- Autore: Anna Maria Ortese
- Categoria: Saggistica
- Casa editrice: Adelphi
- Anno di pubblicazione: 2016
- ISBN: 9788845930706
I capitoli di questo volume, che vanno dal 1940 al 1997, sembrano scritti da Anna Maria Ortese nello stesso anno, per la pervicace e continua visione del mondo, come se ci avessero lasciati su questo pianeta senza una reale spiegazione che non sia l’indifferenza. Alcuni sono articoli su committenza, altri invece sulla crudeltà dell’uomo verso il mondo animale, e tutti la rendono la più pessimista tra le grandi scrittrici del secondo Novecento, anche più di Elsa Morante, Lalla Romano e Natalia Ginzburg. Ortese scrive che la vita umana è attraversata da un pessimismo irrimediabile, vittima di una condizione di gratuità e orrore, come dice il titolo Le Piccole Persone. In difesa degli animali e altri scritti (Adelphi, 2016, curatela di Angela Borghesi).
Nella sua assenza di religiosità, Ortese vede gli umani come un ammasso di "ignoranti", loro malgrado, e questa condizione crudele può spiegare in parte la crudeltà verso il mondo animale. Si mangiava e si mangia carne, da secoli. Se siamo in vita è perché non c’era altro da mangiare. E come ci sembrano lontani gli uomini primitivi, sempre a caccia, e i banchetti nell’Impero romano, dove la cacciagione e le carni insaporite erano l’elemento principe, per una guerra vinta o semplicemente per feste e su nuove terre da conquistare. Ma Ortese patisce che noi uomini, esseri mortali e di nessuna galassia, perché le galassie sono difficili da interpretare, sfogano la loro rabbia mangiando carne, uccidendo il prossimo animale semplicemente per ignoranza.
Legge anche di Diana Spencer. E vanno prese le parole della Ortese, perché anche loro sono significative, anche senza il glamour reale. Come facesse a trovarle così simpatica è presto detto. Entrambe erano per l’eliminazione dei mattatoi, contro la vivisezione; la Ortese pensa che come regina Spencer avrebbe fatto tanti provvedimenti per il mondo animale. Forse, in seguito, ma rimase impressionata dalla donna che poi era diventata, tacchi alti, vestiti Armani, bellissima. Niente bestiole, cani e gatti.
C’è da fare una postilla sulla Ortese e i giornali scandalistici. Lei non comprava niente, non aveva soldi, e poi leggeva i quotidiani che erano rovinati e le interviste. Chi mai avrebbe letto tutte quelle riviste? Ortese prese una cotta per Brigitte Bardot, che era contro tutta la violenza degli animali: non mangiava carne, nulla di animale. La due si coalizzarono insieme, ma erano troppo diverse. La Bardot era una diva da film, mentre Ortese mangiava quello che le arrivava dalla sorella, che faceva l’impiegata postale. Le due vivevano nello stello stabile di Rapallo, dove lei morì.
È difficile trovare lettori e lettrici per questo libro, dove ci sono perle di saggezza; le pagine a volte sono molto disperate, ma a volte la scrittrice cede e si ritrova a pensare alla Natura come Giacomo Leopardi, che Ortese amava alla follia.
Quando la natura che ora già sentiamo quanto sia poco naturale, e come tutto, natura e uomo, sia segreto e mutamento e tristezza.
Un grande pensiero, quello della Ortese. E poi le scrivevano i lettori; lei rispondeva poco, e mandava cartoline da Rapallo.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Le Piccole Persone
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