Belletti e Romeo. Un caso del commissario Belletti
- Autore: Paolo Scardanelli
- Genere: Gialli, Noir, Thriller
- Categoria: Narrativa Italiana
- Casa editrice: Carbonio editore
- Anno di pubblicazione: 2025
Premessa n.1. Gli anni di piombo (cosiddetti) non sono frutto di partenogenesi, e la lotta armata intrapresa in Italia da gruppi eversivi emuli delle Brigate Rosse rispondeva a una doppia violenza di stato: da una parte le stragi e i vaneggi golpisti allignati all’ombra della democrazia italiana, dall’altra il consociativismo perseguito da Berlinguer, che svilisce le aspettative dello zoccolo duro (e puro) del PCI. Con intenti ulteriori indirizzati verso l’anticapitalismo, la Rote Armèe Fraktion (RAF) in Germania inasprisce e rafforza la presenza eversiva.
Premessa n.2. Fatte salve le ricostruzioni saggistiche e memorialistiche degli anni in ispecie, la narrativa italiana sul tema difetta di ampie vedute, concentrata più sugli espedienti polizieschi che sull’analisi dei personaggi costretti sui fronti della lotta armata. A parte i romanzi di Nanni Balestrini e prima di questo “giallo” di Paolo Scardanelli Belletti e Romeo. Un caso del commissario Belletti (Carbonio, 2025), non mi sovvengono, insomma, troppe letture degne di memoria.
Forte di un consolidato incedere semantico in cui convergono raffinatezze stilistiche e parlato, Paolo Scardanelli, forse per primo, azzarda l’escavazione dei vissuti, stabilendo coi personaggi una medesimezza, un’equidistanza di giudizio (siamo tutti destinati allo scacco finale) a prescindere che indossino una divisa o che consumino vendette e affrontino la vita armi in pugno. Anche in Belletti e Romeo, Paolo Scardanelli trascende in sostanza le convenzioni di genere, dotandole di spessori psicologico e filosofico.
Muovendo dal ritrovamento di un cadavere (tedesco) sull’Etna, da un contesto (camilleriano) a rischio stereotipia (commissario di stanza a Catania ma di provenienza continentale, paesaggi, pietanze, caratteri, topoi, siciliani), Scardanelli fa abile rotta verso territori meno battuti, con dentro clandestini e reduci della lotta armata tedesca (RAF), "cattivi maestri" che poi così cattivi non sono mai, poliziotti anomali, buone letture e umanesimo di fondo. Scardanelli ci mette dentro anche Romeo, cane cirneco, nemesi anti-eroico di Rin-Tin-Tin; e ancora, fuori e dentro le righe, Freud, l’uccisione simbolica dei padri, Amburgo e la filosofia. Elemento collaterale a ogni suo romanzo.
Armatevi di pazienza e date un’occhiata agli estratti che seguono senza soluzione di continuità. Giusto per farvi un’idea della pasta di cui è fatto Belletti e Romeo rispetto alla pasta comune di troppi altri gialli.
No, non c’era spazio per borghesi sdolcinati sentimenti; il bello era solo una categoria dello spirito, una sorta di illusione nella percezione del mondo. I borghesi ci marciano con queste cose: sono stati spesi fiumi d’inchiostro su siffatte nefandezze; l’anima non esiste, così come Dio, e il sentimento è solo un atto di debolezza verso noi e gli altri. Una sorta di carezza alle nostre imperfezioni. È proprio questa debolezza che legittima lo sfruttamento. La merda che ci propinano ogni giorno! Buoni sentimenti, modelli positivi, fottuti eroi per un cazzo di giorno! Meno delle falene durati. (p.36)
[…]
Heidelberg fu per loro il bacino di coltura di un germe che non poteva crescere in un corpo grasso e borghese se non distruggendolo, dall’interno. E questo il corpo borghese non l’avrebbe mai permesso, sarebbe ricorso a dosi massicce d’antibiotico per stroncare il germe. Chi sceglieva la lotta, vera, crudele, dura e pura, sapeva che sacrificava oltre alla propria coscienza anche il proprio corpo; lo offriva in sacrificio a un’idea più grande, un’idea per la quale morire. Una generazione si è data via, per cosa poi, chiederebbero molti? Per il brivido di un’idea alla quale offrirsi in olocausto. (p.64)
[…]
Belletti ne avrebbe infierito che la colpa non è mai solo la colpa; essa è l’insieme di concause che portiamo in noi e che a un certo punto deflagrano. Come le bombe dei martiri musulmani. Esatto; essi portano con sé la colpa dell’inadeguatezza che il mondo occidentale ha trasmutato in merce e che per loro ha ancora un valore. Belletti ne avrebbe inferito che la Giustizia, nei termini della sua umana applicazione, è fallace e, talvolta, mendace. Essa taglia il nodo gordiano con un colpo secco, spesso ignara del senso delle cose. Il senso delle cose è l’unica verità che conta, a onta di idealisti e fancazzisti d’ogni ordine, il senso delle cose solo conta, e la Giustizia dovrebbe tenerne conto. (p. 107)
[…]
Col cazzo, padre! Col cazzo! L’uomo è nato per essere libero ed eguale, non per conformarsi a una teatrale rappresentazione di odio e amore […] Siete solo dei fottuti ipocriti! Tu, padre, quella beghina di mia madre e i miei due fratelli. Il cuore del mondo pulsa altrove e voi siete solo delle pallide immagini dell’uomo compito. In Cristo, un cazzo padre! L’uomo muore ogni giorno; patisce, soffre, s’inchina al potente di turno, briga per un po’ d’argento e poi si ritrova dov’era partito, ignaro del suo destino. Il destino di ciascuno è il destino di noi tutti, vorrete rendervene conto un giorno! Dio, che ipocriti che siete; pretendete la supina accettazione d’un potere che vi stritola senza pietà. Siete nati schiavi e schiavi rimarrete, confinati in parti che qualcun altro ha scritto per voi. Chi poi? Dio in persona. Non avete imparato nulla da Spinoza? Sì, un eretico padre, un cazzo di eretico. Il cui dubitare voi non potete accettare, affatto. Credete in un regno a venire e non vi rendete conto che quello in cui vivete è un inferno, intessuto di feroce inadeguatezza. Erigete baluardi per tenere il reale fuori dalle vostre porte. Come i tedeschi durante il nazismo. Maiali nazisti, questo siete! (pp.110-111)
Come si può evincere a questo punto, Belletti e Romeo si attesta fra i meta-romanzi di tipo dialettico. Di una dialettica dolente e feroce. Un romanzo gravato da sollen come macigni, sisifici. Un romanzo sulla Giustizia e sui prezzi che comporta amministrarla. Per adesione alla legge o in adesione a un’altra idea di legge e di giustizia sociale.
Belletti e Romeo è – ancora – un giallo introspettivo, malinconico, a guardar bene senza vinti né vincitori. Se giustizia infine è fatta, ti chiedi che tipo di giustizia è stata fatta. Belletti e Romeo è in ultimo un romanzo tipico di Paolo Scardanelli (lo riconosci dal colore della prosa, come il whisky di una sordida pubblicità di una volta) che fa il pieno di affluenti narrativi e li convoglia al nodo della trama, come al solito a volto scoperto e senza coprirsi alle spalle. Se è vero che in questo giallo interiore si specula segnatamente sulle difficoltà ontologiche che comporta la ricerca di un senso – che sia uno – buono per stare, più ancora che essere, dentro o fuori il sistema. Servirlo o combatterlo, poco importa. La fine è nota, e non è bella per nessuno.
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