Cosa succede quando la scienza incontra un artista con una calligrafia perfetta e un libro? Nascono meraviglie. Mirabilia graphica, secondo gli antichi. Curiosità raccontate dall’omonima mostra in corso fino al 18 ottobre al Museo Galileo di Firenze, scrigno di strumenti scientifici unico al mondo.
Chi visita il palazzo in piazza Giudici, a un passo dalla Galleria degli Uffizi, si troverà di fronte una tenerissima Madonna con bambino. Con un segreto: osservandola da vicino, si scopre che le figure sono realizzate grazie alla trascrizione di un libro intero, condensato in poco più di 30 centimetri per 20. Si tratta dell’Officium Beatae Mariae Virginis.
Un testo illeggibile a occhio nudo
Una scrittura ordinatissima e minuscola, a tratti più marcata a sottolineare ombre e particolari, traccia l’intero disegno. Al posto di pennello e colori, ci sono inchiostro e pennino e un’infinita pazienza: quella di Francesco Ignazio Muligino, calligrafo attivo tra la Francia e l’Italia alla fine del XVII secolo.
È lui a sfruttare la scienza ottica a sostegno della propria arte. In una reinterpretazione che sa dell’incredibile di un dipinto di Pietro da Cortona oggi conservato al Louvre, intitolato Santa Martina con la Vergine e il Bambino (1643). I lavori di Muligino (la mostra ne presenta altri tre assieme a una collezione di microscopi) prendono il nome già tra i contemporanei di mirabilia graphica e sono particolarmente legati alla prima diffusione del microscopio, poi perfezionato da Galileo Galilei. Il testo è infatti quasi illeggibile a occhio nudo.
Un mistero tutto da svelare
Come recita l’iscrizione intorno all’opera, il calligramma (si chiama anche così il dipinto ricreato attraverso la scrittura) contiene
senza alcuna abbreviazione, l’ufficio della Beata Vergine Maria, sette salmi penitenziali, l’ufficio dei morti… la litania della Beata Vergine Maria e le litanie di tutti i santi, insieme a una preghiera in lingua italiana. Va osservato che deve essere letto con il microscopio.
Non si può fare altrimenti, dal momento che il testo è composto da lettere alte appena un quarto di millimetro.
A rendere l’opera ancora più intrigante c’è anche un mistero tutto da svelare: quale inedito pennino abbia permesso all’autore la trascrizione artistica del libro in uno spazio ridotto, con risultati tecnici di così elevato livello. Di certo c’è che Muligino porta all’estremo un tecnica nota fin dall’epoca ellenica e utilizzata, in un periodo più recente, tra gli altri dal poeta francese Guillaume Apollinaire, ovvero l’arte di disporre i versi di una poesia o di un testo in modo da formare figure e immagini.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Mirabilia graphica: una mostra a Firenze racconta l’incrocio fra arte e scienza, sotto il segno del microscopio
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