- Autore: Paolo Ruffini
- Categoria: Narrativa Italiana
- Casa editrice: Baldini+Castoldi
- Anno di pubblicazione: 2025
Prendete un romanzo in cui l’io narrante è un insegnante di liceo classico in crisi d’identità professionale (si sente inutile, sebbene non dannoso, a quello provvedono i genitori degli alunni). Prendete uno scrittore, che in un liberatorio capitolo iniziale denuncia quello che non va nell’Italia anestetizzata dalla televisione commerciale, nella società occidentale e nel mondo, citando a proposito, per cominciare, Aristotele, Euripide e H.G. Wells. Tenete conto di tutto ciò che scrive Paolo Ruffini e avrete Benito, presente!, novità Baldini+Castoldi, nella collana i Lemuri (febbraio 2025, 256 pagine).
Ruffini chi? Quel Paolo, comico toscano con la barbetta e gli occhi chiari intelligenti? Affermativo, proprio lui. Attore, conduttore televisivo, regista, autore e produttore cinematografico e teatrale, nato a Livorno nel 1978, è impegnato nel sociale, sui temi della fragilità e dell’inclusione (lavora con attori disabili nel progetto Up&Down). Ha girato nel 2022 il docufilm “PerdutaMente”, da cui ha tratto l’ispirazione per questo libro. Sul grande e piccolo schermo, il quarantasettenne livornese è un protagonista di successo. Come narratore, invece... lo stesso. Al netto di qualche giudizio meno lusinghiero, fioriscono commenti positivi sul suo romanzo. In rete è un coro di OK, via social, habitat che non va per niente a genio al prof. Meucci. È convinto che rincretiniscono le nuove generazioni, già abbrutite da genitori cresciuti a Maria De Filippi, cinepanettoni e volgarità ostentate.
Meucci, Edoardo Meucci, vetero comunista con la nuova Unità in tasca, esasperato dalla piega destrofila assunta “da un mondo che cade a pezzi: Trump, Meloni, Le Pen”. Un antagonista, uno “contro” e questo lo rende un insegnante rigido, per quanto non l’oppressore denunciato dalle agguerritissime mamme del gruppo Facebook “Meucci dittatore”. Dittatore? Lui, che ha militato per anni nel partito e fondato quattro associazioni antifasciste, con due nonni partigiani e uno zio morto a Stazzema? Se poi si dovesse riferire quello che gli alunni pensano sul suo conto, a forza di esempi andrebbe citato il romanzo intero. È il caso di rimandare alle pagine spiritose anche la descrizione della psicosomatica caratteriale naive e dell’outfit trascurato.
Liceo classico Parini: a scuola cento ne borbotta e tante ne fa il rissoso, irascibile, per niente carissimo prof. Meucci, insegnante di storia. Non rinuncia a infliggere compiti in classe a sorpresa e interrogazioni a tradimento, è capace di pretendere a memoria, da un giorno all’altro, interi articoli della Costituzione o di assimilare trenta pagine di programma. Per introdurre l’episodio chiave scatenante la vicenda narrata, non si potrebbe fare niente di più irriverente nei confronti di Edoardo che accreditare la versione (irresistibile) di Jole, mamma burina a Milano - spalleggiante quell’odontotecnico e culturista del marito - di Luca Sartori, l’allievo redarguito e preso per il braccio per avere affermato che Mussolini aveva fatto anche cose buone. Prof di storia al Parini dà del fascista a un allievo di sedici anni, lo aggredisce e lo sbatte fuori. Minaccia di rovinarlo per sempre, di toglierli la casa, la macchina e i pochi spicci che risparmia vestendosi come un tampone Astrazeneca usato. Gli dà del “repellente”, lo accusa d’indossare solo abiti “color m...a” e di somigliarci pure, “alla m...a”.
Magari sei una di quelle zecche che rompono tanto per l’inclusione, per farli sbarcare, per accettarli tutti, poi escludi un ragazzino dalla lezione. E questa sarebbe la tua idea di educazione. Mi fai vomitare. Io ho la terza media, ma ho una certa qultura, d’altronde mi sono sempre scopata grandi avvocati e ingegneri.
L’autore assicura che la signora Jole ha pronunciato cultura con la q, come l’avrebbe scritto.
A conclusione di un trascinante faccia a faccia a cinque, il preside Fiorucci annuncia che il professore è stato sospeso fino alla fine dell’anno scolastico e sarà trasferito in un altro istituto e in un’altra città. Mica “un grande sacrificio per lui, qui non ha né figli né moglie”. Destinazione: Romagna, scuola Giovanni Pascoli. C’è un liceo a Cesena, intitolato al poeta di San Mauro, ma quella omonima alla quale è assegnato è una primaria. Scuola elementare? È retrocesso maestro. A Predappio. All’idea di andare nel luogo di nascita del fondatore del fascismo, ha un mancamento.
E fu così che per incantamento - un fulmine, che provoca un flash temporale - Eduardo e il collega e compagno Luigi si ritrovano sì a Predappio, ma qualche decennio fa. Fuori dalla finestra, solo strade polverose, è tutta campagna, circolano carri, asini, gente con un rastrello in mano. Tra i banchi, all’appello risponde Mussolini Benito.
’Cos’è, uno scherzo?’. ’Mai e poi mai, non mi permetterei’, risponde il piccolo. ’Sono qui, presente, maestro!, Benito Mussolini, nato a Predappio il 29 luglio 1883’ e così dicendo mette le manine sui fianchi.
Per non sciupare in nessun modo lo sviluppo del romanzo, si può dare la parola a Paolo Ruffini stesso, che ha presentato il suo libro come un vero viaggio nel tempo. Il protagonista, docente liceale di storia, è trasferito a Predappio, in una scuola elementare, e qui, durante un temporale, per uno shock neuronale indotto è catapultato nel 1890 e incontra un futuro duce, bambino di sette anni, manesco, prepotente, violento. Luigi, il collega anarchico sbalzato con lui nel passato, riflette alle spicce che se lo eliminassero potrebbero cambiare la storia, migliorandola. Edoardo sostiene che se invece potesse avere
un’istruzione decente e un po’ di educazione, basata sull’amore, forse...
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Benito, presente!
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