Tutti gli appuntamenti mancati. Un ritratto immaginario di Amelia Rosselli
- Autore: Alice Zanotti
- Genere: Storie vere
- Categoria: Narrativa Italiana
- Casa editrice: Bompiani
- Anno di pubblicazione: 2021
La storia di Amelia comincia sull’isola che bisbiglia, scrive l’autrice, raccontando di Carlo Rosselli e del confino vissuto all’isola di Lipari, “una galera senza sbarre”. Tutti gli appuntamenti mancati (Bompiani, 2021), libro d’esordio di Alice Zanotti, autrice bolognese che vive e lavora a Torino al Circolo dei lettori, è il ritratto struggente e pieno d’amore della poetessa Amelia Rosselli, figlia di Carlo, martire fascista. Il racconto della sua vita fin da bambina e “della sua tempesta”, quella che sentiva crescere dentro la sua mente e che la riportava ai ricordi della Storia, al padre, alla madre, alle case dalla Francia a Roma, ai libri, alle amicizie.
Questo libro, scrive l’autrice, è il risultato di un confronto con Amelia Rosselli, di stare al suo fianco, di un guardare attraverso la sua vita e le sue poesie, prendendosi cura di un ricordo che non è suo ma lo è diventato. In brevi capitoli Alice Zanotti ci racconterà la lotta al fascismo, la guerra, le morti, la solitudine, il lutto, la malattia mentale. E attraverso testimonianze e interviste è entrata nella vita e nelle opere di Amelia, per farne il suo ritratto immaginario.
Il padre di Amelia venne condannato a cinque anni di confino perché aiutò a far scappare Filippo Turati, con i complici Adriano Olivetti, Sandro Pertini e Ferruccio Parri. Amelia era la secondogenita di Carlo e la bella Marion delicata, dagli occhi scuri e la pelle bianca, arrivata a Firenze dalla Bedford College di Londra. Quando stava per laurearsi si innamorò perdutamente di Carlo, condividendo con lui le sue scelte di vita e il suo pensiero politico. Marion era la compagna ideale, sempre accanto nella drammaticità del tempo. Riusciva, quando lo raggiungeva nell’isola, incinta, a portare di nascosto “le parole segrete” dei compagni lontani. Carlo fuggirà dall’isola, una notizia che farà infuriare Mussolini.
Carlo e suo fratello Nello, giornalisti e intellettuali, fondatori di Giustizia e Libertà, verranno uccisi da sicari fascisti nel 1937 in Francia, durante un viaggio in auto che li riportava a casa dai loro affetti. Carlo e Marion vollero chiamare la loro bimba Amelia come la nonna, una donna coraggiosa che tra disapprovazione e condanna, agli inizi del Novecento, crebbe i suoi tre figli da sola, allontanando il marito che l’aveva tradita con una ballerina.
La piccola Amelia si faceva chiamare Melina, amava nascondersi sotto la grande scrivania del padre, giocare con i fratelli con il cavallino di latta e i leoni di legno. E poi divenne testimone della madre malinconica, con la testa china e il cuore spezzato, sempre vestita di nero, ferma al giorno della morte del padre. E nonna Amelia, che ricordava davanti alle porte chiuse delle stanze dei suoi tre figli, per conservarne il respiro, che la guerra era entrata in casa sua e non aveva lasciato superstiti. Ricordi nei quali da grande si perdeva, pensieri che si intrecciavano con le sue camminate, “in una città di ricordi e rovine”; con la polvere ovunque, diventata come la cenere dopo un incendio, sui mobili, sui letti, sui libri.
Una amalgama dei loro sentimenti a pezzi, macinati e tritati.
Ogni ricordo nella casa della nonna aveva la forma di una cosa immobile: i sussidiari di scuola dei figli, i manuali dell’Università, i costumi di Carnevale chiusi nelle loro scatole.
Vi ho dovuti abbandonare a uno a uno, mi avete fatto così male quando siete caduti morti, quando ve ne siete andati, e sono rimasta incustodita, abbandonata, esiliata, sono rimasta sola, ma non potevo far altro.
Il giorno della morte della madre lei ne prese il nome, e Amelia, per tutti Melina, divenne Marion. La sua tempesta era lì pronta a non lasciarla; all’età di diciannove anni iniziarono i ricoveri. “La grata della finestra le spezzetta il panorama in rettangoli”. Si sentiva perseguitata da spie (le stesse che ricordava nel passato del padre), era tormentata da voci che sentiva solo lei, nella tempesta della sua mente.
A Roma conoscerà Moravia, suo cugino, Rocco Scotellaro, al quale sarà legata da una profonda amicizia, Carlo Levi, Mario Tobino, il “celui que j’aime”, Roberto Balzen, severo, impietoso e attratto dagli scritti di Amelia. In seguito Pasolini, Dacia Maraini e tanti altri intellettuali del tempo.
Amelia, capelli lunghi, occhi e bocca brillante, suonava il violino e il pianoforte e parlava tre lingue,
scriveva di pensieri e di passi, a frammenti su quaderni che rimetteva poi nelle tasche della giacca, e quando lo faceva usava la penna, e scriveva e andava avanti e indietro.
Tutti gli appuntamenti mancati è uno splendido e commovente ritratto di una giovane donna, delle sue poesie, della sua esistenza, dei suoi pensieri, dei suoi dolori nella Storia, dei suoi amori, di una vita tormentata che la condusse al suicidio come Sylvia Plath, autrice che Amelia Rosselli amò e tradusse.
Tutti gli appuntamenti mancati: Un ritratto immaginario di Amelia Rosselli
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