Il falco e la fenice. La ribelle
- Autore: Francesca Stanfill
- Genere: Romanzi e saggi storici
- Categoria: Narrativa Straniera
- Casa editrice: HarperCollins
- Anno di pubblicazione: 2024
Eleonora, regina d’Inghilterra e di Francia, epica duchessa d’Aquitania: prima di spirare ottantaduenne, nel monastero francese di Fontevraud, ha chiesto che fosse Lady Isabelle a chiuderle gli occhi per sempre, il 1 aprile 1204. Le incontriamo, la sovrana protagonista della storia europea del XII secolo e la più giovane aristocratica occitana, nel romanzo di Francesca Stanfill Il falco e la fenice. La ribelle, pubblicato da HarperCollins Italia (novembre 2024, 496 pagine). Riprende, nella traduzione di Paolo Lucca, l’originale The Falcon’s Eyes, apparso nel 2022 e diviso in una coppia di titoli nell’edizione italiana, a formare la saga di Eleonora e Isabelle.
La scrittrice e giornalista, nata a Oxford da genitori americani, cresciuta negli States e laureata a Yale, confessa sul suo sito d’essersi appassionata alla lettura fin da piccola. Ha sempre amato anche scrivere, incoraggiata a farlo durante gli studi universitari. Dopo due romanzi, tradotti in diverse lingue, si è dedicata alla più grande regina del Medioevo, di cui si dice innamorata da ragazza, dalla visita alla storica Abbazia di Fontevraud, nella Valle della Loira, in Francia. Ad ispirarla è stata anche la suggestiva tomba dell’Aquitana, sepolta accanto al marito, Enrico II Plantageneto (sono i genitori di Riccardo Cuor di Leone e Giovanni Senza Terra), in un sarcofago su cui è scolpita distesa sul dorso, riccamente abbigliata, con un libro fra le mani.
Stanfill anticipa che anni di studio, viaggi e ricerche hanno portato alla stesura del romanzo, ambientato in Francia e Inghilterra, alla fine del XII secolo,
commovente storia di una giovane donna vivace e in cerca di ispirazione, Isabelle, che sfida le convenzioni per costruirsi una vita straordinaria, profondamente influenzata dalla leggendaria regina che idolatra e che impara a conoscere.
Narrativa storica pregevole: Francesca tratteggia al meglio luoghi, ambienti ed eventi di un passato affascinante. Vi risaltano figure femminili indimenticabili, non solo Eleonora d’Aquitania e la dama che le si pone fedelmente affianco, ma anche suore benevole, serve affezionate e donne schiacciate dal pre-potere maschile. Isabelle è la protagonista del primo dei due titoli in Italia, si può supporre che il secondo (Il falco e la fenice. La rinascita, HarperCollins, 2025), verterà anche sulla regina, visto l’attaccamento nei suoi confronti della narratrice in soggettiva, che conosciamo sedicenne. Si racconta quartogenita di una famiglia nobile ma non veramente ricca, i de Lapalisse, della regione di Nîmes, alla fine del 1100.
In un prologo, sempre Isabelle ha esternato la sua venerazione per la regina, ormai esanime, ricomposta dalle religiose. Tutte si sono allontanate, lasciandola sola ad attuare l’ultima volontà della defunta. Nel cordoglio generale, ha provato a cedere il compito a suor Alix, la nipote reale, che però si è sottratta, col sostegno della badessa Mathilda, ripetendo ch’era stata scelta lei. Nessuno sa che Eleonora ha affidato a Isabelle un ulteriore incarico riservato. Deve nascondere nelle pieghe del drappo di seta nella bara tutti gli oggetti che aveva richiesto. In più, vuole lasciare anche il libro proibito, che ha ricopiato personalmente, come ultimo dono.
“Quegli occhi!”. Nemmeno conoscendo tanto di lei riesce a pensare quanto abbiano visto nel corso della lunga vita. L’incoronazione di due mariti, due figli e due figlie, omicidi di vescovi, tradimenti filiali, amori appassionati, viaggi pericolosi. Tutte le preoccupazioni e i tormenti che nel corso degli anni le ha confidato la celebrata e biasimata regina, che i mercanti di schiavi egiziani a Messina consideravano l’incarnazione della dea Iside, vedendola sfrontata e magnifica. “Molti direbbero assai più sfrontata che magnifica!”, replicava con un sorriso beffardo, chiedendo d’essere paragonata almeno a Elena, se non a una divinità.
Eppure, Isabelle prova un fortissimo senso di colpa nei suoi confronti, dal quale non riesce a liberarsi nemmeno col digiuno: non ha bruciato le tante carte private della sovrana. Nel corso degli anni le aveva affidato il compito di archiviare le più importanti, a volte di copiarle, come prova, strumento di vendetta o per ricordo. L’epistolario con Ildegarda di Bingen; con Riccardo, ostaggio dall’imperatore del Sacro Romano Impero; con la figlia Giovanna, sposa di Guglielmo di Sicilia. Altre lettere che la regina aveva scritto o dettato, ricevuto da amici, amanti e complici. Confessa che quel tradimento le provoca un fortissimo rimorso, è l’unica colpa, di tanti peccati commessi, che non le avrebbe mai perdonato.
Isabelle ritorna alle sue origini: a portarla infine da Eleonora è stato il matrimonio con un signore ricco ma non nobile, i cui possedimenti si estendono sulla costa atlantica. Da giovanissima, ammirava i due fratelli maggiori ed era la bestia nera della sorella e della madre, che avrebbe preferito un altro maschio e non riteneva che dovesse imparare a leggere. Il padre aveva insistito, però, e così lei aveva potuto divorare i libri che svelavano i segreti del mondo antico. Era la preferita del nonno, che le aveva insegnato anche a scrivere. Aveva vissuto un’infanzia tanto libera, da poter sparire a volte quasi per l’intera giornata. Spesso rientrava a casa sporca e coperta di graffi. Dalla madre sentiva mormorare degli scandali della giovane peccaminosa Eleonora. La regina era partita per la seconda crociata con le sue dame al seguito, vestite riccamente e desiderose di avventure.
La formazione di una giovane di quel medioevo - diventare donna, il matrimonio combinato con Gerard - è raccontata in modo vivido e delicato, un valore aggiunto per questa affascinante narrazione. Eleonora (Bordeaux, 1122 - Fontevrault, 1204) è stata duchessa d’Aquitania e Guascogna, contessa di Poitiers dal 1137 alla morte, regina consorte di Francia dal 1137 al 1152 e poi d’Inghilterra dal 1154 al 1189.
Il falco e la fenice. La ribelle
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