- Autore: Marilena Ferrara
- Genere: Musica
- Categoria: Saggistica
- Anno di pubblicazione: 2025
Era ora che qualcuno pubblicasse un libro sulla storia dei Pitura Freska e finalmente ci ha pensato l’Editoriale Programma che, nel 2025, ha stampato l’opera di una propria collaboratrice: Marilena Ferrara. Il testo si intitola Sir Oliver Skardy. Biografia legalizzata dal poeta venessian, dai Pitura Freska a oggi.
Gaetano Scardicchio, in arte Skardy, è senza dubbio il musicista reggae più famoso d’Italia e non è affatto poco, considerando che ha inciso i suoi successi in veneziano! Ma a pensarci bene non c’è nulla di strano. Innanzitutto, anche prima di Goldoni, il veneziano è stato apprezzato (ed evidentemente compreso) in tutta la Penisola, e in secondo luogo la scelta del vernacolo per interpretare un genere creato da giamaicani che parlavano un inglese dialettale è stata obiettivamente una genialata. Skardy può piacere o meno, ma le sue capacità poetiche sono indiscutibili. I suoi versi sono stati sempre ispirati dalla musa popolare, certo, ma essa a Venezia è sempre stata prolifica e il cantante merita di essere affiancato a Francesco Gritti (1740-1811) e a Pietro Buratti (1772-1832).
Partendo dalla veste grafica e dalle illustrazioni, forse nelle pagine della biografia sarebbe stato preferibile lasciare spazio solo ai documenti originali senza introdurre disegni nuovi (col rischio di confondersi), ma questa è solo un’opinione personale. Il libro è prezioso già solo per la discografia, la videografia e le note sulle formazioni in esso contenute; ripercorrere cronologicamente questi elenchi compilati con cura è un emozionante viaggio nel tempo che youtube ci concede di compiere anche a costo zero. Skardy non è solo i Pitura, sia ben chiaro, e tanto del materiale che ha prodotto è oggi raro anche nel Veneto: avere un riferimento per far ordine in modo chiaro è già tanto.
Su alcuni passaggi del volume resta qualche dubbio, ne citiamo uno:
Nessuno canta in dialetto nei primi anni Ottanta ad eccezione dei neomelodici, e di certo nessuno canta in dialetto veneto, tranne forse i gondolieri, gli alpini e qualche nonno che si ricorda le canzoni popolari del Dopoguerra.
In verità, ci sarebbe da dire che Lino Toffolo (1934-2016) ha iniziato a comporre canzoni in veneziano da giovanissimo, ottenendo un buon successo sin dal 1963; inoltre il Canzoniere Popolare Veneto è nato nel 1964 e, per citare un esempio più vicino agli anni Ottanta, il bellissimo disco Ostreghe, Capetonde, Caragoi di Michela Brugnera con I Torototela è del 1977. Ora, se vogliamo dire che "nei primi anni Ottanta non c’era nessun musicista NUOVO che cantasse in veneziano" può anche essere vero, ma non è vero che nessuno lo avesse mai fatto anni prima. Anzi, all’epoca Alberto D’Amico (1943-2020) e Gulatiero Bertelli erano attivi dal vivo, e peraltro il secondo continua a esibirsi anche ai giorni nostri. Possibile che questi artisti, e in particolare il Canzoniere Popolare Veneto (che di fatto ha contribuito in maniera decisiva a sdoganare la storia e la tradizione veneziana tra gli elettori della sinistra), non abbiano influenzato in nessun modo l’aria culturale respirata dal giovane Skardy?
Più che una biografia scritta confrontando una pluralità di voci e fonti primarie, il testo è soprattutto "un’autobiografia dettata", coi documenti aggiunti fondamentalmente come corredo; va riconosciuto anche questo. In ogni caso è un libro da leggere con raziocinio, poiché rivela molto anche in maniera non propriamente esplicita. Se ci si sofferma sul lato umano, senza correre subito alle vicende dei trionfi musicali, ci si rende conto per esempio che Skardy ammette di aver bevuto troppo, diventando dipendente, autosabotandosi e creando problemi anche a chi gli era vicino.
Indiscutibili ed equilibrate sono le osservazioni sulla pirateria musicale e sulla disponibilità della musica in rete; è vero che in generale l’acquisto di dischi è drasticamente calato, ma è anche vero che Skardy continua ad avere un grosso seguito anche grazie agli strumenti digitali.
Gaetano riflette con piena onestà pure sulle sue famose scelte lavorative: quando il successo gli arrise, Sir Oliver non si fidò del tutto e privilegiò il suo posto da bidello. In realtà fu una scelta saggia, ma che danneggiò i progetti di altri membri dei Pitura. Bisogna tuttavia riconoscere che in effetti non si riesce facilmente a vivere di reggae. Oggi giustamente Skardy definisce il genere "musica da enciclopedia" (anche perché per collezionare tutti i dischi che permettono di capire davvero il fenomeno ci vuole molto spazio in casa): "come il blues o il jazz, è seguito da pochi intenditori".
I Pitura Freska ebbero un buon riscontro anche in Giamaica, ma nemmeno lì, osserva il cantante, le cose sono facili: "[il reggae] non funziona più nemmeno in Giamaica[,] dove è nato[,] perché i giovani sono più propensi a seguire lo stile americano, si buttano sull’hip hop e sull’elettronica". Un problema fondamentale viene riconosciuto nei pregiudizi dei musicisti neri:
[essi inizialmente] non vedevano di buon occhio quella che consideravano pura appropriazione culturale da parte dei bianchi, erano ostici e solo in seguito si sono resi conto delle potenzialità del loro genere una volta diffuso in tutto il mondo. Il reggae è rinato in ogni luogo dove ha preso piede, ogni nazione o persino regione, come nel nostro caso, l’ha reinterpretato legandolo al proprio territorio e al proprio vissuto: più che appropriazione, è immedesimazione e condivisione. L’ostilità però aveva fatto sì che i musicisti storici si rivolgessero al pubblico in maniera settoriale, snobbandone una grossa fetta per troppo tempo e creando una nicchia selettiva che ha finito per allontanare anche i loro stessi figli e nipoti.
In fondo, quanto denunciato da Skardy è ciò che oggi succede anche nel mondo della cultura. In Italia tanti cenacoli, riviste, associazioni e pure le facoltà delle università pubbliche sono soggiogati da vecchioni egocentrici (nel caso degli ambienti accademici, sono i miserabili "baroni") che non riconoscono alcuno spazio ai giovani, non riescono a passare il testimone e preferiscono portarsi tutto nella tomba. Ovviamente sono gli stessi mediocri figuri che poi lamentano di non avere "eredi", mentendo spudoratamente per nascondere le proprie responsabilità.
Tornando ai Pitura Freska, e a discorsi più leggeri, è interessante il fatto che i punk del Veneziano siano stati tra coloro che non si sono fatti problemi ad accogliere sin dagli esordi i pionieri del reggae locale:
I punk veneziani, che come i colleghi britannici sono inclusivi dal giorno zero in quanto abituati all’etichetta di reietti per antonomasia, spartiscono volentieri gli spazi con i Pitura Freska, apprezzando anche il loro repertorio irriverente. I due generi fanno a cazzotti, i musicisti per fortuna no e il pubblico si adatta, superando lo sbigottimento iniziale dato dal contrasto.
Sul punk veneto è stato scritto ancora troppo poco a livello di saggistica, ma ultimamente stanno uscendo tanti libri validi che documentano la storia della musica italiana oltre i confini del pop commerciale: quello di Marilena Ferrara è uno di questi e merita l’acquisto; vediamo se altri scrittori, indagando altri generi, seguiranno le sue orme. Tirando le somme, il giudizio finale sull’opera è più che positivo.
Sir Oliver Skardy. Biografia legalizzata dal poeta venessian, dai Pitura Freska a oggi
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Sir Oliver Skardy. Biografia legalizzata dal poeta venessian, dai Pitura Freska a oggi
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