È andato in onda ieri sera, 13 gennaio 2026, su Rai1 in prima serata “Zvanì - Il romanzo familiare di Giovanni Pascoli”, il film che racconta la vita del poeta Giovanni Pascoli. Scopriamo insieme alcune info su cast, regista e luogo delle riprese (a cura di Andrea Scarpocchi) e la recensione del film con la segnalazione delle poesie e dei poeti citati, a cura della nostra collaboratrice Elisabetta Bolondi, ex docente di lettere.
“Zvanì”: regista, cast e sceneggiatore del film su Pascoli
Perché il film si intitola “Zvanì”? Si tratta del soprannome in dialetto romagnolo con cui i familiari di Pascoli lo chiamavano da bambino. Il nome compare anche nei versi di una poesia di Pascoli intitolata La voce.
Il film è diretto da Giuseppe Piccioni (regista de “Il rosso e il blu”), mentre nel cast troviamo Benedetta Porcaroli (che interpreta la sorella del poeta), Margherita Buy, Riccardo Scamarcio; è Federico Cesari a vestire i panni del giovane Giovanni Pascoli, dopo le buone prestazioni da protagonista nelle serie tv “Tutto chiede salvezza” (la serie Netflix tratta dal romanzo di Daniele Mencarelli) e “Skam Italia”.
La sceneggiatura è scritta da Sandro Petraglia. In un’intervista dell’agosto 2024 il regista Giuseppe Piccioni parlava del film e di come sarebbe stato rappresentato Pascoli:
Dunque è giusto ed importante mostrarci un Giovanni Pascoli meno noto. Che fu uomo di luci ed ombre. E capace di descriverci e trasfigurare in versi lo spazio ed il tempo. Il film racconta anche le vicende personali, la scelta di vivere con le sorelle. Ricordandoci che continuò a scrivere anche nei momenti più difficili. Scrisse per tutta la vita. Nonostante tutto.
Il film è prodotto da MeMo Films, in collaborazione con Rai Fiction e il sostegno dell’Emilia Romagna Film Commissions.
Dove è stato girato il film su Pascoli
È Villa Torlonia a San Mauro Pascoli il principale ambiente in cui è stato girato il film, il luogo che ha dato i natali allo scrittore. Ma non è il solo, visto che il cast si è spostato anche a Santarcangelo, Bologna e Barga di Lucca.
Il comune di San Mauro di Romagna, in provincia di Forlì, ha cambiato il suo nome nel 1932 in San Mauro Pascoli proprio in onore del poeta qui nato. Per chi non avesse mai visitato San Mauro Pascoli, nel video di seguito è possibile vedere Parco Poesia Pascoli, che riunisce Villa Torlonia (La Torre) e Museo Casa Pascoli, la casa natale del poeta trasformata in museo.
Villa Torlonia, conosciuta ai tempi di Pascoli come ’Tenuta Torre’, è uno dei luoghi legati all’infanzia e alla poetica di Giovanni. Suo padre Ruggero lavorava qui come amministratore ed è il luogo da cui il fatidico 10 agosto 1867 partì per non fare più ritorno. Il tragico episodio della morte del padre, richiamato nei versi delle poesie X agosto e La cavalla storna, sarebbe diventato un simbolo ricorrente nella poesia di Pascoli, segnando il destino e la sensibilità del giovane poeta.
Zvanì - Il romanzo famigliare di Giovanni Pascoli: trama e recensione del film
di Elisabetta Bolondi
Nel film Zvanì - Il romanzo famigliare di Giovanni Pascoli viene rievocata la vicenda personale del poeta romagnolo, sin dalla nota tragedia che ne segnò la vita intera: l’uccisione del padre Ruggero, dipendente della proprietà Torlonia, mentre tornava a casa con il calesse guidato da una cavalla, che divenne famosa per gli studenti italiani, quando sarà la protagonista di una delle più note liriche pascoliane, “La cavalla storna”. Nel film il racconto parte dal funerale del poeta, morto a 56 anni, la cui bara sul treno viene accompagnata da allievi, ammiratori, parenti, soprattutto le due sorelle, Ida e Mariù, che saranno le compagne della vita solitaria e infelice di Pascoli. Nel racconto si susseguono immagini della vita del poeta, dapprima attratto dalle idee del socialismo umanitario di Andrea Costa, poi, vincitore di una cattedra al liceo, trasferito in varie sedi, fino al ricongiungimento con le due sorelle. Un rapporto morboso, ambiguo, lo legherà per sempre soprattutto a Mariù, mentre Ida sceglierà il matrimonio per sottrarsi ad un rapporto malato con il solitario e introverso fratello, chiuso nel “nido” di affetti esclusivi che non gli consentono di uscire da una situazione psicoanalitica malata, di cui lui stesso e la sorella Mariù resteranno vittime infelici.
Il film ha il merito di presentare al pubblico una figura poco nota, data la sua ritrosia, il carattere chiuso, la condizione psicologica sofferente. La ricostruzione efficace dell’ambiente storico sociale, la descrizione dei personaggi, la presenza di attori efficaci hanno contribuito a rendere interessante il lavoro del regista Giuseppe Piccioni, autore di un compito non facile. Federico Cesari, Benedetta Porcaroli e Liliana Bottone interpretano i ruoli principali, anche se appaiono tutti un po’ troppo “smart” nel rievocare un ambiente povero, una società agricola, isolata, tutta raccolta intorno ad un poeta fragile, umbratile, oggi diremmo depresso. Ciò che non leva nulla alla grandezza del poeta, una delle voci liriche più raffinate della letteratura novecentesca.
Le poesie e i poeti citati nel film su Pascoli
Nel film le poesie più note, “Novembre”, “La mia sera”, “Arano”, “La cavalla storna”, “X agosto” vengono recitate da una voce fuori campo, a sottolineare il leit motiv della profonda malinconia, del senso di morte, la mancanza di affetti e di apertura all’esterno che caratterizzano l’essere profondo del grande poeta.
Presenti nel racconto i due grandi contemporanei di Pascoli, Giosuè Carducci e Gabriele D’Annunzio. I rapporti con entrambi non furono facili, troppo diversa la loro ispirazione. Di Carducci fu il successore sulla cattedra di Bologna, ma il poeta toscano non fu riconosciuto da Pascoli come figura “paterna” e fonte di ispirazione. Quanto a D’Annunzio, la differenza fra i due era talmente evidente da non consentire un’amicizia, malgrado la stima che l’esteta epigono del Decadentismo italiano, il Vate, rivolgeva al “contadino” Pascoli, grande rinnovatore del linguaggio e della metrica italiana, teorico della poetica del Fanciullino, legato al Simbolismo che in quegli anni si sviluppava in Francia.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: “Zvanì - Il romanzo familiare di Giovanni Pascoli”: recensione e poesie citate nel film
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