- Autore: Anna Maria Ortese
- Genere: Classici
- Categoria: Narrativa Italiana
- Casa editrice: Adelphi
- ISBN: 9788845912764
Anna Maria Ortese è una delle signore della letteratura italiana e con i suoi romanzi ha creato una visione fantastica e bellissima di Napoli, sua città. Il cardillo addolorato non è il più conosciuto dei suoi libri, ma è certamente uno dei più importanti. Pubblicato nel 1993 dalla scrittrice ormai anziana, è un frutto tardivo del realismo magico di Bontempelli e una riedizione del capriccio fantastico di Hoffman, almeno questa è la chiave di lettura più comune.
Tre giovani nordeuropei alla fine del Settecento per il Gran Tour, di moda tra i gentiluomini dell’epoca, giungono a Napoli e si presentano alla casa di Mariano Civile, guantaio, e conoscono le sue figlie, Teresella ed Elmina, entrambe mute ma la seconda dotata di un fascino incredibile, che incanta i giovani. La famiglia del guantaio è strana, le figlie sono esseri soprannaturali, la madre è morta misteriosamente e su tutto cala l’ombra di un cardillo, un uccellino che secondo alcune fonti è stato ucciso da Elmina per un dispetto verso la sorella Floridia, morta dal dolore.
I tre giovani conoscono una serie di personaggi, alcuni realistici, altri fantastici, e vagheggiano l’amore di Elmina che viene rovinata dai debiti del padre, don Mariano. E su tutto il cardillo, che compare con il suo verso in vari momenti della storia.
La prima parte del romanzo è legata al matrimonio di Dupre, uno dei gentiluomini, con Elmina. Gli altri due ritornano in Belgio e Neville, apparentemente il più cinico tanto da chiamare Elmina "la Capra" per il suo carattere diabolico, prende moglie. La seconda parte inizia con la morte di Dupre e la povertà di Elmina che si accompagna a un misterioso fanciullo, Kappchen o Berrettino, che si scopre suo fratello e la proposta di matrimonio, poi ritirata, di Nodier che finirà per preferire Teresella .La vicenda di Kappchen è singolare; è un elfo detestato da Sasa, la figlia di Elmina, una bambina non amata dalla madre che per rivaleggiare maltratta crudelmente Kappchen fino a metterne a repentaglio la vita.
L’atmosfera del romanzo è tesa e fantastica, i personaggi sono segnati dal dolore del cardillo che, con il suo lamento, condiziona la vita di tutti i personaggi del libro, a cominciare da Neville che, abbandonato per le circostanze il razionalismo settecentesco, si lascerà condizionare da questo nume tutelare o demone a seconda di come lo si vede.
Ma chi è il cardillo? Un demone, un rimorso o semplicemente colui che muove i fili della storia? Solo il lettore può rispondere. Anna Maria Ortese è la narratrice inaffidabile, o bugiarda, del romanzo, che spesso si rivolge al lettore mostrando versioni differenti della storia come se fosse un puzzle da risolvere. E in parte lo è, però non si ricompone del tutto; rimane una parte di inspiegato, come lo è la vita che solo un essere superiore può ricomporre pienamente.
Come lettrice devo dire che non è facile seguire la trama del romanzo. I capitoli, come le novelle medievali, sono preceduti da riassunti sui fatti narrati e l’intreccio è complicato da digressioni che allontanano dalla soluzione dell’enigma. Ortese biforca il sentiero che deve percorrere il lettore e rende possibili sottotrame che ricordano i tentativi del romanzo sperimentale degli anni Sessanta come i romanzi di Queneau e di altri autori. Un esperimento coraggioso, il suo, considerato che è stato fatto alla fine del Novecento da una scrittrice che lo ha attraversato tutto. Un testamento spirituale del secolo morente.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Il cardillo addolorato
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