- Autore: Giancarlo Governi
- Genere: Arte, Teatro e Spettacolo
- Categoria: Saggistica
- Casa editrice: Vallecchi
- Anno di pubblicazione: 2026
Giancarlo Governi è giornalista da oltre sessantacinque anni, autore televisivo, sceneggiatore, scrittore di cinema e di teatro dalla fine degli anni Settanta. Intrigante ed evocativo il titolo della novità più recente di una bibliografia lunghissima: Chiedi chi erano. I grandi dello spettacolo italiano, edito da Vallecchi (Firenze, gennaio 2026, collana Saggi, 252 pagine).
“Chiedi chi erano i Beatles”, cantava una quarantina e oltre di anni fa il gruppo bolognese Gli Stadio di Gaetano Curreri, che aveva esordito accompagnando i concerti di Lucio Dalla. Una canzone identitaria; le parole, tratte da un testo di Roberto Roversi (Norisso), richiamano suggestivamente il Novecento, con il suo progresso anche drammatico e i mitici anni Sessanta-Settanta del cambiamento epocale, da raccontare alle nuove generazioni. Ecco, Governi vuole raccontare un pezzo della memoria collettiva, riproducendo i profili biografici e artistici di ventuno protagonisti delle scene, inseriti nel contesto storico e comunicativo della seconda metà del Novecento. Ritratti di figure che secondo l’autore romano sono radicate nell’immaginario collettivo nazionale, vivono nella cultura di un popolo, ma “non appartengono alla categoria del revival consumistico”, potendo concorrere ad alimentare la memoria critica e aiutare i lettori “a prendere coscienza del passato per capire meglio il presente”. In gran parte, hanno vissuto e rappresentato o cantato l’Italia del dopoguerra e del miracolo economico, che è riuscita a ricostruirsi moralmente e materialmente.
Tre sezioni, più uno special. La prima presenta dieci grandi comici: la coppia Stan Laurel e Oliver Hardy (per gli italiani Stanlio e Ollio); il napoletano Totò, principe della risata; Alberto Sordi, maschera spesso tutt’altro che leggera dell’italiano medio, interpretato nelle tante sfaccettare autentiche; Nino Manfredi; i fratelli De Filippo, Eduardo e Peppino; il cantante, showman e attore Renato Rascel; Michele Annicchiarico in arte Walter Chiari; l’irresistibile Massimo Troisi, dalla vita troppo breve, e Roberto Benigni.
Poi, un poker di regine del cinema nella seconda sezione, quattro grandi donne: Anna Magnani, la più grande attrice italiana; Monica Vitti; Giulietta Masina; Silvana Mangano. La terza è dedicata ai cantanti: Claudio Villa, Domenico Modugno, il Quartetto Cetra, Fred Buscaglione, Lucio Battisti, Luigi Tenco. In coda, una voce collettiva comprende i protagonisti del rock. Fuori sezione: Bonvi, disegnatore-autore eccezionale, che ha creato Nick Carter e le Sturmtruppen.
Quante scoperte in queste pagine, quanti aspetti nuovi, curiosi, finora poco noti. Un esempio della contestualizzazione storica è nel capitolo di Alberto Sordi. Quando dal 4 giugno 1944 le strade di Roma si riempirono degli Americani liberatori, quei ragazzoni esercitavano una presenza “ingombrante”. Non avevano la tetraggine dei tedeschi, non incutevano il terrore delle SS, ma restavano conquistatori e “come tali” si comportavano. La loro influenza fu totale, si estese ovunque: al costume, alle coscienze, alla cultura. Tutti diventarono americani o americaneggianti, i giovani li elessero a modelli, ne adottarono i vestiti, le musiche, le abitudini quotidiane. Quella mania non sfuggì al giovane Sordi. Era sempre in anticipo sui tempi, capace di avvertire istintivamente dove si stava andando e di rappresentarlo nel cinema, prima ancora che pubblico e critica fossero pronti a capirlo. Riuscì a cogliere le manie, le “distorsioni” in atto nella società, le rubò alla realtà, vi diresse i suoi “strali satirici” e le denunciò in maniera caricaturale. Nacque Nando Meniconi, l’americano del Kansas City Santi Bailor, trasteverino innamorato di tutto ciò ch’era yankee. Debuttò sul grande schermo nel 1953, nell’ultimo episodio del film “Un giorno in pretura”, in un faccia a faccia irresistibile con Peppino De Filippo, interprete del pretore Lo Russo. Meritò già l’anno dopo un film tutto suo, da protagonista, “Un americano a Roma”, ancora per la regia di Steno. Fu il suo primo grande successo, per quanto avesse già girato già diverse pellicole e in ruoli di primo piano, come “I 3 aquilotti”, nel 1942, o “Mamma mia, che impressione!”, nei panni del maturo boy scout impiccione compagniuccio della parrocchietta di don Isidoro (1951), e i felliniani “Lo sceicco bianco” (1952) e “I Vitelloni” (1953). È arcinoto che solo diciannovenne aveva prestato la voce baritonale a Ollio, in tutti i cortometraggi e film di Laurel e Hardy doppiati in italiano, dal 1939 al 1951.
Nel saggio di Governi s’incontra una grande attrice, Silvana Mangano, protagonista del nostro cinema degli anni d’oro postbellici, ma sparita presto agli occhi del pubblico, per il carattere ritroso, schivo, davvero tutta casa e famiglia. Romana (1930-1989), venne rivelata splendida ventenne e capace interprete dal film neorealista “Riso amaro”, di Giuseppe De Santis (1949). Mica pochi e poco importanti gli altri capolavori che la videro protagonista, ma non era “interessata al lavoro di attrice”, confessava il marito Dino De Laurentiis, noto produttore. E Sordi ebbe a dire che “lei si dirige da sola: sempre verso casa”. Preferiva stare con i figli, nella bella villa sull’Appia Antica. Amava il ricamo, l’uncinetto, le buone letture.
Governi è nato a Roma nel 1939. Oltre trenta libri pubblicati. Bandiera della Rai e tra i fondatori di RaiDue, ideatore e conduttore di trasmissioni di successo (Supergulp! Storia di un italiano, Il pianeta Totò, Ritratti, I Grandi Protagonisti), ha cominciato da critico cinematografico all’“Avanti!” e ha collaborato con le principali testate italiane: “Il Corriere della Sera”, “Il Messaggero”, “Il Mattino”, “l’Unità”, “Tempo Illustrato”, “Il Mondo”.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Chiedi chi erano. I grandi dello spettacolo italiano
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