- Autore: Giorgio Caponetti
- Genere: Romanzi e saggi storici
- Categoria: Narrativa Italiana
- Casa editrice: UTET
- Anno di pubblicazione: 2026
La figura storica di Cavour, “Il conte che fece l’Italia”, è raccontata dalla penna sagace, colorita, documentata e ironica di Giorgio Caponetti, che nel ricostruire con grande cura la personalità di Camillo Benso, nel suo Uccidete Cavour (UTET, 2026), interviene nella narrazione, facendosi anche lui personaggio nella Torino dell’epoca, la città in cui nel 1810 era nato, secondogenito di una famiglia importante, Camillo, dal marchese Michele e dalla marchesa ginevrina Adelaide de Sellon d’Allaman, calvinista, molto ricca.
Il nome di Camillo deriva dall’amico di famiglia e governatore di Torino, il principe Camillo Borghese, marito di Paolina, la sorella prediletta di Napoleone Bonaparte. Dunque grande aristocrazia, grandi amicizie, grandi agi, un palazzo, a Torino, dove abita la grande famiglia al gran completo, la nonna marchesa Philippine, le zie Victoire ed Henriette e tanti servitori, cavalli, bestiame, terre da cui provenivano riso, vini, prodotti per apparecchiare tavole ultraraffinate dove si servivano pasti ricchi e gustosi.
Il ragazzo Camillo viene avviato alla carriera militare, avendo escluso la carriera ecclesiastica: d’altra parte è il cadetto, e non può sottrarsi a un destino che pure non gli piace. Negli anni in cui resta arruolato, inviato per servizio in posti impervi, il giovane Cavour fa esperienza ma è certo che non è quello il suo destino né la sua vera vocazione. Presto il padre acconsentirà a farlo congedare, e inizia così la sua passione per l’agricoltura, i viaggi, le esperienze all’estero; diventa amministratore della tenuta di Leri, che cambia radicalmente inserendo innovazioni tecniche che ha appreso in Inghilterra, e rendendo la tenuta di famiglia un modello economico e imprenditoriale. Camillo ama le donne, la bella vita, ma anche lo studio, l’impegno, il lavoro quotidiano; si alza prestissimo, ha un assistente privato che lo serve fedelmente, è molto ambizioso e sicuro di sé. Entra a far parte della vita di corte - siamo negli anni di Carlo Alberto, delle difficoltà della piccola monarchia sabauda di stare al passo con i tempi, mentre l’Europa si sta sollevando. Lo Statuto albertino è un passo fondamentale nello svecchiamento della società piemontese, ancora legata all’ancien régime, e Cavour partecipa e fa parte della classe dirigente che incoraggerà quel cambiamento.
Caponetti racconta tutta la storia che avrà per protagonista Cavour, prima ministro dell’agricoltura, poi primo ministro, negli anni caldi del Risorgimento; sarà animatore della rivista che dà il nome al glorioso periodo, in cui avrà una parte preponderante. Difficili i rapporti con il re Vittorio Emanuele, altrettanto difficili quelli con Garibaldi. La capacità diplomatica e il gusto del rischio del conte, ben noti, avranno la meglio su tutte le beghe che circonderanno i personaggi che hanno contribuito all’unità d’Italia.
Giorgio Caponetti entra nelle pieghe della personalità dei vari protagonisti e comprimari, li segue nelle loro peculiarità non sempre eroiche, smontando la retorica che ha troppo spesso accompagnato la storia della nascita della nazione; Pisacane, Crispi, Bixio, la contessa di Castiglione, Napoleone III, La Marmora, Felice Orsini, Nathan Rothschild, la regina Vittoria, la Bela Rusin, tutti i grandi della storia vengono ridimensionati, raccontati con bonomia e ironia, e le loro vicende si mescolano con la vita quotidiana, il gelo dei fortini in montagna, le grandi bevute degli squisiti vini piemontesi, i Barbera, i Nebiolo, i ravioli del Plin, il formaggio di Castelmaggio, i risotti che vengono da Leri, i marsala siciliani prodotti dagli Ingham. E poi i lunghi viaggi a cavallo, faticosissimi, e Pinin Farina che progetta una carrozza comoda che permette a Cavour di lavorare durante i frequenti spostamenti.
Tanta vivacità, intuizione, intelligenza, voglia di conquistare potere, spazi, fama, si spegne misteriosamente il 6 giugno 1861, ad appena cinquant’anni. Aveva salutato i suoi ministri, il 27 marzo dopo la seduta della dichiarazione dell’Unità, con le parole “Be’, è arrivata l’ora di andare a pranzo…”. Forse si andava a sedere al Cambio, nel suo solito divanetto d’angolo, con il maitre che gli proponeva le specialità in francese; tuttavia il conte aveva pregato il bravo Luigi che dal gennaio 1860 i menu del ristorante sarebbero dovuti essere presentati in italiano. Anche questo era un segnale forte da parte di un uomo che era cresciuto parlando in piemontese o in francese, con la sua Italia che era fatta.
Gli spunti di riflessione di Caponetti sono inediti, intelligenti, divertenti, come tutto questo libro. Dice l’autore:
il racconto è scritto a modo mio: rispettando la Storia ma facendo volare la Fantasia.
Un libro che sarebbe utile a scuola, parola di prof di Storia, così ostica ai ragazzi di oggi!
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Uccidete Cavour
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