Una visita serale e altri racconti
- Autore: Emmanuel Bove
- Genere: Raccolte di racconti
- Categoria: Narrativa Straniera
- Anno di pubblicazione: 2017
Ci sono scrittori e scrittrici che scompaiono proprio quando la fortuna di essere considerati autori importanti arriva. Emmanuel Bove, di padre russo, rese francese il cognome ed ebbe come unica fortuna quella di non combattere durante la Grande Guerra, lui nato nel 1898. La sua voglia di scrivere era frenetica, senza sosta, i soldi delle pubblicazioni dei suoi racconti non bastavano mai, perché doveva mantenere la donna cui si era accompagnato con prole e la moglie con cui visse fino alla fine, di origini ebraiche, che gli fece conoscere l’intellighenzia francese. La prima ammiratrice della sua scrittura fu Colette, poi arrivarono André Gide, Roland Barthes, il premio Nobel Peter Handke, che lo ha tradotto in tedesco, e il regista Wim Wenders. Grazie a un piccolo editore, molti racconti sono stati tradotti in italiano e raccolti insieme col titolo Una visita serale e altri racconti (Fusta editore, 2017, traduzione e postfazione di Claudio Panella).
Una visita serale, che dà il titolo al libro, è una sorta di confessione tra amici; mentre Jean, cui le cose vanno bene, si chiede perché mai è sempre così triste, arriva Paul, un suo amico, sconvolto. Jean invita l’amico a confidarsi, in caso contrario sembra una pochade di infimo ordine, con Paul che tocca tutto nella stanza - questa ossessione di Bove per gli oggetti - e poi non se ne fa nulla. Esasperato, Jean vorrebbe che l’amico se ne andasse, fino a quando Paul parla della sua passione per Fernande, con cui ha vissuto periodi felici. Ebbene: la donna che è a tavola dice che non l’ama più e il giorno dopo se ne andrà. Non ci sono spiegazioni psicologiche o di altra natura nella scrittura di Bove. Un amore finito è già sufficiente per disperarsi senza trovare i motivi.
La scrittura di Bove è zeppa di incisi, lo stile netto e chirurgico. E pensare che negli stessi anni sulla infedeltà e il disamore Marcel Proust scrisse mille pagine in Albertine scomparsa ed è questa sostanzialmente la magia dello scrivere, quando il romanzo classico francese ottocentesco non regge più oppure siamo di fronte a un capolavoro come Madame Bovary di Gustave Flaubert.
Poi c’è il racconto dal titolo Ciò che ho visto, in cui come un ralenti infinito il protagonista vede coi propri occhi la sua amica baciare un uomo in un taxi. Non c’è via d’uscita, non ci sono allucinazioni visive, il racconto si incarta in un taxi dove un uomo e una donna si stanno baciando. Il modo di raccontare di Bove è ripreso, per chi scrive, in parte dai film di Antonioni negli anni Sessanta, in Italia. Monica Vitti non sa se ama il fidanzato, interpretato da un giovane Alain Delon, che lavora come broker, e fino alla fine lo spettatore non si capacita di una sceneggiatura ridotta all’osso, dove i due si parlano appena, ma si toccano inutilmente.
Un altro racconto ha per titolo Il racconto del figlio: un giovane impiegato che lavorava a Parigi fino a quella mattina si licenzia, lascia la stanza affittata, amici e amiche e torna a casa dei genitori. Nel treno tocca tutto, perché sembra sensata la scelta fatta. Scende dal treno, arriva a casa e vede il giardino, il padre di spalle invecchiato, la veranda. Proprio mentre sta entrando si ricorda perché non possono essere contenti i genitori di vederlo. Questioni di danaro. Si gira e torna verso la stazione. Noi lettori, chissà perché, siamo sollevati dal gesto finale.
Questi racconti di Emmanuel Bove sono bellissimi, ipnotici, ti conciliano o ti riconciliano con la lettura.
UNA VISITA SERALE e altri racconti (BASSA STAGIONE)
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