Il destino di Sofonisba
- Autore: Chiara Montani
- Genere: Storie vere
- Categoria: Narrativa Italiana
- Casa editrice: Neri Pozza
- Anno di pubblicazione: 2025
In occasione dei 400 anni dalla morte di Sofonisba Anguissola (Cremona, 2 febbraio 1532 – Palermo, 16 novembre 1625), pittrice italiana del tardo Rinascimento, una delle prime artiste a raggiungere la fama in Europa, Chiara Montani scrive il romanzo Il destino di Sofonisba (Neri Pozza, 2025), appassionante romanzo storico in cui ritrae la vita di una donna straordinaria, la cui esistenza finora era stata poco indagata.
Quanto hanno dovuto faticare le donne nel corso dei secoli per dimostrare il loro talento? Moltissimo, ahimè. Ne sa qualcosa Sofonisba Anguissola, la quale, proprio grazie al suo talento, seppe conquistarsi un posto d’onore nelle pagine dei libri d’arte.
Coinvolgente il racconto in prima persona dell’artista, il cui destino l’avrebbe condotta alla corte dei reali di Spagna, per ritrarre i sovrani e i loro discendenti, avendo sempre come luce guida il suo talento e la sua arte.
Sofonisba nacque a Cremona dall’aristocratica famiglia piacentina degli Anguissola, ascritta al patriziato veneziano, prima dei sette figli di Amilcare Anguissola e della nobildonna Bianca Ponzoni, sposata nel 1530 in seconde nozze. Quattro delle sorelle di Sofonisba, Elena, Lucia, Europa e Anna Maria, divennero anch’esse pittrici. Elena, in seguito, abbandonò la carriera artistica per diventare una monaca domenicana. La quinta sorella, Minerva, fu insegnante di latino e scrittrice, mentre l’unico fratello, Asdrubale, studiò latino e diventò musicista. Il padre Amilcare faceva parte del Consiglio dei Decurioni, che governava la città di Cremona per conto del re di Spagna Filippo II.
Amante dell’arte, frequentava l’“Accademia degli Animosi” e la società colta cremonese aperta ai nuovi fermenti culturali, che percorrevano l’Italia e l’Europa. Avviò le figlie allo studio della letteratura, della pittura e della musica. Diversamente da altre giovani aristocratiche, Sofonisba Anguissola non si dedicò alla pittura come passatempo o adempimento, ma come professione. Le precarie condizioni economiche della famiglia indussero, infatti, il padre, nella prospettiva di dover provvedere a sei doti per le figlie, a cercare una fonte di entrata supplementare per la famiglia. Sia quando si trovava alla corte di re Filippo II, sia dopo la morte del padre, avvenuta nel 1573, provvide materialmente con periodici contributi in denaro al sostentamento del fratello.
La sua prima formazione artistica si realizzò tra gli undici e i tredici anni. Avendo individuato per loro una carriera in quest’ambito, lei e la sorella Elena vennero affidate dal padre agli insegnamenti del pittore lombardo Bernardino Campi, nella cui casa dimorarono per circa tre anni, come ospiti paganti. Campi, pur non appartenendo alla nota famiglia di pittori cremonesi comprendente i più celebri Vincenzo, Giulio e Antonio Campi, aveva uno stile che si rifaceva agli esponenti di spicco dell’arte manierista in voga nell’Italia settentrionale tra Cinquecento e Seicento. Il suo stile influenzò notevolmente Sofonisba, che ne tradusse i tratti essenziali nell’ambito prediletto, quello della ritrattistica. Quando nel 1549 Campi lasciò Cremona per Milano, Sofonisba ebbe come secondo maestro Bernardo Gatti, detto il Sojaro.
Nel romanzo si impone
lo sguardo della protagonista, uno sguardo d’artista che riesce a cogliere nella realtà la bellezza di forme, cromatismi, contrasti, dettagli invisibili all’occhio comune e che possiede una portentosa capacità di intuire l’animo umano leggendolo nei tratti del volto. Ai fini narrativi ho giocato molto sullo straordinario acume psicologico, che traspare dalle opere di Sofonisba e che la colloca sulla scia della tradizione fisiognomica lombarda inaugurata da Leonardo da Vinci, inserendo a pieno titolo il suo nome fra i grandi innovatori del linguaggio artistico, precursori della modernità
precisa l’autrice nelle pagine finali del volume.
Il destino di Sofonisba
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