Cagliostro ha riunito in un "credo esoterico" le sue inquietudini religiose, attraversate da un forte misticismo e dal richiamo dell’infinito, utilizzando il percorso alchemico: è nato così il suo famoso rito massonico egiziano.
Il sistema massonico di Cagliostro nelle pagine di Carlo Gentile
Muoviamo da una riflessione di Carlo Gentile, che sull’argomento ha scritto limpide pagine nella sua opera Il mistero di Cagliostro e il sistema egiziano (Bastogi, Foggia, 2018):
Il sistema massonico fondato da Cagliostro (la sua “impostura”), in base al quale egli si dichiarava Gran Cofto direttamente ispirato da una catena di iniziati e di profeti facenti capo a Dio, non è facilmente definibile in senso positivo o negativo. Può certo impressionare chi lo legga, suscitando una volta l’entusiasmo, un’altra lo scetticismo.
Chi voglia rintracciare nel rito egizio di Cagliostro o del grande Cofto qualche aspetto che richiamasse le divinità egiziane o qualche specifico oggetto (arredi e ornamenti), rimarrebbe deluso, fatta eccezione della presenza della piramide (Acharat, il suo nome di nascita, conobbe, egli stesso dice, le Piramidi che racchiudevano nel loro grembo il magico e arcaico culto degli ultimi sacerdoti). Specificamente “Egizio” stava allora a significare “ermetico”, con riferimento al Corpus Hermeticum attribuito a Ermete Trismegisto, personificazione del dio egizio Thot. Il sistema della Massoneria egiziana, il cui manoscritto francese era stato in possesso di Papus, fu in parte riprodotto da L’Initiation e poi pubblicato da Marc Haven e Daniel Nazir (Cahiers astrologiques, Nice, 1948). In realtà sembra che il manoscritto originale (donato alla loggia “Saggezza trionfante”) si sia perduto e Haven ne abbia rintracciato alcuni brani trascritti da un lionese, un certo Romand. Chi abbia l’interesse di leggerlo può parzialmente trovarlo nell’anzidetta opera di Gentile.
Recensione del libro
Il mistero di Cagliostro e il sistema egiziano
di Carlo Gentile
Del rito ha dato una chiave di lettura simbolico-alchemica non trascurando la “cornice” che appare oggi “troppo religiosa”, “decisamente mistica” e “addirittura ascetica”, imperniata sulla caduta, sul peccato, sulla colpa. In sintonia dunque con i brani dell’Antico Testamento.
I gradi del sistema e il "soffio"
Diciamo adesso che il sistema di Cagliostro si articola in tre gradi:
- “novizio o apprendista” (tre anni di permanenza);
- “miste o compagno” (cinque anni di permanenza);
- “epopta o maestro”.
Succintamente va detto che il rito, distinto fra uomo e donna con una differenza il più delle volte sostanziale, comprende i quadri della camera e della loggia (scenograficamente e simbolicamente rilevanti), il catechismo che racchiude istruzioni, nonché una procedura d’iniziazione nella quale ha valore simbolico il “soffio”, che è un potente simbolo di comunicazione. Richiama “l’aria” che è il principio della comunicazione: senza di essa non potrebbe esserci movimento; alchemicamente è col soffio che la materia da grezza diventa leggera. E si potrebbe altresì dire che il soffio è elemento mercuriale di volatilità. Nel rito egizio l’attribuzione del grado avviene attraverso il soffio che passa dal Venerabile al richiedente. Sicché, il soffio è energia che fa germogliare le verità e fortifica la spiritualità, ed è altresì apertura alare verso il cielo, perché è con il soffio che vanno disperse le vane energie materiali (“sic transit gloria mundi”). Siamo nella circolazione energetica, di cui il simbolo è il caduceo di Mercurio, presente nel rito di Cagliostro: analogo alla colonna vertebrale, viene raffigurato da due serpenti che si intrecciano in un rapporto inverso, intorno ai centri sottili, correnti energetiche dell’uomo. Si tratta della vita che si rinnova il significato in esso racchiuso. Ed è dunque in sintonia con la dinamica del soffio che è creatività.
Il quadro della camera nel rito
Qualche riflessione merita il “Quadro della camera”, dinanzi al quale il candidato, che chiede di essere ammesso al grado d’apprendista, dovrà riflettere. Da una parte il Tempo è raffigurato con la clessidra; dall’altra, è visibile l’ingresso d’una caverna al cui lato è rappresentato il corno dell’abbondanza. Una piramide indica la meta. Se il Tempo rappresenta il divenire degli enti soggetti alla corruzione, la caverna è il luogo della purificazione. Lungi dall’essere la fisica elevazione di pietre e muratura per chiudere le mummie dei personaggi importanti, Carlo Gentile ha scritto:
La piramide [...] assume immediatamente, nel rituale di Cagliostro senso dinamico, […] vuole dire il passaggio della vita “dall’indistinto al distinto” attraverso un’opera di autochiarificazione cosmica, che, per la sua universalità, si può considerare la Coscienza divina (onde la “divinizzazione” dell’uomo che ne ripete lo schema: dall’io puro all’io storico ed individuale direbbe Fichte). [...] Essa potrebbe benissimo corrispondere, ponendoci sulla base dei riferimenti biblici cagliostrani e dall’altra collegandoci ai sensi ermetici, al Fuoco artefice (il quale ha vari significati tra cui il già citato paracelsiano “magnale magnum” ed il Fuoco della creazione ovvero energia e vibrazione cosmica).
Occorre perciò col “fervore” compenetrarsi nella grandezza, nella saggezza e in tutta la potenza della Divinità. E il fervore è l’equivalente dell’entusiasmo che presso i greci indicava la condizione di chi era invaso da una forza o furore divino. Esemplificando, nel Quadro della Loggia si osserva la porta di un Tempio con sette scalini. Un Maestro armato di spada minaccia un Mercurio “dormiente” con la scritta “pietra grezza”. La simbologia indica il lavoro di perfezionamento che si fa da svegli, eliminando le impurità: occorre sgrossare, purificare la pietra grezza e renderla cubica, e infine a punta. Ed è nel Catechismo che vengono specificate alcune conoscenze: Dio creò l’uomo felice, ma dopo “un abuso della bontà di Dio” si stabilì che la fonte della felicità, materiale e morale, cioè la prima materia (creata prima ancora dell’uomo) non fosse più elargita a tutti, ma a pochi eletti; che furono: Mosè, Enoch, Elia, Davide, Salomone, il re di Tiro e altri “cari alla Divinità”.
Mauro Cascio ha interpretato il dormiente come nel sogno di Giacobbe:
In raffigurazioni molto celebri del sogno di Giacobbe, vediamo l’iniziato, che dorme, perché deve essere svegliato dall’angelo di Dio: è Giacobbe. Yakoov vuol dire “il tortuoso”, colui che non riesce a camminare bene. Dopo la lotta con l’angelo di Dio, prende il nome di Israel, che vuol dire anche “dritto verso Dio”.
Lo stato di coscienza assopito va dunque “colpito” per essere lavorato allo scopo di diventare come a Dio.
All’iniziato sono infine affidate dal venerabile “ cognizioni filosofiche” di cui sarà fatto partecipe (quali esse siano non sono dette), che egli deve saper custodire. Nel quadro della loggia, di essa così si dice nel Catechismo:
La fenice è il simbolo del vero massone dinanzi al quale gli attributi del tempo cadono.
La vittoria sul tempo richiama l’Albero della vita. Esplicito è il rifermento alla reminiscenza biblica dell’Eden, quando l’uomo e la donna vivevano uno stato in uno stato di compiutezza e di pienezza, esiliati dopo perché non seppero resistere alle tentazioni del serpente che ottenne la disobbedienza di Eva.
Il rituale femminile e il sigillo del serpente
Nel rituale femminile del grado di compagna si parla del viaggio della regina di Saba (elemento volatile e femminile) verso il regno di Salomone (elemento fisso e maschile). Da Salomone le venne offerta la visione dell’Albero della Vita con intorno attorcigliato il serpente (l’orgoglio), che ha in bocca la mela: il frutto proibito. Saba, in seguito, inizierà alla verità salomonica i più degni tra cui Calipso che può dirsi la personificazione dell’amore destinato a cedere dinanzi alla missione dell’eroe. Nella Sintesi dei lavori e abbigliamento – siamo al III grado femminile - è detto che la sorella egiziana deve decapitare il Serpente (“Il vizio”). Qui è chiaro che si è verificato un capovolgimento di simboli; il serpente, che era materia vivente, adesso va ucciso per un triplice scopo: combattere l’orgoglio; giungere alla conoscenza della Materia Prima; attendere il Coronamento dell’opera nel suo momento felice.
Ed è ora il caso di dire che il “sigillo del Serpente” è la firma esoterica di Cagliostro. Il disegno raffigura un serpente ritto sulla coda che, nel tentativo di mordere una mela, viene trafitto da parte a parte da una freccia scoccata dall’alto. Il serpente, che nell’antico Egitto è simbolo di guarigione, esprime nel Genesi la caduta nella “conoscenza duale” con la conseguenza della perdita dell’innocenza originaria da parte di Adamo ed Eva. In Cagliostro il significato appare diverso. La freccia divina che lo colpisce prima che possa mangiare la mela non lo sta uccidendo, ma proteggendo in modo da preservare la sua natura eterna e divina. Sembra la lettera “S” il serpente, mentre la freccia che lo trafigge forma una “I”: il monogramma “SI” che sta per “Superieur Inconnu” (“Superiore sconosciuto”). Secondo un’altra interpretazione, il monogramma sta per “Sigillum et iter”: sicché, il sigillo è l’iniziazione che indica il sentiero da percorrere.
Le due lettere ricordano all’iniziato che lo spirito dell’uomo, inchiodato alla materia, si deve purificare. Il serpente, forma terrena e involuta, conquista il frutto della conoscenza e, quindi, muore per rinascere a nuova vita più evoluta. La freccia diventa lo sguardo divino che trafigge il male e il serpente che si innalza è il faticoso cammino di perfezionamento per una vita più compiuta. Nel sigillo si può scorgere il numero otto che sta a significare l’infinito e l’equilibrio cosmico. Altresì, la freccia assume il ruolo dell’agente maschio che penetra la materia greve.
La rigenerazione e la completezza degli iniziati
Attraverso i tre gradi si perveniva alla conoscenza di sé; alla completa padronanza del proprio spirito e del proprio corpo; al dominio delle reazioni e delle passioni; al controllo dei piaceri e dei dolori; alla conquista della tranquillità interiore e della immobilità esteriore. La tappa ultima, che attiene all’immortalità spirituale e fisica, veniva raggiunta attraverso due quarantene (letteralmente periodi di isolamento di quaranta giorni). Lo scopo, in estrema sintesi, attraverso prove estreme, era la rigenerazione fisica e morale degli iniziati per ricongiungersi a Dio ed esserne gli eletti.
Con la prima quarantena, si raggiunge solo una “perfezione virtuale” che, nel secondo procedimento, è effettiva. Diventati immortali a immagine di Dio, durante la vita fisica, i rigenerati dalla seconda quarantena assurgono alla completezza. Sottraendosi alla modificazione transitoria e contingente, conseguono l’assoluta illimitazione, attuando lo “yoga” (letteralmente è il latino jugum) o unione con il Supremo Brahma.
Immancabili nelle quarantene per la purificazione le abluzioni, le diete rigorose, gli stati di allucinazioni provocate da droghe e da bevande particolari.
La Quaresima iniziatica
Senza entrare nei dettagli, è piuttosto opportuno soffermarsi sul simbolismo della quarantena. Arturo Reghini la chiana “Quaresima iniziatica”. Si ripete quella di Mosè coi digiuni sul Sinai e indubbiamente il numero 40 compare nella tradizione esoterica mediterranea (ebraica, cristiana, pagana ed ermetica). Elia percorse il deserto camminando quaranta giorni e quaranta notti senza mangiare e senza bere fino a che pervenne al monte Horeb. Anche Gesù digiunò nel deserto quaranta giorni e quaranta notti consecutive prima di essere tentato dal diavolo. C’è anche da dire che la Quaresima, avente 40 giorni, precede a Pasqua. In merito all’episodio del diluvio e di Noè, prima fu inviato il corvo nero, e dopo quaranta giorni la colomba bianca che ritorna col ramoscello d’ulivo per annunciare la fine dell’evento catastrofico. Esemplificazioni queste che esprimono un preciso significato: la quarantena come introduzione a un mutamento radicale nell’esistenza, anche se le quarantene di Cagliostro non vanno prese alla lettera giacché, ha osservato Carlo Gentile, hanno qualche nota di strano e sotto certi aspetti di macabro.
Angeli e alchimia in Cagliostro
Attraverso tutto questo iter procedurale i risultati da conseguire erano:
- la conoscenza di sé;
- la completa padronanza del proprio spirito e del proprio corpo;
- il dominio delle reazioni e delle passioni;
- il controllo dei piaceri e dei dolori;
- la conquista della tranquillità interiore e della immobilità esteriore.
Cagliostro parla anche di “angeli” nel rito d’iniziazione concernente il grado d’apprendista e precisamente alla voce “Massoneria”: innanzitutto viene detto che la stella fiammeggiante è a 7 punte e sette sono gli angeli che circondano il trono della Divinità (Anael, Michael, Raphael, Gabriel, Uriel, Zodiachel, Anachiel). Sono definiti “le intelligenze motrici dei sette pianeti”: ogni pianeta ha un angelo e ciascun pianeta ha la sua influenza sul processo di perfezionamento.
Ardua la conclusione. Nel credo esoterico è prevalente l’aspetto fideistico-dogmatico che condiziona la ricezione della verità: esige dai neofiti una sottomissione cieca anche se la presenza della pietra grezza rimanda all’operatività che si avvale di adeguati strumenti. Sembra di poter dire che Cagliostro in primo luogo vada apprezzato come martire della libertà di pensiero. Se il rituale è stato scritto da lui, allora “doveva”, afferma Gentile, “intendersi di alchimia”.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Il credo esoterico di Cagliostro: rito, simboli e caratteristiche
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