Confini e conflitti. Dall’Impero romano all’Ucraina
- Autore: Fabrizio Noli
- Genere: Romanzi e saggi storici
- Categoria: Saggistica
- Casa editrice: Vallecchi
- Anno di pubblicazione: 2025
Per un confine, Romolo uccise il gemello Remo. Per una frontiera che comprendesse Trieste, due nazioni, Italia e Jugoslavia, si sono fronteggiate in stato di ostilità diplomatica e poi di freddezza per decenni. Nel febbraio 2022, Putin si è infischiato di violare le transenne di uno Stato sovrano adiacente. Si scrive Confini e conflitti. Dall’Impero romano all’Ucraina, ma si legge confine è conflitto il titolo del saggio del giornalista RAI Fabrizio Noli, per Vallecchi (Firenze, aprile 2025, 358 pagine), con le cartine a colori in appendice, illustrate da Lidia Aceto.
Gran parte delle guerre nel corso della storia sono state causate e combattute intorno a linee tracciate spesso in modo artificioso (si pensi agli Stati africani post coloniali), quando non era possibile delimitarle nel rispetto dell’andamento orografico: monti, fiumi, evidenze geografiche. Quanto possano essere oggetto di lunghe dispute tra paesi vicini, anche sanguinose, è dimostrato dall’Alsazia e Lorena, territori in cui la popolazione parla tedesco, francese e un dialetto mélange tra le due lingue: sono stati il casus belli tra Germania e Francia per tre quarti di secolo, dal 1870 alla fine della Seconda Guerra Mondiale. E ancora una volta torna in argomento il nostro paese, perché sulle frontiere tracciate dal Regno d’Italia e dall’Impero Asburgico, dopo la terza guerra d’indipendenza del 1866, si è combattuta dal 24 maggio 1915 a Caporetto (24 ottobre 1917) la prima parte di una Grande Guerra mai tanto dolorosa in termini di vite umane e feriti per gli Italiani.
Finora abbiamo parlato di confini e frontiere come se fossero sinonimi, ma Noli avverte che se il confine è stato, fin dall’età classica, una linea netta e tendenzialmente statica “di separazione tra realtà contigue e appartenenti alla stessa cultura o a culture differenti, ma che si riconoscono a vicenda”, la frontiera rappresentava invece il limite tra il noto e l’ignoto, l’ordine e il disordine, “la civiltà e la barbarie”. Non una traccia ben definita ma una zona, un’area sempre suscettibile di modificazioni,
una sorta di fascia territoriale elastica, affacciata su territori sconosciuti, o, per dirla come i romani, Hic sunt leones, là ci sono i leoni.
Il confine può essere linea di scambio. Ai tempi dell’Impero romano si usava la parola limes. Se in origine indicava il sentiero che separava i campi agricoli, assunse il significato di confine in prossimità del Reno e del Danubio, che separavano il mondo romano dal Barbaricum, la terra dei Germani e di altre popolazioni non romane. Per secoli il limes non fu una barriera insormontabile, rimase un luogo di contatto e incontro tra due popoli e culture, una linea permeabile lungo cui si scambiavano non solo le merci, anche conoscenze, usi, idee.
La svolta si ebbe nel III secolo dopo Cristo, quando i barbari cominciarono a fare razzie in territorio romano, attratti da ricchi bottini. Il margine venne fortificato, trasformandosi per i romani in una linea difensiva, lungo cui sorgevano torri, fortini e castra, accampamenti militari. Tuttavia non cessò del tutto di essere un luogo di passaggio di viaggiatori e prodotti.
Ben diversa la frontiera come linea di contesa. Il Novecento è stato testimone di numerosi e tragici episodi bellici. Quelle tra Francia e Germania, Italia e Austria divennero teatro delle più spaventose carneficine del primo conflitto mondiale. Anche dopo la Grande Guerra, tornò presto oggetto di contesa: i criteri di nazionalità e autodeterminazione dei popoli, sostenuti dal presidente statunitense Wilson, vennero messi in discussione nelle aree di confine più delicate. Un esempio sono la Dalmazia e la città di Fiume, abitate da molti Italiani. I nazionalisti parlarono di vittoria mutilata, perché quei territori andavano annessi all’Italia. Allargare i confini divenne poco più tardi l’imperativo della Germania nazista, in nome della teoria dello spazio vitale, Lebensraum. Di annessioni forzate siamo stati spettatori anche di recente: tra il febbraio e il marzo 2014, le truppe russe hanno occupato la Crimea, sottraendola all’Ucraina.
In diciassette capitoli, l’autore affronta e commenta insieme a diversi interlocutori temi che vanno dal mondo romano all’oggi in Europa orientale. Quindi: il limes renano del I secolo d.C.; quello danubiano fino al VII secolo, compreso il Vallo di Adriano in Britannia. Poi i confini lombardo-bizantini; il fiume Narva tra Baltici, cavalieri teutonici e Russi; quelli mutevoli in Europa tra l’impero spagnolo e la Francia, XVI-XVII secolo; l’Alsazia-Lorena; i confini militari tra Ungheria e Austria fino all’unificazione del 1882; l’irredentismo italiano; la questione slava dopo il memorandum Wilson; il muro di Berlino; la Cortina di ferro; la questione irlandese; Cipro divisa tra Grecia e Turchia; la guerra civile in ex Jugoslavia. Fino al conflitto scatenato per il Donbass e a quello latente per Kaliningrad.
Nella prefazione, il docente di storia delle relazioni internazionali Antonio Macchia illustra l’antitesi tra i concetti storici di Stato e Nazione. Uno, derivato dal princeps, da chi detiene il potere assoluto o imperium, non si restringe in una delimitazione territoriale rigorosa ma può espandersi parecchio o al contrario ridursi al minimo difendibile. Per Nation, invece, la Rivoluzione francese intendeva ogni luogo occupato da una popolazione della stessa lingua: un modo di concepire una comunità di cittadini, anzi di connazionali, che ha segnato la storia dal 1789 ad oggi. Le conclusioni (sulla porosità dei confini) sono del filosofo Giacomo Marramao.
L’autore, Fabrizio Noli, romano del 1965, laureato in lettere storico-moderne e contemporanee, master in giornalismo radio-televisivo a Perugia, è giornalista professionista dal 1995. Assunto al Giornale Radio tre anni dopo, ha lavorato per la redazione sportiva, economico-sindacale e le Rubriche. Vaticanista dal 2010 al 2018, è dal 2019 alla redazione Esteri, caporedattore dal 2025.
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