- Autore: Francesco Brancati
- Categoria: Saggistica
- Casa editrice: Marsilio
- Anno di pubblicazione: 2023
Francesco Berni (1497-1535) è stata una figura di grande importanza all’interno del panorama della letteratura italiana rinascimentale. Nelle storie letterarie e nella scuola (quando viene trattato) è ricordato soprattutto per essere esponente di quella corrente “antipetrarchista” e “anticlassicista” insieme a Pietro Aretino (suo acerrimo rivale), Teofilo Folengo, Ruzante e altri. La sua fama, infatti, si deve soprattutto alle sue rime giocose (sonetti, sonettesse, capitoli) nelle quali, continuando la tradizione della poesia burlesca tre-quattrocentesca, riuscì a superare i suoi predecessori. In particolare, egli fu il capostipite di un vero e proprio genere letterario chiamato capitolo bernesco, componimenti burleschi e satirici di media lunghezza (si può andare da circa 60-70 versi fino anche a 200) scritti in terza rima (il metro, per intenderci, in cui è scritta la Divina Commedia).
Eppure, Berni riveste un’importanza fondamentale anche all’interno della storia del genere cavalleresco, poiché fu autore del cosiddetto Rifacimento dell’Inamoramento de Orlando (noto anche come Orlando innamorato), cioè una riscrittura in lingua toscana e “moralizzata” del celebre poema di Boiardo pubblicata postuma (1542) in cui l’autore invita a leggere le vicende narrate in funzione dei proemi premessi a ogni canto e degli insegnamenti morali che vi si espongono. Si tratta di un testo di grandissima importanza, poiché per secoli l’opera di Boiardo sarà conosciuta proprio in questa versione, fino almeno all’Ottocento, quando avvenne una riscoperta del testo boiardesco originale, anche se alcuni continuarono a preferire la versione di Berni.
Ma perché Berni, autore dei famosi capitoli burleschi, scrisse un testo dal tono cupo e moraleggiante, tentando di allegorizzare le vicende dei paladini boiardeschi? Perché decise di non pubblicare il poema, che vide la luce soltanto sei anni dopo la sua morte in un ambiente editoriale vicino all’eterno avversario Aretino? Perché e da chi è stato interpolato l’originale? Sono queste alcune delle domande a cui cerca di rispondere Francesco Brancati, che attualmente è assegnista di ricerca presso l’Università di Pisa. Con il suo libro Riscrivere Boiardo. Francesco Berni, il «Rifacimento» dell’«Inamoramento de Orlando» e il proemio del romanzo cavalleresco (Marsilio, 2023), Brancati offre un contributo fondamentale agli studi rinascimentali, illuminando un’opera enigmatica e spesso trascurata come il Rifacimento berniano. Attraverso un approccio multidisciplinare che coniuga filologia, storia editoriale e analisi letteraria, l’autore non solo ricostruisce le vicende complesse del poema di Berni, ma ne svela il ruolo cruciale nell’evoluzione del genere cavalleresco e nella nascita della soggettività narrativa moderna.
Il libro si apre con un’indagine avvincente sulle circostanze oscure che accompagnarono la pubblicazione postuma del Rifacimento (1542) – dopo la prematura morte dell’autore, avvenuta probabilmente per avvelenamento – tra falsificazioni, interpolazioni e rivalità letterarie. L’opera fu pubblicata in due edizioni: una uscì a Milano presso la stamperia dei fratelli Calvo nel 1542, mentre un’altra finta edizione (in realtà un’emissione) uscì dai torchi veneziani degli editori Giunta con la falsa data del 1541. Quest’ultimo è
un testo con ogni evidenza manomesso, all’inizio e alla fine, con l’intento di danneggiare la figura di Berni, come del resto viene dichiarato nella successiva edizione dei Giunta uscita nel 1545 e contenente il restauro delle prime 82 ottave del i canto.
Brancati rilegge questa storia come un thriller culturale, dove si intrecciano le figure di Pietro Aretino, Gian Alberto Albicante e Gian Matteo Giberti, identificato come vero ispiratore dell’operazione allegorico-moraleggiante di Berni. L’analisi delle edizioni (con le manipolazioni antiberniane dei Giunta) e del contesto politico-ideologico post-Sacco di Roma (1527) dimostra come il poema sia un caso letterario ancora aperto, meritevole di una futura edizione critica.
La sezione più innovativa del volume esplora la rivoluzione narrativa dei proemi cavallereschi, da Pulci e Boiardo ad Ariosto e Berni. L’autore mostra come, nel Furioso, il prologo diventi spazio di autoriflessione soggettiva, anticipando la coscienza dell’io romanzesco. Berni, pur mutuando da Ariosto la figura di un narratore ironico e personalizzato, ne stravolge la funzione: i suoi proemi diventano pulpiti moralistici, dove l’amor cortese è reinterpretato alla luce dell’etica gibertiana e del messaggio evangelico. Queste scelte risultano incongruenti rispetto alle dichiarazioni dell’autore nel Dialogo contra i poeti e all’irriverente sperimentalismo delle Rime. Infatti,
la concezione spirituale di Giberti influenza il narratore del poema al punto da rendere incompatibili e contraddittori i profili autoriali ricavabili da Rime e Dialogo, da un lato, e Rifacimento, dall’altro. Eppure, se un aspetto unificante è rinvenibile, questo si situa certamente al livello dello stile e della costruzione retorica, non sul piano delle scelte etiche o teorico-letterari.
Berni, infatti,
predilige le forme di un classicismo medio, imperniato sulla concretezza delle immagini e sull’aderenza al vero delle cose.
Il capitolo intitolato Riscrivere l’amore di Orlando affronta il tema della
posizione di Berni, desumibile dai proemi, sulla funzione di Amore e riprende la peculiare soluzione allegorica già predisposta dal narratore come lente esegetica privilegiata per decifrare il senso delle epopee boiardesche.
Tra le questioni, allora molto attuali, presenti nell’opera vi è soprattutto la Querelle des femmes, e il libro evidenzia come Berni trasformi Angelica e Orlando in emblemi di una morale anti-cortese. L’allegoria, strumento chiave del Rifacimento, serve a censurare la passione boiardesca, ma produce un’ibridità ideologica: il narratore berniano oscilla tra misoginia e celebrazione della donna “onesta”, in dialogo con Castiglione, Bembo, Girolamo Vida e lo stesso Ariosto.
La parte finale del libro delinea i criteri per una futura edizione del Rifacimento, proponendo un saggio di edizione e commento al I canto. Brancati evidenzia subito alcuni problemi filologici, come la scelta dell’edizione da mettere a testo, l’individuazione dell’edizione boiardesca usata da Berni o la questione delle interpolazioni. Il commento, invece, mette in luce soprattutto i riferimenti intertestuali e le scelte stilistiche e retoriche della riscrittura, che non erano state accuratamente scrutate nei precedenti tentativi di edizione.
Riscrivere Boiardo colma, insomma, un vuoto negli studi rinascimentali, unendo rigore filologico e visione teorica. Brancati dimostra che il Rifacimento, pur nella sua eccentricità, è un ponte tra l’epica e il romanzo, tra Ariosto e la modernità. Consigliato non solo agli specialisti, ma a chiunque sia interessato alla storia della soggettività letteraria e alle dinamiche del potere culturale nel Cinquecento. È una lettura per nulla leggera, ma senz’altro avvincente e utile per studiosi e appassionati.
Riscrivere Boiardo. Francesco Berni, il «Rifacimento» dell’«Inamoramento de Orlando» e il proemio del romanzo cavalleresco
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