- Autore: Alexandra Lapierre
- Genere: Romanzi e saggi storici
- Categoria: Narrativa Straniera
- Casa editrice: E/O
- Anno di pubblicazione: 2025
- ISBN: 9788833579269
Romanzo o saggio storico? Opera di narrativa o biografia artistica di una pittrice barocca, donna e per giunta di rilevanza pubblica, nel 1600? Non si è ancora stabilito, a quasi trent’anni dall’uscita del libro in Francia, nel 1998, e nonostante diverse edizioni successive. Poco importa, però, perché il valore del capolavoro di Alexandra Lapierre prevale su ogni argomento. Ogni questione cade, davanti alla bellezza di Artemisia, riproposto nelle librerie e nei siti di e-commerce editoriale dalla casa editrice romana E/O (agosto 2025, collana “Dal Mondo”, 688 pagine), sempre nella traduzione di Doriana Comerlati.
Un gran bel libro, quasi settecento pagine di racconto, scritte meravigliosamente, questo di Alexandra, figlia d’arte, come Artemisia lo era di Orazio Gentileschi. La scrittrice francese è nata a Parigi settant’anni fa, da papà Dominique (1931-2022), indimenticabile autore di bestseller internazionali come La città della gioia (1985) ed anche Parigi brucia, nel 1965, e Gerusalemme! Gerusalemme! nel 1972, a quattro mani con Larry Collins. Oggi vive tra l’Italia e la Francia, autrice di biografie e romanzi su grandi personaggi storici dimenticati, soprattutto femminili. Madame Lapierre è stata premiata negli ultimi anni dalle Académie Française e Goncourt, in aggiunta alla messe di riconoscimenti in venti Paesi. Dal 2005 è Cavaliere dell’Ordine delle arti e lettere del Ministero della Cultura francese e nel 2025 ha conseguito la Legion d’Onore, apprezzata per l’impegno nel valorizzare l’immagine della donna nella società attraverso i suoi indimenticabili ritratti.
Cinque anni di studi, ricerche e viaggi dell’autrice, per un lavoro ampiamente apprezzato, anche perché accurato e documentato. Una vicenda lucidamente ispirata e raccontata con il massimo della qualità di scrittura, che esplora la condizione di donna, i sentimenti, le intime passioni, svela le difficoltà di raggiungere obiettivi e di soddisfare ambizioni, in una cornice storica, politica e sociale da documentario, dell’Italia seicentesca.
Quanto ad Artemisia, va ricordato che il padre, nel morire settantaseienne a Londra, il 7 febbraio 1639, lasciò incompiuto l’affresco con le Muse, nel grande vestibolo dell’abitazione della regina a Greenwich, che intendeva realizzare come esito massimo della professione, una vera apoteosi. Il non aver terminato l’ultima creazione vanifica la ricerca della perfezione perseguita per tutta la vita e lo condanna all’oblio, scrive Alexandra. A meno che qualcuno non raccolga la sfida, qualcuno che “ha formato, invidiato, spezzato”: la figlia Artemisia.
Il giorno del funerale, ha quarantasei anni ed è ancora più celebre di lui. Lavora per Filippo IV di Spagna e per tutte le teste coronate d’Europa. È bella. Anche scandalosa. Violentata a diciassette anni dal più stretto collaboratore paterno, ha sostenuto con audacia la propria causa davanti a un tribunale, in un processo clamoroso a Roma, il primo per stupro del secolo, nel 1612. Un quarto di secolo dopo, la Gentileschi è considerata l’ottava meraviglia del mondo.
I poeti cantano la maestria della sua mano e agli occhi dei contemporanei passa per una delle massime pittrici della storia, forse la più geniale.
Primogenita nel 1593 del pittore caravaggesco Orazio Gentileschi e di Prudenzia Montone, morta di parto a Roma quando la ragazza era solo dodicenne, matura un oggettivo talento pittorico nella bottega del padre. Vi lavora fino al processo, promosso coraggiosamente da lei e dalla famiglia dopo la violenza subita da Agostino Tassi, suo maestro di prospettiva. I rapporti continuarono per mesi, in vista di un matrimonio riparatore, ma si scoprì che l’uomo non poteva contrarlo, perché già coniugato. La blanda sentenza (pronunciata “in favore” del condannato e non “contro”, insiste Lapierre), lo giudica comunque colpevole e riscatta l’onore dei Gentileschi, padre e figlia. E dire che l’imputato aveva presentato testimonianze false e compiacenti e che Artemisia era stata sottoposta a interrogatori severi, perfino a tortura, per avvalorare le accuse e la verginità violata.
Dopo il processo, il padre riesce a combinare un matrimonio con Pierantonio Stiattesi, modesto pittore fiorentino, da cui deriva il trasferimento a Firenze, dove la ragazza avvia la sua stagione da pittrice indipendente. Risalgono al periodo toscano la Conversione della Maddalena, esposta a Palazzo Pitti come la Giuditta con ancella e una nuova versione della Giuditta che decapita Oloferne, conservata negli Uffizi. La sua è pittura alta, rivaleggia con i maschi e ne supera tanti, ritraendo soggetti sacri e storici, anche d’impianto.
Si sposta per mestiere poi a Genova. Dopo un rientro a Roma, raggiunge Venezia, alla ricerca di committenti. Passa da Napoli, sempre impegnata in lavori, quindi in Inghilterra, riunendosi al padre e infine di nuovo a Napoli, dove muore, secondo Alexandra, nel 1653, sessantenne, sepolta forse nella Chiesa dei Fiorentini, al rione Carità, successivamente abbattuta e ricollocata all’Arenella.
Il romanzo è incentrato sulla sua vita e la segue giovane nella battaglia per affermare il talento pittorico e la dignità di artista, quando le donne dovevano affrontare enormi difficoltà. Con il padre è in costante competizione pittorica, pur avvicinati da un legame “potentissimo, quasi morboso”, di passione, tenerezza, rivalità.
L’Artemisia della Lapierre è vincente, si batte con successo per affermarsi come pittrice al pari dei maschi, cosa difficile allora, e come donna padrona di se stessa, cosa difficilissima. Una furiosa battaglia di genere, per l’indipendenza e la libertà. Si conferma l’opera che ha ricordato al mondo l’arte e la grandezza di Artemisia Gentileschi, associando ai contenuti di ricerca storica elementi di invenzione, che concorrono a proporre un’opera narrativa sempre coinvolgente.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Artemisia
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