Dura un attimo il giorno
- Autore: Claudio Magris
- Categoria: Saggistica
- Casa editrice: Garzanti
- Anno di pubblicazione: 2025
Dura un attimo il giorno, il titolo dell’ultima raccolta di articoli di Claudio Magris (Garzanti, 2025), racchiude brillantemente l’essenza della scrittura giornalistica dell’intellettuale triestino. Scrivere per un quotidiano infatti rappresenta un enorme esercizio di precisione, laddove è richiesta la capacità di leggere gli avvenimenti di una giornata in maniera fulminea e puntuale. Si tratta di una scrittura, quella periodica, che coglie momenti, istantanee che durano spesso una frazione di secondo ma che molto spesso sottendono significati ben più profondi.
Claudio Magris è stato in passato definito come uno scrittore camaleontico, capace di intrecciare nella sua lunga carriera molti generi letterari. Un intellettuale di frontiera, al confine fra paesi e generi letterari, capace di passare dai profondi studi germanisti del Mito asburgico alle notevoli abilità di romanziere di Non luogo a procedere, soltanto per fare un esempio. Sono tanti i tavoli di scrittura magrisiani e, fra questi, la lunga e proficua collaborazione col “Corriere della sera” ne rappresenta una delle tappe fondamentali per leggere l’intera produzione del corpus magrisiano. Per quanto infatti possa apparire un livello minore di scrittura, molte delle opere saggistiche dello scrittore al contrario nascono come raccolta di interventi proprio precedentemente pubblicati sul giornale milanese, quasi a rappresentare, la scrittura giornalistica, una custodia per i suoi saggi o le sue altre produzioni artistiche. Una scrittura “semiclandestina”, l’ha definita Ernestina Pellegrini, che scorre e soggiace a tutte le altre scritture. Il saggista, l’osservatore impolitico, il romanziere, il germanista, il traduttore compongono dunque un mosaico di uno scrittore unico e poliedrico, rappresentano tante “musiche del mondo” che ne animano il ritratto completo.
Magris pubblica il primo articolo per il “Corriere” nel 1967. Si tratta pertanto di una collaborazione lunga quasi 60 anni dove l’intellettuale triestino, attraverso questo punto di osservazione speciale, ha saputo leggere con estrema lucidità la grandezza di alcuni intellettuali, così come è stato capace di cogliere la profondità delle trasformazioni sociali, politiche e culturali del nostro mondo.
Nella prefazione al volume edito per Garzanti, Antonio Troiano precisa come Magris abbia rappresentato un punto di riferimento per i redattori del “Corriere”,
con il suo talento, la rara capacità di raccontare, descrivere, analizzare, cogliere gli angoli nascosti del cuore, le paure negate, le ambizioni inconfessate, i sentimenti insondabili dell’animo umano, le gioie e i timori, i sorrisi e le lacrime.
Un corpus di quasi 1800 articoli, si stima, dove “le sue parole hanno illuminato migliaia di pagine del nostro giornale”. Una prosa giornalistica molto lucida ed essenziale, capace di cogliere istantanee della quotidianità ricche di significati latenti che si schiudono improvvisamente agli occhi del lettore. Osservazioni ricche di erudizione senza mai la presunzione di superiorità. Un compagno di viaggio sincero, capace di offrire letture inconsuete, raffinate, colte ma capaci di arrivare a tutti, “un compagno generoso a cui ricorrere nei momenti di incertezza”.
La scrittura giornalistica in Magris è dunque il tentativo di comprendere l’uomo, la sua natura e i suoi sentimenti. Fra questi, senza dubbio, uno dei più toccanti della raccolta è quello dell’amicizia, sentita come “l’unico sentimento capace di resistere alla corruzione della vita”. Il titolo della raccolta infatti è anche una dedica all’amico-poeta Biagio Marin, punto di riferimento per l’autore. Un omaggio a quello che si può considerare il padre adottivo dello scrittore triestino e che testimonia come il rapporto con la scrittura e con i libri, “l’esperienza delle infinite cose che si possono incontrare sulla carta”, rappresenti il nodo centrale della vita dell’autore. Non mancano poi omaggi a scrittori come Vargas Llosa e Javier Marías, con i quali Magris ha avuto un rapporto quasi fraterno. La raccolta è però anche il pretesto per condurre un’analisi del mondo considerato come “un ponte da attraversare” e non un luogo sul quale distendersi, a ricordare l’importanza del dialogo, della conoscenza reciproca, della cultura come salvezza da un mondo lacerato da divisioni, lotte e guerre. Seguendo un ordine meramente cronologico, gli articoli che compongono il volume esplorano svariati temi: fra questi il futuro dell’Europa, la memoria, il ricordo e la testimonianza delle grandi tragedie del secolo scorso. Colpisce ancora una volta la capacità di Magris di leggere in controluce, attraverso le pagine di alcuni dei libri a lui più cari, il corso della Storia. Libri come Mitteleuropa di Naumann, uscito nel 1915 e accantonato per un secolo, riemergono dalle pieghe del passato come un inquietante ritratto del presente, di un’Europa lacerata dai conflitti interni che ne minano la stabilità democratica e la ricerca di unità.
Tuttavia nonostante la difficoltà dei tempi in cui siamo chiamati a vivere, traspare fra le pagine quel sentimento di speranza che pervade la visione del mondo magrisiana. L’autore infatti ha sempre rifuggito una visione catastrofica delle cose, non assumendo mai la posizione del profeta del naufragio, non predicando mai la fine della storia. Profondo conoscitore del nichilismo mitteleuropeo, Magris rifiuta di farsi trascinare nella spirale negativa totalizzante per ribadire ancora una volta come le idee, la letteratura e il dialogo siano gli unici mezzi per contrastare la fine della storia. Animato di profonda speranza e indossando le armi del buon combattente, dalle pagine del “Corriere” Magris conduce un’analisi del mondo senza stracciarsi le vesti ma rimanendo fedele ai suoi principi. Nell’apparente mancanza di speranza per un futuro migliore, dalle pagine di Dura un attimo il giorno emerge ancora una volta il volto di uno scrittore che, attraverso la sua testimonianza, continua a spronare i suoi lettori rimarcando l’importanza dell’utopia. Un’utopia che sia scevra da adesioni cieche e totalitarie ma che, al contrario, spinga l’uomo a continuare a camminare verso quella Terra Promessa che dà senso al mondo e alla realtà. Una speranza “nonostante”, che assume i connotati di un messaggio politico che invita a sognare e a lottare senza sosta per un mondo migliore. Nonostante le difficoltà del presente, nonostante le crisi e le difficoltà della contemporaneità, la speranza alimenta un desiderio di futuro, un non-ancora ricco di significati tutti da scoprire con fiducia e curiosità.
Il futuro che non c’è esiste nella speranza. Lo abbiamo appreso già a scuola, quando abbiamo imparato che spero, prometto e giuro vogliono l’infinito futuro.
Dura un attimo il giorno
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