- Autore: Thomas Strässle
- Genere: Storie vere
- Categoria: Narrativa Straniera
- Casa editrice: L’orma editore
- Anno di pubblicazione: 2026
Questo libro si basa su una storia vera, accaduta tra il 1965 e il 1966. Punto di partenza per la ricostruzione narrativa è stata una conversazione che lo scrittore Hermann Burger ebbe con i miei genitori nel 1975, documentata su una cassetta audio che, insieme al resto del lascito di Burger, è confluita nell’Archivio svizzero di letteratura (ASL) di Berna.
È lo stesso Thomas Strässle ad annunciarci, alla fine del suo libro, il legame che lo lega indissolubilmente alla storia narrata e il materiale usato; le pagine ammalianti di Storia di una fuga, edite da pochi giorni nel catalogo delL’orma editore (nella felice traduzione dal tedesco di Marco Federici Solari), raccontano infatti un momento cruciale vissuto da sua madre e da suo padre, tedesca la prima e svizzero il secondo, nel periodo più crudo della storia della Repubblica Democratica Tedesca, mettendo in scena le avventure rocambolesche, arrischiate e da cardiopalma di una coppia di giovanissimi decisi a rischiare tutto pur di costruire insieme il futuro desiderato.
Si conoscono a Erfurt, in Turingia, per una congiunzione del destino, fra masse di studenti e giovani, in mezzo a programmi di viaggi di studio e gite alle accademie; si incrociano, guardano, sorridono fra i chiacchiericci dei compagni, si rivedono qualche giorno dopo. Un amore, un colpo di fulmine senza ombra di dubbio, di cui però sappiamo poco, ma ben trasmesso dalle andate e ritorni di lui fra Dresda e la Svizzera, dalle lettere che si scambiano e da un progetto che, silente, si installa fra di loro fin dal primo istante o giù di lì, come se la fuga coincidesse quasi in toto alla fiamma del sentimento.
“Si tratta di una donna. Vorrei sposarla.”
“Nessuno glielo impedisce.”
“Ma non voglio vivere con lei nella DDR.”
“E perché no?”
Mio padre non aveva una risposta pronta a questa domanda. Non se l’era mai posta, e nemmeno mia madre se l’era mai posta. Non gli era mai venuta in mente. Una vita assieme a Est era una cosa impensabile, assurda. Per entrambi era chiaro che il loro futuro sarebbe stato in Occidente, anche se lì lui non poteva comunque offrirle una prospettiva sicura.
L’autore racconta non tanto la storia fra i suoi genitori, quanto soprattutto il loro avventurarsi complesso e arzigogolato nelle falle e nelle restrizioni della burocrazia e della polizia, illustrando la prigione della DDR e lo stritolamento dei suoi cittadini. Questo rende l’andamento delle pagine di Storia di una fuga quasi da thriller: fra eludere i controlli, falsificare i timbri e trovare falsi passaporti è tutto un incasellarsi di espedienti e tentativi, ricerca di indirizzi e folli idee, compiuti nella più assoluta ingenuità e impreparazione di due ragazzi poco più che ventenni, ma contrastati però da un desiderio fortissimo di riuscire nell’impresa.
Allo stesso modo, Thomas Strässle ricostruisce puntigliosamente le coordinate della Storia e, per farlo, si serve di ampie citazioni e apre dettagliati focus su aspetti minimi della burocrazia e della geopolitica. Il suo romanzo, d’altronde, mostra la prepotente influenza delle leggi nei tracciati umani; un’ambasciata aperta (o non ancora aperta) in una capitale e i cavilli interpretativi di un paese ancora in fase di sviluppo legislativo gettano i due nella più buia disperazione, instaurando tutto intorno al loro progetto la paura della denuncia e della punizione. E, come se non bastasse, anche minimi dettagli e campi insospettabili possono far pendere, in un baleno e per una dimenticanza, l’ago verso la sconfitta; diventano così di capitale importanza la vittoria nella fase a gironi di un campionato di calcio, la struttura ingegneristica di un aeroporto o l’háček, il minuscolo uncino posto sopra la C nei passaporti – sì, sul coronamento di un amore e la fuga da una dittatura può avere l’ultima parola un espediente grafico creato ad hoc da un linguista boemo del XV secolo!
In mezzo: due vite in due sistemi completamente diversi. Lei da questa parte, lui dall’altra, o viceversa, a seconda del punto di vista. Fu la prova più dura. Erano ormai legati quasi indissolubilmente da un progetto comune, e allo stesso tempo separati nel modo più netto da una cortina che non lasciava passare nulla senza osservarlo e registrarlo. Erano entrambi soli con i propri sentimenti.
Lo scrittore elvetico porta così in libreria una delle più intense testimonianze sulla vita nella vecchia DDR, in uno stile originale e svelto, che mozza il respiro e butta già lettori o lettrici lungo lo scivolo ripido delle sue pagine; perché, in definitiva, se la stessa presenza su questa terra dell’autore potrebbe far pensare a un buon esito della fuga, l’incubo e l’imprevisto stanno lì comunque ad attendere i suoi giovani genitori dietro ogni angolo.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Storia di una fuga
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