foto fornita dall’autore - credits: Elisabetta Genoni
Fra le pagine del suo Wilma Montesi. La ragazza del secolo (iDobloni Edizioni, 2026), a partire da un episodio di cronaca nera avvenuto nell’Italia del dopoguerra e a cui le autorità competenti non hanno mai dedicato l’attenzione necessaria, Lucio Trevisan costruisce un racconto commovente e appassionante.
Ne abbiamo parlato con l’autore, che ha recuperato e analizzato documenti d’archivio, articoli di giornali dell’epoca, atti giudiziari e testimonianze indirette.
L’intervista a Lucio Trevisan
- Quali sono state le tue motivazioni a scrivere un romanzo sul caso Wilma Montesi? Quali sono i sentimenti e le emozioni che hai vissuto durante la stesura del romanzo?
La motivazione principale? Dare corpo e voce a chi era rimasta nell’ombra dietro la quinte, mentre altri occupavano abusivamente la scena.
Il sentimento? Preoccupazione di essere all’altezza della scommessa che andavo a giocarmi, immedesimandomi in Wilma e diventandone il portavoce.
L’emozione? Una certa segreta gioia di risarcire Wilma dell’oscuramento subito negli anni.
- Conosciamo insieme qualcosa della famiglia Montesi. Descrivici il rapporto fra Wilma e sua sorella Wanda (“Wanda lavora a maglia meglio di me ma io sono più carina e più alta”), e poi parlaci di Sergio, “la pecora nera della famiglia”.
Il rapporto di Wilma con il fratello e la sorella è difficile, quasi incomunicabile: vivono su due pianeti diversi, lontani anni luce. Wilma è più concreta e dinamica della sorella “tutta casa e chiesa”, e meno “fuorilegge” del fratello che si mischia ai borgatari, lei piccolo borghese fatta e finita.
- Parliamo di dati storici. Tu descrivici la caduta di Mussolini con gli occhi di Wilma – fatto al quale lei accenna parlando della “cagnara che è scoppiata, la gente che si abbraccia in cortile, le bandiere rosse sventolate alle finestre”. Che atmosfera si viveva in quei giorni a Roma e in Italia in generale?
Alla caduta di Mussolini Wilma è un’adolescente di 13 anni. Trascinata in strada dal padre sfegatato comunista che festeggia, è il suo battesimo di fuoco cui assiste con un misto di meraviglia e paura. L’atmosfera che si vive a Roma e in Italia è di liberazione da un peso opprimente, è la fine di una dittatura, anche se le prospettive restano incerte e l’Italia ripiomberà in una guerra.
- Molti sono i dati reali nel tuo romanzo “Wilma Montesi. La ragazza del secolo”. Parlaci di Girolimoni, “il mostro di Roma”: chi era e cosa fece?
Siamo alla metà degli anni ‘20. Gino Girolimoni era un maneggione e fotografo squattrinato, fu accusato di essere il serial killer di cinque bambine romane e infine prosciolto da tutte le accuse, ma la sua vita ne risultò sconvolta ed è passato ingiustamente alla storia come “il mostro di Roma”. La sua vicenda ha ispirato un film del 1972 diretto da Damiano Damiani e interpretato da Nino Manfredi, e il mio romanzo Il mostro di Roma (Il Giallo Mondadori, 2002).
- Per stendere questo romanzo so che ti sei ampiamente documentato, ad esempio con dossier d’archivio, articoli di giornale dell’epoca, atti giudiziari e testimonianze. Descrivici questa fase di ricerca di informazioni, preliminare alla stesura di un romanzo, e parlaci anche di come ti sei informato circa il drammatico report dell’autopsia sul corpo di Wilma.
È il mio metodo di lavoro ed è valso per tutti i romanzi che ho scritto finora: un lungo lavoro di documentazione e incubazione sul caso di cui scriverò, movendomi fra archivi, saggi, articoli dell’epoca, per dare concretezza e tangibilità al racconto dove, peraltro, non mancano mai robuste iniezioni di fiction per non annoiare il lettore. Il report dell’autopsia l’ho recuperato da un saggio di Francesco Grignetti edito da Marsilio.
- I ventenni degli anni ’50 e quelli di oggi non sembrano poi così differenti: romanzi d’amore e canzonette da una parte, il desiderio di viaggiare (“essere cittadini del mondo”, dice Wilma) dall’altro. Descrivici similitudini e differenze tra i giovani di ieri e di oggi.
Sì, sono d’accordo, a ben vedere non è poi cambiato molto nei loro atteggiamenti: quello che ha fatto la differenza e che ha scompaginato il quadro sono stati i social, che stanno creando un nuovo tipo di adolescente e giovane tutto ripiegato su sé stesso e contemporaneamente aperto sul mondo.
- Da via Chiana a via Tagliamento attraverso il Coppedé: parlaci della Roma della dolce vita, vista con gli occhi di Wilma.
Siamo agli albori della “dolce vita” felliniana, il caso Montesi la inaugura per così dire. La Roma della metà degli anni ’50 è una città ancora interclassista: nel quartiere Trieste dove vive Wilma si mescolano artigiani (suo padre è un falegname), professionisti, bottegai, impiegati di concetto, diplomatici, operai … Il suo casermone in via Tagliamento ne è l’emblema.
- Puoi dirci qualcosa sulla meravigliosa copertina del tuo romanzo: chi l’ha realizzata e come avete avuto l’idea?
I complimenti vanno divisi ovviamente fra il grafico e Mariana Marenghi: lei è l’editore che ha avuto l’idea germinale. Quando me l’ha proposta, dopo altre soluzioni che abbiamo scartato, non ho avuto difficoltà a farla mia: sono un fan della pop art e il richiamo al dittico di Marilyn di Andy Warhol mi è subito sembrato molto pertinente, calzante - vista la storia che stavo per raccontare.
Recensione del libro
Wilma Montesi. La ragazza del secolo
di Lucio Trevisan
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Intervista a Lucio Trevisan, in libreria con “Wilma Montesi. La ragazza del secolo”
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