Francesco Sberlati nel suo saggio intitolato Retorica e alchimia. Cagliostro personaggio letterario (“Hiram”, 1/2015), ha scritto:
Tra la fine degli anni Ottanta e i primi Novanta del XVIII secolo, Cagliostro offre spunto per tutta una serie di opere in cui il conte viene ritratto come personaggio demoniaco, del quale si denunziano le assurdità pseudoscientifiche.
L’attenzione dello studioso viene pertanto rivolta ai letterati e ai romanzieri che hanno raccontato, producendo opere di invenzione e di fantasia, l’avventurosa vicenda biografica e intellettuale di Cagliostro.
Cagliostro protagonista di testi letterari
Non si tratta dunque del Cagliostro storico, bensì del protagonista di testi letterari di vario genere, nei quali la curiosità per questa enigmatica e controversa figura ha prodotto opere di invenzione e di fantasia.
Saremmo ingiusti nei confronti dell’avventura storica e intellettuale di Cagliostro, se dimenticassimo la stupefacente galleria di ritratti letterari, sovente di coloritura leggendaria, che egli ha ispirato nei secoli successivi alla sua scomparsa. È vero tuttavia che Cagliostro fu vittima di una costante opera denigratoria rivolta a metterne in discussione le capacità taumaturgiche, o addirittura a svelarne gli imbrogli. Malgrado gli venisse riconosciuta anche dai detrattori un’indubbia ingegnosità, la sua bravura di medico e alchimista fu oggetto di molte discussioni e anche di risentite contestazioni. Poiché questo è il retroterra su cui si innesta la fortuna (o sfortuna) letteraria di Cagliostro, non sarà superfluo richiamare rapidamente le voci più autorevoli che espressero perplessità o proteste verso le sue varie attività e le sue non meno varie professioni.
Cagliostro ciarlatano, impostore e truffatore
Alla fine del XVIII secolo la denigrazione del “mago” è uno dei tópoi retorici più frequentato. La derisione sul registro della parodia nei generi della commedia e dell’operetta musicale è particolarmente apprezzata dal pubblico e il successo è assicurato anche se si tratta di scritti mediocri. Commenta Sberlati:
Più ancora che i trattati filosofici o i romanzi, il teatro comico si presta adeguatamente a risolvere in modo sbrigativo la quaestio cagliostresca: nel divertissement da palcoscenico non occorre approfondire né la storia né il pensiero, poiché basta ritrarre l’avventuriero in scene satiriche, estrapolate dalle molteplici vicissitudini della sua esistenza girovaga.
L’evocazione di Cagliostro è dunque avvenuta per i suoi presunti poteri poteri di mago: da qui la fisionomia del ciarlatano, dell’impostore e del truffatore. Dall’ampia galleria di opere e di scrittori indagati da Sberlati, estrapoliamo e citiamo appena il milanese Natale Roviglio che inaugura la lunga serie di commedie facete intorno alla figura del “gran cofto”; nel 1791, mentre Giuseppe Balsamo è recluso nel forte di San Leo, fa la comparsa Il Cagliostro, commedia in cinque atti stampata in un libretto di settantuno pagine. Cagliostro, puntualizza Sberlati, è tra i temi prediletti degli specialisti dell’opera buffa e del teatro d’evasione. In sostanza il teatro di questi anni insiste sulla parodia di una vicenda storica che ha dato credito alle scelleratezze di un uomo empio e impietoso, meritevole soltanto d’una sana risata. Lo scopo è far divertire presentando un ciarlatano che ha esercitato il mestiere dell’inganno truffaldino senza lo scrupolo di manipolare a proprio vantaggio l’ingenuità dei creduloni. La stessa biografia del gran cofto, del resto, si prestava a fornire spunti piccanti e divertenti: si pensi per esempio al frate cappuccino Francesco Giuseppe da San Maurizio, nominato da Cagliostro suo segretario personale con l’incarico di sorvegliare la moglie, della quale invece divenne l’amante.
Vengono particolarmente presi di mira episodi di vita vissuti per falsarne la realtà storica e in modo strumentale far prevalere il lato denigratorio. Vengono alterate anche le dottrine elaborate da Cagliostro con l’obiettivo di riformularle in modo particolarmente umoristico, insistendo sul gioco incrociato degli equivoci e dei fraintendimenti secondo la tradizione degli aulici modelli plautino e terenziano.
Cagliostro politico e “curatore delle anime” in Dumas
Con lentezza, pur non mettendo in discussione l’identificazione di Giuseppe Balsamo con Cagliostro, viene scoperta la fisionomia esistenziale di Cagliostro come “curatore delle anime”.
In tale prospettiva, il poderoso lavoro di Dumas indubbiamente rappresenta una rivisitazione attenta del personaggio inserito nel contesto storico che va dal regno di Luigi XV al periodo del Terrore. Joseph Balsamo, dopo essere stato pubblicato a puntate sul quotidiano “La Presse”, esce a Parigi presso Nelson nel 1848, tradotto in italiano dal milanese Ernesto Oliva. Viene messa in risalto la sua stregonesca azione sulle donne che sollecita l’interesse morboso dell’amante del romanzo gotico e si configura l’ostinazione dei suoi poteri ipnotici. Giuseppe Balsamo è l’alchimista, capo della setta degli Illuminati, alla ricerca della “pietra filosofale”, utilizzando alambicchi e maneggiando crogiuoli e fornelli.
Dalle pagine scintillanti, che hanno virtuosismi descrittivi della bellezza paesaggistica, si ricava l’immagine del negromante e del veggente, giacché, commenta Sberlati, “a Dumas interessa dimostrare la concordanza tra spirituale e materiale, del puro e dell’impuro, in una dimensione simpatetica dell’universo”. Oltre alla dimensione esoterica che lo fa capace di manipolare uomini e metalli, si scorge in lui anche la dimensione politica: si vede un Cagliostro che lancia le sue accuse contro la monarchia francese per farla cadere.
Siamo nel 1770. La rappresentazione di un rito notturno cui partecipano adepti provenienti da vari Stati europei e dalle Americhe ha uno scopo ben preciso: cancellare la dinastia monarchica per instaurare l’ordinamento repubblicano. Viene così a delinearsi in modo singolare un altro tratto, del tutto trascurato, che arricchisce la fisionomia di Cagliostro. Egli è anche il cospiratore e il sovvertitore dell’Antico Regime. Per Dumas il conte, personaggio carismatico e misterioso, altro non è che il Giuseppe Balsamo siciliano. Il conte, che si è salvato da una spaventosa tempesta, si rifugia nel castello di un nobile decaduto. Le coincidenze fanno sì che la Delfina, in viaggio verso Parigi, decide di sostarvi. Il nobile proprietario del castello si lascia prendere dal panico non potendo accogliere in modo adeguato la futura regina che sta per raggiungere Versailles. Chiede aiuto al suo ospite che risolve il problema: in un baleno fa giungere da paesi lontani frutti prelibati. Così il giovane Balsamo acquista la sua identità di negromante e la principessa le chiede di leggere nel suo futuro. Ma egli, ben conoscendo la maledetta sorte cui la principessa va incontro, in un primo momento si rifiuta; poi cede dinanzi alle insistenze di lei che subisce un crollo, essendo rimasta terrorizzata. Ed è questo uno dei molteplici episodi che si intrecciano con la storia privata di Giuseppe Balsamo, per esempio la storia d’amore: per esempio, suggestiona la narrazione della sua storia d’amore con Lorenza Feliciani a lui legata da un sortilegio. E lui l’amava immensamente al punto di ipnotizzarla, altrimenti gli scappava dalle mani. Anche lei l’amava, ma nel contempo l’odiava essendo terrorizzata dalla sua magia. Le vicende, che ruotano attorno ai tentativi di ritrovarla, si susseguono in modo coinvolgente.
A stagliarsi nettamente è la fisionomia del mago, che utilizza i suoi poteri ipnotici, anche alla ricerca dell’eterno elisir di giovinezza sostenuto da Acharat. Oltre ai regnanti, vi si trovano i i personaggi della corte: l’amante del re, Madame du Barry, il cardinale di Rohan, Marat, nel ruolo di un giovane chirurgo il filosofo Jean Jacques Rousseau. C’è Gilbert: giovane umili le sue origini ma dotato di una vivace intelligenza che gli ha consentito di nutrirsi degli ideali degli illuministi sulla libertà e sull’eguaglianza tra gli uomini. Il suo amore non corrisposto da Andreina, che nutre disprezzo per lui, è tratteggiato con maestria.
Cagliostro e il concetto di libertà
Nell’epilogo il tragico sembra segnare la sua vicenda. Affidiamo ora la conclusione ad un brano sulla libertà dell’uomo il cui significato è coerente con le finalità della ricerca massonica: deve cioè potersi esercitare senza imposizioni. Quando si impongono le verità, l’arma di difesa è data dal rifiuto di accoglierle:
“Non capisco come si possa non odiare gli uomini che ci maltrattano” gridò Gilbert.
“Rousseau è sempre stato libero, signore. Egli è sempre stato abbastanza forte per non aver bisogno dell’aiuto di nessuno, sono appunto la forza e la libertà che lo hanno reso buono. Solo la schiavitù e la debolezza rendono gli uomini cattivi.”
“Per questo ho voluto rimanere libero!” esclamò il giovane.
“L’uomo è libero anche, in prigione, amico mio. Se un giorno Rousseau finisse alla Bastiglia, nessuno potrà impedirgli di scrivere e di pensare liberamente… la libertà dell’uomo non consiste nel fare quello che vuole,
ma nel rifiutare di fare quello che gli si impone.”
La valutazione di Sberlati è decisamente incisiva. La letteratura cagliostresca, che si è nutrita di falsi e di caricature, con l’opera di Dumas ha raggiunto in effetti la celebrazione autentica e senza pregiudizi e assurdità su Cagliostro: questo romanzo è ormai lontano dai cliché monotoni e bugiardi della tradizione e costituisce “una tappa decisiva nel passaggio a una più sofisticata conoscenza del «cagliostrismo», in modo da spianare la strada alle opere dei grandi romanzieri russi del primo Novecento”.
Su questa linea si dispongono alcuni dei più rilevanti episodi dell’attività del negromante e del veggente; in fondo a Dumas interessa dimostrare la concordanza tra spirituale e materiale, del puro e dell’impuro, in una dimensione simpatetica dell’universo. Nondimeno, a ben guardare, non è solo la scienza (o meglio la pseudoscienza) a dominare il romanzo dumasiano: accanto alla scienza c’è la politica. E in effetti a una attenta lettura più si scorge il quesito irrisolto della ideologia di Cagliostro, che a tratti appare l’ispiratore e il profeta della maledizione contro la monarchia francese.
Il Cagliostro di Michail Alekseevič Kuzmin e Aleksej Nicolaevič Tolstoj
Ad essere il più affascinante che mai sia stato composto sulle sue vicende è il romanzo di Michail Alekseevič Kuzmin La prodigiosa vita di Giuseppe Balsamo, conte di Cagliostro (1917 in rivista; 1919 in veste di libro).
In quest’opera lo scrittore, senza preoccuparsi troppo della veridicità dei fatti narrati che sono in massima parte inventati, svolge una trama narrativa attraversato da una forte tensione spirituale fino a ricostruire
quell’edificio teosofico ereditato da Cagliostro e ridotto in macerie dall’Inquisizione e dal potere ecclesiastico.
La biografia è esemplare nel senso plutarchesco del termine, giacché a Michail Kuzimin interessa, prosegue Sberlati, la straordinaria avventura intellettuale.
Il romanzo di Aleksej Nicolaevič Tolstoj, intitolato Il conte di Cagliostro (1922), è il coronamento della rivalutazione degli studi e degli esperimenti di Cagliostro. Ha scritto Sberlati:
Anche qui, come in Kuzmin, la storia dei fatti non ha alcuna importanza […] L’obiettivo che Tolstoj si propone è illustrare la lotta delle passioni umane per liberarsi dalle macchinazioni mentali inventate da coloro che intendono disciplinare le altrui conoscenze, ossia individualità le cui imprevedibili e inaspettate energie psichiche che Cagliostro ha potere di sprigionare. […] Cagliostro finalmente conquista una felice connotazione nella letteratura europea moderna. […] L’unica serietà intellettuale che la letteratura riconosce a Cagliostro è quella che legittima il suo inserimento nel grande progetto di una nuova filosofia dell’uomo, la quale ha dietro le spalle l’ambigua anatomia degli affetti settecentesca, e davanti a sé la sfida delle neuroscienze.
Si può dire che in questi ultimi romanzi l’indagatore dei metalli, l’alchimista, il mago stanno nell’ombra per la centralità dell’indagine che, a livello psicologico, rappresenta l’intricato labirinto delle passioni umane.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: La figura del Cagliostro e le sue caratteristiche nella letteratura
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