Pasquale Palmieri, docente di storia moderna nell’Università di Napoli Federico II, nel saggio Le cento vite di Cagliostro (Il mulino, Bologna, 2023), si sofferma sulle opere di Marco Giuseppe Compagnoni e in modo particolare volge l’attenzione al testo Corrispondenza segreta sulla vita pubblica e privata del conte di Cagliostro con le sue avventure e viaggi in diverse parti del mondo e specialmente in Roma, con l’estratto del suo processo e gli arcani della setta degli Illuminati e Liberi Muratori (Venezia, 1791), scritto durante il processo romano di Cagliostro e pubblicato in forma anonima.
Cagliostro, Gran Cofto e il conte di Saint Germain
Potrebbe considerarsi la seconda fonte sulla vita di Giuseppe Balsamo-Cagliostro successiva al Compendio di mons. Barbieri. Una differenza va rivelata, precisa lo storico, distinguendo i due documenti. Rispetto al Compendio, che offre una visione sanzionatoria dei fatti, la Corrispondenza mostra afflati di simpatia e usa toni di sincera comprensione; la condanna delle azioni dei due personaggi non è mai pienamente condivisa:
traspariva al contrario una tendenza a giustificare i loro misfatti, dettati dalla semplice volontà di sopravvivere in circostanze avverse, in un mondo dominato da pericoli e discriminazioni.
Era stato lo stesso Gran Cofto a fornire una narrazione che circolava, alimentando la curiosità. Riguardava una relazione, di cui si dice nella Corrispondenza segreta, fra Cagliostro e uno dei più famosi illusionisti dell’epoca, vale a dire il conte di Saint Germain, conosciuto in vari luoghi come Tzarogy, principe Racoczy, generale del Monferrato, marchese della Croce Nera, monsieur de Belmar, e talvolta identificato con un fantomatico violinista italiano chiamato Catalani.
L’atmosfera nel racconto è quasi surreale e suggestiona nel lo sdoppiamento di uno stesso personaggio in due. Cagliostro sente una voce che gli dice: “Tu non sei quel che credi e non credi quel che sarai”. Si trattava di un rito di iniziazione, in cui l’officiante gli parlava delle nuove conoscenze da farsi:
Vedrai visioni invisibili, comprenderai arcani incomprensibili, farai credere cose incredibili.
Cagliostro dichiara però di ritenersi incapace avendo un linguaggio solamente “barbaro” e indegno di apprendere verità arcane, ma l’illusionista lo tranquillizza e lo rassicura, svelandogli i segreti della ventriloquia e dandogli istruzioni per farsi ascoltare:
Quando vorrai profetizzare ti batterai il ventre dalla parte sinistra e le tue viscere parleranno, e lo spirito profetica uscirà da te, e molti lo raccoglieranno, e ti riguarderanno come gran Maestro.
La figura di Cagliostro in un ampio affresco socio-storico
Compagnoni si sbizzarrisce dando sfogo alla fantasia anche nell’opera Il Cagliottrismo smascherato, risalente al 1791, quando per esempio fa una mitica ricostruzione della presunta origine di Cagliostro. In merito all’identificazione di Giuseppe Balsamo con Cagliostro fatta da mons. Barberi nel Compendio, così
come era stato arrestato, merita attenzione la Disamina imparziale del filosofo austriaco Cajetan Tschink che la contestò:
Era surreale descriverlo come un malvivente “senza cultura”, tanto stupido da finire nei guai in tutti i luoghi in cui aveva dimorato.
L’insigne studioso ripercorre gli episodi più eclatanti della sua vita, dando rilievo all’incontro fra Casanova e Balsamo, e focalizza l’ambiente massonico in cui Giuseppe Balsamo assunse il nome di Cagliostro: “Fu dunque la massoneria a procurare a quell’uomo una fama senza eguali nelle storie degli’Impostori”.
Le città più grandi d’Europa l’accoglievano come “un astro propizio del genere umano”, o come un “novello profeta”. Aveva preso le distanze dagli “Illuminati”, che erano i promotori d’una “assoluta miscredenza”, aderendo alla cosiddetta “Alta Osservanza” che indagava “sugli arcani della natura per perfezionarsi nell’Arte ermetica”. La Corrispondenza segreta di Compagnni si sofferma sui suoi viaggi in modo caricaturale:
Il Gran Cofto procedeva con uno “sfarzo” da far invidia a chiunque, preceduto da corrieri, da lacchè, accompagnato da servitori in sontuosa livrea, col seguito di molti legni.
I racconti, ancorché divertenti, erano ritenuti avvincenti e verosimili; seducevano anche i membri dell’alta società e numerose dame s’invaghivano di lui, lasciandosi sottrarre molte somme di denaro.
Palmieri ha il merito d’avere inserito la figura di Cagliostro in un ampio affresco socio-storico. Una cultura irrazionalistica serpeggiava nell’inconscio collettivo malgrado l’illuminismo esaltasse il mito della ragione. Complessa dunque la nascita della società moderna in cui il bisogno di comprendere la natura incentivò le speculazioni magico-animistiche con la figura del mago. Affiorava un neo-platonismo unitamente allo studio della Kabbalà, oppure la ricerca e lo studio degli scritti attribuiti al presunto sacerdote egizio Hermes Trismegistus per ricercare la gnosis, cioè la dottrina dell’antica sapienza.
Il contesto esoterico attorno alla figura del Cagliostro
In un contesto così eterogeneo si depositava una grande varietà di tradizioni esoteriche a cui è opportuno riferirsi per la comprensione dell’orizzonte teurgico ed esistenziale di Cagliostro. Palmieri scrive:
Sarebbe riduttivo descrivere la sua esperienza come semplice impostura, crimine o spacconaggine. Egli risvegliò infatti pulsioni già esistenti nella società del tempo, evocando gli spiriti, presentandosi come medium o guaritore. Creò fratture profonde all’interno del mondo massonico, anche in virtù di questi strappi irrazionalisti, spesso interpretati come tradimenti alla purezza del pensiero promossa dalle logge. Fece riferimento alle teorie del filosofo svedese Emanuel Swedenborg, incline a spaziare dall’astrologia alla chiromanzia, fino a raccontare di esperienze di contatti con creature angeliche. E si guadagnò il sostegno dello scrittore svizzero Kaspar Johan Lavater, noto per le sue ricerche sulla fisiognomica, finalizzate a cogliere le caratteristiche intime dell’anima attraverso l’osservazione dei caratteri somatici dell’individuo. […] Diderot invitò i pensatori del suo tempo a seguire torrenti impetuosi di idee per violare i segreti della natura, costruire edifici che la ragione non avrebbe mai osato abitare, alzarsi “con volo d’aquila verso una verità luminosa”.
Episodi accaduti a Cagliostro vengono esaminati evidenziandone il clamore mediatico: allo storico interessano le discussioni nei caffè, nelle locande e nei teatri; le difese e le accuse; i fogli volanti che arrivavano anche a persone che avevano poca dimestichezza con la scrittura; la pubblicazione di romanzi popolari e altri scritti quali per esempio le biografie. La voce di Cagliostro aveva un seguito: si moltiplicavano le esperienze culturali condivise che davano vita a “un grande racconto collettivo”.
Palmieri si sofferma sulla Lettera al popolo francese di Cagliostro, apparsa pochi giorni dopo che, esiliato dalla Francia a seguito dell’affare della collana della regina, il 16 giugno del 1786 salpò dal porto du Boulogne per attraversare il canale della Manica:
un pugno di pagine, poco più di un foglio volante, ma il contenuto suonava come una veemente accusa alla monarchia borbonica.
La denuncia aveva come obiettivo la messa in discussione di un intero sistema di giustizia fondata sulla logica del sopruso e dei raggiri e disegnava un futuro di possibili cambiamenti. L’opinione pubblica ormai era attenta allo stile di vita dissoluto dei regnanti, alle loro ambigue frequentazioni e all’inefficienza degli apparati di giustizia disposti a salvare i malfattori e a umiliare gli innocenti.
Cagliostro personaggio e nemico pubblico
Palmieri analizza l’incidenza del caso Cagliostro nel tessuto sociale. Uno specifico episodio è rilevante quando ha delle conseguenze: se suscita un pubblico interesse, se viene discusso nelle piazze, se giornali e libri insistentemente ne parlano. Non è confinato il personaggio esclusivamente nelle logge massoniche, ma viene visto in relazione alla risonanza pubblicitaria. Per i capi d’accusa che gli furono mossi, è preso in esame il Compendio. E c’è da dire che vi risulta una conoscenza superficiale della Massoneria, presentata come una mera “consorteria” di “mutuo soccorso”. Sul personaggio il giudizio espresso, non era limitato alla sfera religiosa, ma si allargava a quella politica:
Stando alle ricostruzioni formulate dagli inquisitori, l’avventuriero non aveva solo manifestato odio per la fede cattolica, ma si era spinto molto oltre, professando un integrale indifferentismo, che lo rendeva incompatibile con qualsiasi forma di rispetto per l’autorità, pericoloso per la “tranquillità pubblica” dello “Stato pontificio” e del “mondo intero”. I giudici avevano disegnato il profilo di “un Ateista, una bestia vituperoso, ed
assai cattivo, tenuto da molti in concetto d’Impostore, e di birbone, […] e furioso, ciarlatano,
briccone, Eretico”.
Ci si trova dinanzi ad una costruzione magistrale del nemico. “L’argomentazione dei giudici del Sant’Uffizio”, rileva Palmieri,
abbondava di parole torve o persino canzonatorie, perseguendo con coerenza l’obiettivo di costruire l’immagine di una combriccola “oscura e nascosta”, capace di ingannare le persone meno avvedute. […] La massoneria doveva apparire, in definitiva, come un ricettacolo di “libertini ed increduli”, una Confraternita tendente alla distruzione dei sovrani e all’abolizione dell’Inquisizione per porre i Popoli in libertà.
Palmieri fa parlare i documenti con particolare attenzione ai giornali, agli opuscoli, ai componimenti poetici dell’epoca, nonché all’epistolario dei letterati. Il “Giornale ecclesiastico di Roma”, che poteva essere considerato come la voce del Papa, si schierò contro gli eventi francesi; posizioni simili furono assunte dagli “Annali di Roma”, che uscivano con cadenza mensile. La rivoluzione veniva descritta come “un male epidemico”: in tale contesto, che impauriva la Chiesa sentendo minacciata la sua stessa sopravvivenza, Cagliostro, “bugiardo indovino”, era da colpire come ammonimento e dimostrazione della forza ecclesiastica rispetto al “complotto” illuministico-massonico-giansenista, teorizzato dall’abate di formazione gesuitica
Augustin Barruel.
Cagliostro in Goethe, Schiller e Dumas padre
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Palmieri punta lo sguardo anche sulla parla scenica. Accenna all’opera di Johann Wolfgang Goethe Il Gran Cofto (Der Groß Cophta), commedia composta fra la primavera e l’estate del 1791 e rappresentata nel dicembre dello stesso anno. Risale al 1787 Il visionario (Der Geisterseher) di Friedrich von Schiller, racconto incompiuto ispirato al mito negativo di Cagliostro che risale al 1787 e pubblicato nel 1789 . Non gli passa inosservata l’opera di Alexandre Dumas padre, intitolata Giuseppe Balsamo, pubblicata per la prima volta a Parigi nel 1848, su cui si sofferma ampiamente:
La teoria del complotto elaborata alla fine del Settecento è dunque sublimata dalle pagine del romanzo di Alexandre Dumas, che consolida il mito “ad alta intensità” costruito intorno a Cagliostro.
Ed è nelle Lettere che Cagliostro inserisce il suo credo esoterico fatto di arti alchemiche, di pratiche divinatorie, di culture simboliche libertaria. Egli si manifestò come il combattente alla ricerca di nuovi spazi di azione non subordinati al potere:
Gli scritti e i discorsi che gli furono attribuiti avevano i tratti di vere e proprie arringhe, pronunciate di fronte alle platee di un intero continente, con la ferma intenzione di mettere in discussione l’operato delle autorità e delle corti di giustizia.
Palmieri, che si distingue per la valutazione attenta delle fonti entro una impostazione storiografica accurata alle conseguenze del caso Cagliostro, si pone equidistante tra i sostenitori e i detrattori dell’avventuriero:
I suoi seguaci gli avevano riconosciuto poteri taumaturgici, magici e profetici. I suoi nemici avevano invece finito per trasformarlo in un demone, attribuendogli la capacità di portare al collasso il sistema politico di antico regime.
Dopo la condanna del Sant’Uffizio, il caso ottenne un effetto contrario agli obiettivi voluti:
la diffusione degli atti del processo diede ulteriore forza propulsiva al fascino del condannato, e pose le basi per una canonizzazione mediatica post mortem difficile da arginare.
Recensione del libro
Le cento vite di Cagliostro
di Pasquale Palmieri
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: L’affaire Cagliostro nella ricostruzione dello storico Pasquale Palmieri
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