- Autore: Claudio Sottocornola
- Categoria: Saggistica
- Anno di pubblicazione: 2025
Messa da parte la confort zone della saggistica musicale, ho pubblicato un saggio sulle viscide degenerazioni del neoliberismo e l’estinzione della specie sapiens di conseguenza. Le osservazioni che mi sono state mosse in sede di confronto vertevano quasi tutte sul tenore apocalittico evinto dalle pagine, cioè sulla cupezza di un’analisi sociale priva di ogni speranza di affrancamento. Dal tono scorato – talvolta persino indignato – degli interventi ho desunto che, anzitutto, il saggio aveva raggiunto l’intento disturbante che si era prefisso, e poi che la narrazione edulcorata del reale ipnotizza persino i lettori più vigili, comunque predisposti a un saggio anti-sistemico come il mio. Detta in altro modo: di fronte alle cancrene del reale meglio un atteggiamento evitante (da struzzi) che la dolorosa presa di coscienza derivante da una traduzione senza infingimenti della realtà occidentale. Per quanto mi riguarda, continua ad esserci poco da sperare: siamo attori e spettatori inconsapevoli di un Truman Show senza soluzione di continuità, e tutto ciò secondo gli intenti (e gli interessi) di un Sistema sopraffattivo che agevola l’alienazione di massa (lavora-consuma-muori) sotto mentite spoglie democratiche.
Se mi sono concesso l’ineleganza dell’autocitazione è perché Claudio Sottocornola disserta sul mio Bitte, keine reklame alle pagine 97-105 del suo compendio filosofico di recente uscita per Gammarò edizioni. Si intitola A bordo. Cronache di navigazione a vista e, com’è nel tratto speculativo del pensatore bergamasco, i toni dialettici non sono mai disgiunti dalla stigmatizzazione delle derive ontologiche-sociali del nostro tempo. Nel deserto del reale e nell’apoteosi del pensiero flaccido – più ancora che debole – la lungimiranza delle analisi di Sottocornola trasmodano sul piano assiologico l’immiserimento dell’essere attuale per approdare all’oltre di un mythos che, in accezione resistenziale, continua ad alimentarsi dei miraggi del Bello e della speranza.
Il fatto che il capitolo intitolato La puerilizzazione delle masse nel tardo capitalismo contemporaneo. Banalizzazione antropologica fra consumi, social e semplificazione simbolica (pp. 107-118) afferisca maggiormente alla mia sfera di interesse socio-antropologico, e che ne condivida appieno la teleologia, non esula dall’efficacia ermeneutica del resto dei capitoli. Intriso com’è di sollecitazioni interpretative – in un’attualità appiattita da un infotainment a senso unico acritico – A bordo si staglia come bussola ontologica ancora possibile: un galvanometro umanista senza retoricismi. Illuminante per orfani o tardo partigiani di fedi laiche e/o religiose estinte allo scavallare del secolo breve; rinforzo per i perplessi che sanno di non sapere, assediati dal Barnum di opinionisti, ventriloqui, politicanti che fingono invece di sapere tutto.
A bordo, in pillole ulteriori, è una raccolta di “articoli” diversificati che concorrono al campo lungo di un’analisi sul contemporaneo, attenuta al filo rosso di una denuncia del tardo capitalismo. In primio luogo, dato che A bordo non disdegna spada e/o fioretto in merito a disparati aspetti dello stentato (soprav)vivere attuale. Adeso alla propria estrazione filosofica, Claudio Sottocornola veleggia supra partes (senza per questo macchiarsi di ignavia), refrattario ai trend imposti dell’omologazione intellettuale, all’intruppamento, alla passività, caratteristici “delle coscienze bene ammaestrate”, cartina-tornasole sociale dei subliminali diktat liberisti. Pensiero-arte-spiritualità – pure se in dialogo incessante col qui e ora degli eventi – sono proposti dal filosofo come triade (neoplatonica) di contrasto a una deriva di ampie proporzioni: politiche, sociali, quel che è peggio esistenziali. L’estratto che segue anticipa il tenore di un saggio acuto e oggettivo. In grado di dialettizzare le parti destruens e costruens di un’analisi filosofica sulle coniugazioni dell’essere e del sociale in questo primo quarto di millennio.
Confesso che avverto negli ultimi anni una dolorosa sensazione di banalizzazione dell’esistenza, così come viene presentata dai mass e social media [...] ma anche al di fuori di essi. Ero a conoscenza della legge per cui a un novello speaker televisivo, sembra che si spieghi di immaginare un pubblico dell’età media di otto-dodici anni, perché davanti lo schermo tale sarebbe la regressione psico-antropologica indotta negli spettatori, ma oggi mi sento quasi in imbarazzo quando avverto il tono condiscendente, benevolo e paternalistico della giornalista che legge il TG di punta di prima serata, che si conclude immancabilmente con servizi [...] su qualche star adolescente che invade il pianeta col suo ripetitivo ancheggiare, presentata con l’enfasi un tempo riservata ai Nureyev, ai Von Karajan, ai Sartre. O, in alternativa, con l’apoteosi di un calcio ormai divenuto il palliativo di ogni malessere sociale, a sua volta però specchio della civiltà corrotta che l’ha generato e continuamente lo alimenta [...] La pubblicità scandisce poi un mantra le cui note ricorrenti sono piacere, successo, benessere, gratificazione personale e seduttività sociale, garantite da infallibili strumenti, come un’auto nuova, un divano ad hoc, uno smartphone di ultima generazione, una pelle liftata.
Lo spazio mi costringe all’elencazione sommaria dei numerosi sintomi anestetizzanti che Sottocornola individua nel testo come espressioni della declinante coscienza critica di massa. Come se ne deduce la prosa è nitida, degna della rilevanza di uno studio dei malesseri speciali (F. Battiato) che affliggono l’occidente (il mondo?) contemporaneo. Rispetto al testo dal quale immodestamente sono partito, A bordo apre a refoli di speranza, avendo inoltre dalla sua l’impostazione filosofica che si addice alla sensibilità degli argomenti trattati. In ultima analisi, un saggio necessario, di cui si avvertiva il bisogno.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: A bordo. Cronache di navigazione a vista
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