Tempo innamorato
- Autore: Gianna Manzini
- Categoria: Narrativa Italiana
- Casa editrice: Mondadori
- Anno di pubblicazione: 2025
Mondadori nella Collana Oscar riedita Tempo innamorato (2025, introduzione di Cristina Savettieri), romanzo d’esordio di Gianna Manzini (Pistoia, 24 marzo 1896 – Roma, 31 agosto 1974), pubblicato per la prima volta da Corbaccio nel 1928, poi ampiamente rivisto nel 1943. Il volume contiene il saggio La lezione della Woolf riportato in appendice.
Una donna che sembra nutrire di bontà la sua bruttezza dolce e quasi contagiosa fu abbandonata dal marito. Spietatamente ragionevole, divenne amica della propria pena.
Non esistono donne brutte, ma solo donne trascurate, sosteneva a ragione anni fa Gianfranco Funari, noto conduttore televisivo. Però Clementina, una delle due protagoniste di questo romanzo, esempio di narrativa modernista, insieme agli Indifferenti di Alberto Moravia (1929), uno dei romanzi più discussi e importanti della fine degli anni Venti, è irrimediabilmente brutta. Senza appello. Infatti, la donna “affatica chi la guarda”.
Al marito, Ugo, ormai andato a vivere con una vedova di nome Rita, che aveva due figlioli, Clementina non chiese nulla: le sarebbe piaciuto invece aiutarlo, partecipare appena alla fortuna che gli consentiva d’essere, finalmente, con quei bambini d’intorno, davvero capo di famiglia. Le era rimasta soltanto, in una strada di suburbio, una bella casa che, avendo quattro facce scoperte, guardava, come un girasole, passare per la campagna tutte le ore illuminate. La offrì ai due amanti, che le consentissero d’accostarsi alla loro vita. Si sarebbe occupata dei bambini, divenendone magari la maestra. Non per nulla era ingobbita a studiare. Gli amanti invece furono sbigottiti da quell’offerta: la loro coraggiosa felicità, ammessa da una creatura, che durava in un vivere inginocchiato, si avviliva. Fu così che la sfuggirono, e ne ebbero paura. Ma un giorno lei andò in casa loro a portare qualche libro ai piccini. Le aprì il maggiore e rimase zitto, senza invitarla a entrare. Allora qualcuno, con uno spintone, la buttò per le scale.
Finse sempre di non sapere che era stato suo marito.
Una favola nera, cupa, triste, redatta da Gianna Manzini, che è stata una delle più importanti scrittrici italiane del XX secolo, nata in un’agiata famiglia della borghesia locale pistoiese e che si formò nell’ambiente fiorentino della rivista “Solaria”. Trascorse gran parte della sua vita a Roma. Narratrice, cronista, saggista, fine lettrice e divulgatrice dell’opera di Virginia Woolf, Manzini, una vita divisa tra letteratura e impegno civile, con una narrazione ricca di preziosismi lessicali e metaforici, ha esplorato temi come l’identità, la memoria e l’emancipazione femminile. Tra le sue opere, di cui è in corso la ripubblicazione negli Oscar Mondadori, Tempo innamorato (1928), La sparviera (1956, premio Viareggio) e Ritratto in piedi (1971, premio Campiello). Senza eredi, poco prima di morire, lasciò tutta la sua opera alla Mondadori.
Tempo innamorato
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