Wilma Montesi. La ragazza del secolo
- Autore: Lucio Trevisan
- Genere: Storie vere
- Categoria: Narrativa Italiana
- Anno di pubblicazione: 2026
Non potevo sapere che per diventare famosa e finire sulla bocca di mezz’Italia dovevo prima crepare.
iDobloni Edizioni pubblica in questi giorni il romanzo di Lucio Trevisan Wilma Montesi. La ragazza del secolo, la cui trama è ispirata a un episodio di cronaca nera avvenuto nell’Italia del dopoguerra, cioè la morte della ventunenne Wilma Montesi, a detta degli inquirenti "per annegamento". Il caso ebbe grande rilievo mediatico a causa del coinvolgimento di numerosi personaggi di spicco nelle indagini successive al presunto delitto, e divise l’opinione pubblica tra innocentisti e colpevolisti.
Il romanzo nasce da un attento e rigoroso lavoro di ricerca di documenti d’archivio, articoli di giornali dell’epoca, atti giudiziari e testimonianze indirette, e permette al lettore di calarsi appieno nel contesto storico, sociale e umano dell’Italia degli anni ’50. Il “caso Wilma Montesi” è un cocktail di mistero, droga, sesso proibito e dolce vita - una “storiaccia” che accompagna il lettore fra le strade di Roma dal Coppedè a Via del Corso, da Porta Pia fino ad Ostia. La testimonianza di quanto accaduto a Wilma Montesi è toccante e coinvolge profondamente: l’autore sceglie infatti di parlare di questo cold case non trascrivendo verbali o interrogatori dei presunti colpevoli, ma attraverso la voce vivida e il carattere brillante di Wilma stessa.
Il lettore ascolta direttamente Wilma e ne scopre i tratti del carattere e le ambizioni: nella prima parte del romanzo Wilma presenta sé stessa e la propria famiglia e permette uno scorcio della vita a Roma nel dopoguerra. Il lettore ha così l’occasione di ascoltare i desideri dalle vive parole della ragazza, i suoi sogni di libertà e riscatto dalla famiglia, e si affeziona alla vittima, una giovane che guarda al mondo con ingenuità e ironia, sognando una vita diversa e volendo scegliere da sé la direzione del proprio futuro.
Tra l’amore per i fotoromanzi ed il sogno di una Lambretta 125D, accompagnati nell’incipit di ogni capitolo da una canzone dell’epoca, i lettori scoprono che Wilma non è poi tanto lontana dalle ventenni di oggi: è una ragazza che ha ambizioni (il cinema) e che vuole affermarsi nonostante sia già promessa sposa di Antonio (“alle soglie del matrimonio con la data già in calendario e la lista degli invitati”), fidanzato che peraltro si indigna quando lei gli rivela di aver partecipato a un provino a Cinecittà. Ieri come oggi la donna è descritta come un oggetto, e il suo ruolo deve essere confinato alla gestione di casa e famiglia. Wilma è una ragazza come noi, i cui sogni vengono spezzati e che dal tavolo dell’obitorio chiede a gran voce di essere ascoltata: dalle sue parole risaliamo a quanto accaduto sul tratto di costa tra Ostia e Torvaianica, dove si è recata inseguendo il suo sogno di sfondare nel mondo del cinema, ma finendo invece nelle mani di chi da quel mondo pretende con arroganza e calpesta la dignità.
Lucio Trevisan procede a farci conoscere Wilma nella sua vita di tutti i giorni e poi da lì conduce il lettore lentamente verso la tragedia. Le sensazioni che Wilma descrive permettono di empatizzare con la ragazza: è elettrizzata per il provino eppure al contempo spaventata, quando per la prima volta entra in un mondo (quello dei casting cinematografici) che non conosce (“so che sto per mettermi nei casini ma è una folata di vento che mi spinge da dietro. E chi si ferma?”). Ed è sorpresa per la presenza di Fellini (“ciak, motore, azione, buona la prima ed è una specie di miracolo con Fellini che approva”), ma anche felice di essere notata fra le tante comparse presenti. Confessa di essere dubbiosa muovendosi in un terreno che la attira e turba al contempo (“lo so che sto per uscire dai binari”), e infine è persino autoironica ma consapevole di quello che sta per accadere (“fra qualche ora sarò già morta e in un certo senso sono una morta che cammina”). Il lettore vive la tensione che le intuizioni di Wilma trasmettono (“non avrei dovuto fidarmi. Si dice sempre così dopo, a cose fatte, quando è tardi per ripensarci e sei finita a capofitto nello strapiombo”), eppure le sta accanto con tenerezza e spera per lei, mentre è evidente che “la valanga è partita, difficile fermarla”.
Alla morte della giovane, la sua voce continua a parlare al lettore: ci descrive i partecipanti a quella raccapricciante e meschina festa a base di droga e sesso a cui è invitata, dove oggi come ieri è il denaro a dettare le regole del gioco (“c’è il prefetto in incognito dalla moglie, c’è il capo della polizia con la consorte, c’è il principe del foro”) e decidere chi può varcare il sancta sanctorum ad escludendum che rappresenterà la fine di Wilma.
Lucio Trevisan indica al lettore responsabilità individuali e collettive, mentre Wilma urla dalla propria bara l’orrore di vedere i colpevoli impuniti. Un’immensa tenerezza invade il lettore mentre rintocca il de profundis e la protagonista raggiunge la notorietà tanto desiderata:
un anno dopo non si parla d’altro. Sono diventata un caso nazionale e internazionale, sono la morta più chiacchierata, insultata, sputtanata d’Italia.
Trevisan pone molti interrogativi etici fra le pagine, che restituiscono una vicenda più che mai attuale: perché un tale orrore non cresce nei luridi bassifondi della società ma “anche sulle più alte vette della gerarchia sociale”? E poi i dubbi sull’inchiesta, i cui buchi sono inaccettabili: perché una giovane suicida (suicidio è la prima ipotesi fatta dalle forze dell’ordine) dovrebbe spogliarsi di scarpe, calze e reggicalze prima di buttarsi in mare? E inoltre: quale dolore avrebbe potuto spingere la brillante Wilma a un tale gesto sconsiderato? “Pettegolezzi, menzogne, mezze verità e stronzate” allontanano dalla realtà dei fatti, parlando di una ragazza facile, ingenua e bugiarda, dalla doppia vita, poi di suicidio, infine di una disgrazia - mentre i media pubblicano e vendono copie a raffica, raccontando “tutto e l’esatto contrario di tutto”. Trevisan ha dato voce alla protagonista di un caso clamoroso: ci parla di tormento per il marcio che già negli anni ’50 dilagava nelle più alte gerarchie con uno stile schietto ed estremamente vivido, sia quando dà voce a Wilma sia quando attraverso lei descrive la depravazione morale di chi la adesca e ne intrappola i sogni. L’autore ci regala un romanzo intenso e al contempo spietato: la sua scrittura sicura e determinata rende magnetica l’intera straziante vicenda, e la sua prosa affilata conduce il lettore dalla leggerezza delle prime pagine sin giù all’inferno soffocante del dolore.
Lucio Trevisan, milanese, ex fotoreporter, ex giornalista sportivo, traduttore seriale, ha pubblicato in precedenza diversi romanzi per Mondadori e Solferino Libri. iDobloni Edizioni pubblica Wilma Montesi. La ragazza del secolo nella collana “Cartesiani”, cioè la collana editoriale specializzata nel proporre nuove visioni del mondo, narrativa di esplorazione e riedizioni storiche.
Wilma Montesi. La ragazza del secolo (iDobloni Cartesiani Vol. 4)
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