- Autore: Roberto Bajano
- Genere: Romanzi e saggi storici
- Categoria: Saggistica
- Casa editrice: Mursia
- Anno di pubblicazione: 2025
- ISBN: 9788842568667
Un libro interattivo: cliccando sul QR code riprodotto a pagina 5, si aprirà davanti il mondo del Perla: la struttura del battello subacqueo, il percorso coperto nel 1941, mappe, immagini. Accompagnano la lettura del saggio storico marinaro dell’arch. Roberto Bajano, non ancora sessantenne, Un piccolo sommergibile due oceani: 1941, proposto da Mursia nella collana “Testimonianze tra cronaca e storia 1939-1945 seconda guerra mondiale” (settembre 2025, 304 pagine).
Quanti sono legati istituzionalmente-affettivamente alla Marina Militare e gli appassionati di cose di mare devono tanto al professionista genovese. È merito di Bajano il progetto di restauro del sottomarino Nazario Sauro, visitabile nel Museo del Mare Galata, a Genova, dopo i lavori che lo hanno reso fruibile al pubblico nel 2010, diretti dallo stesso architetto, tra i massimi esperti italiani nel settore.
Il Perla, sommergibile costiero di piccola crociera della Regia Marina italiana, classe 600 e serie omonima, era in servizio dall’estate 1936, varato e impostato a Monfalcone. Variava come dislocamento tra le 697 tonnellate in superficie e le 856 immerso, era lungo fuori tutto 60,18 metri, largo 6,45, con pescaggio 4,71, capace di una velocità di 14 nodi in emersione, 7,5 se spinto dai motori elettrici subacquei.
La sua è anche la vicenda del comandante Napp e dell’equipaggio, raccontata come un romanzo dal tecnico ligure, perché ha tutto del romanzesco, a cominciare dall’esito fatale sfiorato nel luglio 1940, per mano propria e non del nemico, a causa dell’intossicazione della gente a bordo da cloruro di metile. Fuoriuscito dagli apparati primitivi di “raffrescamento”, il gas inodore provocava danni all’organismo, anche perdita di conoscenza e pazzia temporanea.
Il Perla ha effettuato poi il periplo dell’Africa, nella primavera 1941, per sfuggire alla cattura da parte inglese e raggiungere il porto atlantico francese di Bordeaux, non potendo rientrare in Italia lungo la rotta più breve dal Mar Rosso. L’accesso al Mediterraneo attraverso il canale di Suez era interdetto dal nemico. Assegnato in origine al I Gruppo Sommergibili della Spezia, venne dislocato in Mar Rosso nel 1938, con la Flottiglia SMG in Africa Orientale Italiana, di base a Massaua, otto battelli, distaccati da diversi Gruppi. L’anno seguente, una missione addestrativa in Oceano Indiano aveva rivelato grossi limiti di navigazione col mare in tempesta (forza 9) e l’impossibilità d’impiegare le armi in superficie. Soprattutto, aveva confermato la pericolosità del cloruro di metile. L’incidente già indicato si verificò il 19 giugno 1940, alla prima missione, sotto il comando del CC. Mario Pouchin, nel Golfo di Tagiura. Lo stop dell’impianto di condizionamento dell’aria fece salire in maniera insopportabile la temperatura a bordo e indusse il 21 alla decisione di pulire i filtri dell’impianto, ritenendo che la fuoruscita di una certa quantità di gas sarebbe stata gestibile. Invece, molti uomini mostrarono sintomi gravi d’intossicazione e follia, anche suicida, costringendo al ritorno alla base.
Il 24, sulla rotta di rientro - con metà dell’equipaggio inefficiente, un marinaio deceduto e il comandante anch’egli intossicato -, il Perla venne avvistato in superficie da un battello inglese e costretto a immergersi e compiere manovre evasive, sotto gli attacchi con bombe di profondità. Riaffiorato nottetempo, con quasi tutti gli uomini ormai intossicati, finì per incagliarsi. Raggiunto da una formazione navale nemica, tentò di difendersi col cannone, perdendo molti marinai. L’intervento provvidenziale di otto bombardieri S.81 dell’Aeronautica italiana costrinse le navi a desistere dall’attacco. Una spedizione di soccorso raccolse i superstiti sulla spiaggia, mentre tecnici e operai riparavano le avarie e rimettevano il battello in assetto di galleggiamento. Preso a rimorchio, il 20 luglio il Perla rientrò a Massaua, per altre riparazioni.
Nel gennaio 1941, cominciando a delinearsi la necessità di evacuare il porto sotto la pressione inglese, Supermarina prese in considerazione la possibilità di salvare dalla cattura o dall’autoaffondamento i quattro sommergibili rimasti. Tuttavia, non essendo grande e oceanico, il Perla non avrebbe potuto raggiungere il Giappone come l’Archimede, il Ferraris e il Guglielmotti. D’intesa con l’ammiraglio tedesco Donitz, si decise di tentare il trasferimento dei quattro battelli a Bordeaux, sede di Betasom, il Comando dei sommergibili italiani in Atlantico. L’impresa (non facile, una navigazione senza scalo di 13mila miglia) avvenne in segreto. La Marina tedesca avrebbe garantito un rifornimento in mare, con l’incrociatore ausiliario corsaro Atlantis.
Alleggerito di tutto quanto non indispensabile (compresi i siluri di riserva) e privato di una parte d’equipaggio per ospitare viveri e combustibile, il 1 marzo 1941, al comando del TV Bruno Napp il Perla lasciò Massaua e si avviò verso Bordeaux. Dovette affrontare anche il mare grosso nell’Oceano Indiano, navigò con un solo motore termico per risparmiare nafta, ma il trasferimento conseguì il risultato. L’arrivo a Bordeaux avvenne il 20 maggio 1941, dopo 81 giorni e 13.100 miglia di rotta. Anche gli altri battelli avevano portato a termine l’impresa, raggiungendo la Francia qualche giorno prima, tra il 7 e il 9 maggio.
Inadatto alla guerra in Atlantico, il battello rimase inattivo in attesa di tornare nel Mediterraneo, dovendo però attraversare lo stretto di Gibilterra, violando il controllo nemico e le forti correnti avverse. Il 20 settembre 1941 lasciò Bordeaux, il 28 forzò (in superficie, presso la costa africana) e raggiunse Cagliari il 3 ottobre.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Un piccolo sommergibile due oceani: 1941
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