Umberto Saba con la figlia Linuccia, Trieste, 1951
Il 24 Gennaio 1910 la vita coniugale di Umberto Saba e di sua moglie Lina viene allietata dalla nascita della piccola Linuccia, alla quale bastano qualche tenero vagito e un po’ di simpatiche smorfiette per conquistare il cuore colmo d’amore del felicissimo papà.
La grande gioia e quel pizzico d’ansia che sempre accompagna gli eventi importanti si riversano in A mia figlia, una lirica dal tono semplice e colloquiale ma carica di sentimento nei confronti della piccola appena arrivata. Il componimento si trova nella sezione Trieste e una donna del Canzoniere: di seguito l’analisi metrica, stilistica e critica del testo.
“A mia figlia”: testo della poesia
Mio tenero germoglio,
che non amo perché sulla mia pianta
sei rifiorita, ma perché sei tanto
debole e amore ti ha concesso a me;
o mia figliola, tu non sei dei sogni
miei la speranza; e non più che per ogni
altro germoglio è il mio amore per te.La mia vita mia cara
bambina,
è l’erta solitaria, l’erta chiusa
dal muricciolo,
dove al tramonto solo
siedo, a celati miei pensieri in vista.
Se tu non vivi a quei pensieri in cima,
pur nel tuo mondo li fai divagare;
e mi piace da presso riguardare
la tua conquista.Ti conquisti la casa a poco a poco,
e il cuore della tua selvaggia mamma.
Come la vedi, di gioia s’infiamma
la tua guancia, ed a lei corri dal gioco.
Ti accoglie in grembo una sì bella e pia
mamma, e ti gode. E il suo vecchio amore oblia.
“A mia figlia”: metrica, struttura e figure retoriche
Dal punto di vista strutturale, A mia figlia è una lirica libera composta da 23 versi di varie lunghezze, soprattutto settenari ed endecasillabi. Le rime sono altrettanto libere, una caratteristica che rende più intimo e confidenziale l’andamento del testo.
Anche se A mia figlia non segue uno schema preciso, è comunque possibile dividerla in due parti distinte:
- nella prima, dal verso 1 al 13, Saba si rivolge direttamente alla bambina e rivela la sua indole malinconica;
- nella seconda, dal verso 14 al 23, Linuccia diventa il centro della casa e il suo rapporto strettissimo con la madre fa nascere in Saba una sensazione di dolcezza mista a un po’ di gelosia.
Queste le principali figure retoriche presenti:
- metafore: "mio tenero germoglio" si riferisce alla fragilità della figlia tanto piccola; "erta solitaria" è invece la vita dello stesso Saba, che somiglia a una salita ripida, difficile e piena di malinconia;
- personificazione: “amore ti ha concesso a me”, dove l’amore si umanizza e compie un’azione;
- anafora: “l’erta solitaria, l’erta chiusa”, dove la ripetizione della parola serve a rimarcare la fatica e l’isolamento in cui versa la vita del poeta;
- Enjambement : servono principalmente ad enfatizzare il tono discorsivo della lirica.
L’amore senza egoismi e la solitudine
Alcune tematiche e caratteristiche di A mia figlia sono tipiche della poetica di Saba. Al centro della scena, tuttavia, stavolta c’è la nascita di Linuccia, un evento troppo importante per non scatenare sentimenti ed emozioni che il neo papà possa poi tradurre in versi. E così l’inconsapevole e fortunata bimba si ritrova ad essere la protagonista di uno dei componimenti più delicati della letteratura italiana novecentesca.
Paragonandola a un "tenero germoglio", l’autore afferma, cosa rara all’epoca, di non volerle bene in quanto proiezione e prolungamento di sé, bensì per la sua fragilità e per la grazia che da lei emana. Non c’è nulla di narcisistico o di egoistico nell’atteggiamento di Saba, che ama la bambina per se stessa, così com’è, quasi soggiogato dalla sua debolezza e pronto a proteggerla per i suoi primi passi nel mondo.
La mentalità aperta e moderna del poeta si mostra anche nel ruolo di fondamentale importanza che riconosce alla moglie/madre - in un periodo storico, l’inizio del ’900, nel quale l’impostazione della società è ancora fortemente patriarcale; trasmette una profonda tenerezza l’immagine di lui che osserva la piccola far breccia nel cuore della mamma “selvaggia”, perché dura e riservata di carattere, ma troppo innamorata della figlia per non lasciarsi sopraffare dall’affetto e dalla commozione.
Alla fine della lirica, Saba si descrive seduto in disparte e assorto nei propri pensieri, una visione piuttosto ricorrente nelle sue opere, contrassegnate da un senso di solitudine e di malinconia che non viene mai meno; adesso però Linuccia, come se impersonasse l’esistenza stessa, irrompe in questo volontario isolamento a portare luminosità e gioia.
“A mia figlia”: stile e linguaggio
Rifiutando lo sperimentalismo tipicamente novecentesco, per A mia figlia Saba sceglie una struttura classica con versi endecasillabi e settenari e una musicale alternanza fra rime e assonanze. I frequenti enjambement servono a spezzare il ritmo e a donare un tono più intimo e familiare al testo.
Il linguaggio, in piena sintonia con la “poesia onesta” che tanto piace a Saba, è chiaro e immediato, con parole tratte dalla quotidianità. L’autore si rivolge direttamente alla bambina instaurando con lei una sorta di dialogo astratto di intonazione semplice e confidenziale, privo di qualsiasi retorica.
Ti piace SoloLibri?
© Riproduzione riservata SoloLibri.net
Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: “A mia figlia”, la dolce poesia di Umberto Saba dedicata alla sua Linuccia
Lascia il tuo commento