Rosso siciliano
- Autore: Guido G. Guerrera
- Categoria: Narrativa Italiana
- Anno di pubblicazione: 2025
Amelia Sole: alla mamma era piaciuto chiamarla così, per quanto non fosse un nome siciliano, in una terra di Santuzze, Concette, Addolorate, Marie Assunte. È tipicamente siculo, invece, Saruzza, il nome della zia che l’ha cresciuta da neonata, la leucemia si era presa Serafina appena una settimana dopo il parto. Narra di Sicilia, di sicilianità, di donne e di genere (tutt’altro che debole, sia pure sessant’anni fa), il romanzo di formazione al femminile di Guido Guidi Guerrera Rosso siciliano, pubblicato da Minerva (Bologna, ottobre 2025, collana “Egicida”, 202 pagine).
L’autore, giornalista e scrittore di origini siciliane che vive e lavora in Toscana, ha collaborato a lungo con “La Nazione”, “Qn”, diversi quotidiani e riviste specializzate. Biografo di Franco Battiato, è un’autorità negli studi su Ernest Hemingway. Fernanda Pivano lo considera tra i massimi esperti in Italia della figura del romanziere dell’Illinois. È anche l’unico italiano ammesso nell’arco di un ventennio al Coloquio Internacional Hemingway all’Avana.
Sotto certi aspetti, la Sicilia degli anni Sessanta non è tanto lontana - quanto invece quella odierna - dalla Spagna caliente cara al narratore di Fiesta e Per chi suona la campana. Somigliano decisamente, soprattutto nei paesaggi assolati più distanti dal mare, battuti dal vento, polverosi, spopolati, attraversati ogni tanto da uomini col capo coperto da coppole, a dorso di un asino o un mulo.
Zia Saruzza Terranova è visceralmente legata alla nipote, sebbene Amelia sia lontana, non è più a casa, nemmeno in Sicilia. Quella ragazza è tutto quello che lei non è mai stata da giovane o quello che non ha mai saputo essere: ribelle, coraggiosa, autonoma, non intimidita dai maschi. Lei invece è stata piantata in asso, diciassettenne, dall’ex innamorato andato a fare il Carabiniere nell’Alta Italia. E poi la nipote manifesta una personalità spiccata e una femminilità genuina esuberante, che non solo Saruzza ma quasi tutte le siciliane si vedevano costrette a tenere nascoste, ammesso che ne fossero beneficiate dalla natura, dalla carnalità e dal carattere.
Un giorno Amelia era sparita, “come un aquilone che si alza nel cielo e non lo vedi più”. Mi piace lo stile di Guido, è acqua fresca che sgorga dal rubinetto, piacevole da bere. È pioggia su terreni che aspettano d’essere dissetati. È uno scorrere di periodi senza ostacoli, è passionale, genuino e sotteso da una costante corrente erotica, anche quella al femminile.
Amelia Sole ha lasciato una traccia di sé, un diario. Più di un’orma: un libro aperto, destinato a restare chiuso, intimo, personale, ma che la zia si sente autorizzata a violare, a penetrare, per nutrirsi di ricordi e rafforzarsi, assimilando la consapevolezza di una donna più realizzata di lei. Avrà poi altri limiti, ma Saruzza non soffre d’essere zitella, per quanto sia così che si sente guardata e crede d’essere chiamata dai compaesani. Ha smesso da tempo di aspettare il principe azzurro, che immaginava se non in sella al cavallo bianco almeno a bordo di una 500 di quel colore.
Divora le pagine di Amelia, pur accostandosi sempre col timore di scoprire “cose brutte”, che non vorrebbe sapere, per via della sincerità quasi sfacciata delle riflessioni. E poi non sta bene mettere il naso nell’intimità degli altri. Però, da quando la nipote se n’è andata, è stato più forte di lei entrare nel mondo di quella “ragazza strana e selvatica, fatta di fuoco e d’aria”. Il quaderno con le farfalle sulla copertina e la scritta “IO” l’avevano proiettata verso un’umanità che ignorava,
viziosa e labirintica ma anche capace di afferrare valori alti, di lambire le vie del cielo passando per quelle dell’inferno. L’aveva fatta sognare, illanguidire, inorridire, la esaltava e la eccitava e per questo qualche volta la malediceva.
Aveva letto e riletto quel diario all’infinito. Ogni volta era come se fosse la prima. Lo conosceva a memoria e tenerlo tra le mani rappresentava la cosa più elettrizzante mai capitata nella sua vita piatta come un’asse da stiro.
Di che materia era fatta Amelia Sole? Chi era veramente?
Angelo o demonio, perdizione oppure una sorta di veicolo di conoscenza sublime per se stessa e per gli altri, tentazione o opportunità?
La tensione le aveva provocato anche sogni erotici, loro due nude sulla spiaggia di Punta Faro...
Sempre zia Saruzza ora dipende in tutto da Amelia, se le scrive, se non le scrive, se invia cartoline come quelle da Cuba, se non lo fa, se non si fa viva. Di rimbalzo tra i pensieri solitari della donna e gli scritti sensuali, diretti, stupefacenti dell’eterna ragazza in giro per il mondo - è giornalista, un giorno la si vedrà tornare via mare in Sicilia - si dipana un romanzo a tratti amaro, ma sempre emotivamente teso eppure molto spesso dolce, come le prelibatezze tradizionali dell’arte pasticcera siciliana, cui Guerrera accenna spesso e volentieri.
E poi c’è Agatina la Rossa, romanzo nel romanzo, un esemplare di donna tanto debole all’esterno, quanto forte invece dentro di sé. Sopraffatta dalla società degli uomini, che la trattano da strega e poi la rinchiudono in manicomio trattandola da pazza, è l’incarnazione di una conoscenza femminile ancestrale e di una sfida al potere patriarcale. A proposito, i manicomi erano quelli terrificanti, implacabili, di poco più di cinquant’anni fa, vere anticamere dell’inferno.
In conclusione, viva le donne in questo romanzo, risolute come Amelia, che a quindici anni sedeva ancora a gambe larghe, come un “masculazzu”. E dire che bastava poco, in quella Sicilia, per essere apostrofata buttana dai maschi.
Merita un menzione il coloratissimo, vivido disegno in copertina, merito di Lelio Bonaccorso, illustratore, fumettista e poeta messinese.
Rosso siciliano
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