- Autore: Vanni Codeluppi
- Genere: Romanzi e saggi storici
- Categoria: Saggistica
- Casa editrice: DeriveApprodi editore
- Anno di pubblicazione: 2026
- ISBN: 9788865486405
L’uno gennaio 1977 non avevo ancora compito tredici anni. Con la fine di Carosello finiva un’epoca, anche se ancora non lo capivo. Pochi anni dopo - quando le truppe di invasione merceologica cominciano a insidiare la continuità televisiva di film e partite di calcio - la mia cognizione di causa ha fatto decisi passi avanti: i tempi sono già cambiati e non in meglio. Nemmeno oggi riesco a mantenere l’aplomb verso un decennio che mi è endemicamente avverso: tra gli Ottanta “di pongo” (Bonifacci) e i Settanta “di piombo” ci corre un abisso, e io sto dalla parte di questi ultimi. Al sessismo delle proto-veline e ai comici demenziali di Drive in preferisco la sobrietà degli sketch di Vianello e Mondaini (persino la comicità educata di Franco e Ciccio, toh!), e alle band dai look e dalle strofe improbabili preferisco il fiasco e la chitarra di Guccini. E taccio sull’individualismo e la fine delle ideologie che trovano humus fertile nel tessuto sociale anni Ottanta. Se proprio devo costringermi a non stereotipizzare, facciamo che ogni decennio si offre alla storia in chiaroscuro, che la memorialistica personale resta pur sempre una questione di scelte, vissuti e aspettative. Chiusa premessa - spero dialettica e nelle intenzioni affatto precettistica - e arrivo al dunque.
I favolosi Ottanta. Memorie del decennio che ha cambiato il mondo (DeriveApprodi, 2026), è l’onesto tentativo del sociologo Vanni Codeluppi di restituire gli Ottanta ad aspetti che esulino dalla mera stigmatizzazione negativa. Ci riesce.
Da apprezzare in primo luogo il coraggio della divergenza critica: il libro surclassa in spessore la memorialistica migliori anni della nostra vita-style. In secondo luogo convince l’equidistanza di un’analisi concentrata sugli aspetti "di rottura" di un decennio “favoloso”, a detta dell’autore chissà se anche con un filino di ironia.
Proprio l’autorevolezza di Vanni Codeluppi mi ha spinto ad approcciarmi alle sue cronache – pubbliche/private, imparziali, tondelliane – con interesse e sincera umiltà concettuale. Se l’intento di Codeluppi è quello di restituire aspetti ulteriori di un decennio banalizzato/maltrattato spesso per partito preso, l’obiettivo è centrato in virtù della sua equidistanza. Riferendo dei molteplici incontri ravvicinati coi venerati maestri di quegli anni, l’autore comprova di prima mano come il fervore artistico e creativo allignassero negli anni Ottanta sotto il trend apparente della vacuità. Detta in altro modo: a prescindere dallo yuppismo e del mito americano assurti a stili di vita perniciosi, nelle loro migliori espressioni gli Ottanta sono stati ugualmente capaci di dire la loro, tanto sotto l’aspetto comunicativo quanto contenutistico.
Nitida la sintesi che lo stesso Codeluppi ci offre sul senso ultimo e l’onestà del suo saggio-narrativo:
In quegli anni, la cultura dominante cominciava a schiacciare tutti i linguaggi che avevano una natura differente, ma alcuni di questi linguaggi riuscivano comunque a manifestarsi, sebbene spesso all’interno di situazioni marginali [...] Gli anni Ottanta sono stati pertanto caratterizzati dal predominio del disimpegno e dell’evasione, ma sono stati anche un momento sociale che ha visto la nascita di nuove forme espressive. Un momento, di conseguenza, che corrisponde soltanto in parte ai molti stereotipi che sono stati costruiti su di esso. Un momento comunque di grandi cambiamenti. A Milano tutto ciò risultava particolarmente evidente. Si potevano percepire, ad esempio, i primi segnali di quella che sarebbe poi stata chiamata ‘rivoluzione informatica’.
Coniugazione di una puntualità di impronta accademica, delle cronache sociali del Weekend postmoderno di Tondelli, dell’auto-fiction più di spessore, I favolosi Ottanta è un testo soprattutto non livoroso (data l’urlata partigianeria del grado zero attuale è pregio non da poco), che risulta infine apprezzabile anche da chi negli Ottanta c’era, faceva, e già non ci credeva.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: I favolosi Ottanta. Memorie del decennio che ha cambiato il mondo
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