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Recensioni di libri

L’uomo disincarnato. Dal corpo carnale al corpo fabbricato di Sylviane Agacinski

Neri Pozza, 2020 - La filosofa francese Sylviane Agacinski, parafrasando la celebre affermazione di Walter Benjamin, sostiene che: "L’uomo è entrato nell’epoca della sua riproducibilità tecnica".

Vincenzo Mazzaccaro
Vincenzo Mazzaccaro Pubblicato il 13-03-2020
L'uomo disincarnato. Dal corpo carnale al corpo fabbricato

L’uomo disincarnato. Dal corpo carnale al corpo fabbricato

  • Autore: Sylviane Agacinski
  • Genere: Scienza
  • Categoria: Saggistica
  • Casa editrice: Neri Pozza
  • Anno di pubblicazione: 2020

La filosofa francese Sylviane Agacinski, in questo snello pamphlet intitolato L’uomo disincarnato. Dal corpo carnale al corpo fabbricato (Neri Pozza, 2020, traduzione di G. Visentin), critica duramente il ruolo della madre surrogata, per cui un infante diventa soltanto un acquisto sul mercato. La studiosa è stata attaccata per le sue idee sulla tutela minorile dalla gauche francese e dal movimento LGBT, che la hanno additata come omofoba, solo perché ritiene che i diritti per il bambino non sono assimilabili nel diritto al bambino.

Il bambino non è una cosa, ha dei diritti inalienabili, ma la potenza tecno-scientifica affiancata alla dottrina ultra-liberale hanno portato alla scandalo del bambino come prodotto da una mamma surrogata per altri contraenti (coppie non fertili, lesbiche e gay, donne single), sulla base di un semplice contratto tra privati, senza che la legislazione intervenga.

Viene stabilito un prezzo, in cui il contraente chiede alla surrogata cosa mangiare, cosa bere, quale ginnastica fare, quali medicine prendere. Se il nascituro non ha tutto ciò che è stato chiesto nel contratto, viene rigettato e il contratto rescisso. In parole povere, significa che la madre surrogata si ritrova con un bambino che non ha mai voluto, che viene dato ai servizi sociali per una successiva adottabilità, col rischio di restare figlio di nessuno.

La studiosa si chiede dov’è il rispetto dell’integrità fisica e morale di ogni essere umano. Aspettando che nasca in laboratorio un Utero Artificiale (UA), le donne surrogate vengono viste come contenitori; la sacralità del concepire un figlio come un fastidio.
La Agacinski ammette che la bioetica non sappia più dire nulla a questo mercimonio, perché troppo legata a lacci religiosi che le persone rigettano.

Di fronte alle accuse di omofobia, la filosofa alza il tiro e dichiara che non si può prescindere dalla binarietà maschile-femminile per arrivare a modellare il proprio corpo in un genere. I sessi non sono interscambiabili. La studiosa fa un esempio piuttosto crudo: la lesbica definita in gergo "camionista", che per sua scelta vuole sembrare agli occhi della partner più maschile possibile. Riduce il seno fino quasi all’eliminazione, si fa crescere i baffi. Eppure il suo corpo è totalmente femminile. E allora va avanti fino a un sesso meccanico maschile. La Agacinski afferma sempre che quella lesbica è una donna. Se si arrivasse a togliere anche parte delle ovaie, la conformazione del cuore, del fegato sarebbero quelli di una donna.
La stessa crudezza è riservata agli uomini che vogliono essere donne.

Dunque, la filosofa non è rinnega semplicemente la tecnologia associata al cambiamento di sesso. Vuole ribadire che non c’è genere che tenga che possa bypassare la binarietà maschile-femminile. Ma in tutto L’uomo disincarnato. Dal corpo carnale al corpo fabbricato non c’è mai una condanna moralistica, nemmeno un accenno, uno sberleffo contro la teoria dei generi. Fino all’ultimo a Sylviane Agacinski interessa sapere come i bambini possono mantenere la loro integrità in tante famiglie diverse: c’è un solo modo, con delle leggi cogenti che tutelano il minore dalla nascita, senza lasciare che siano i contraenti privati a "fabbricare" un bambino.

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© Riproduzione riservata SoloLibri.net

Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: L’uomo disincarnato. Dal corpo carnale al corpo fabbricato

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