a mascherare le dita ossute e maculate.
Il carattere della sovrana, poi... è tutto un romanzo.
Il falco e la fenice. La rinascita
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