Rëbra. Musica sulle costole. Ribellione musicale dentro la cortina di ferro
- Autore: Cristina Giuntini
- Genere: Musica
- Categoria: Saggistica
- Anno di pubblicazione: 2026
Avevano la flessibilità sottile delle lastre radiografiche. Si trattava anzi di vere e proprie lastre radiografiche con sopra incisi audio occultati all’occhio del Grande Fratello sovietico. I rëbra (in russo рёбра, "costole") erano dischi illegali, impiegati nell’Unione Sovietica degli anni ’50 e ’60 per aggirare il controllo degli apparati di regime. Riprova che la vexata quaestio sul fatto che a canzoni si “fan rivoluzioni / si possa far poesia” (Guccini) sia pleonastica è ormai assodata: certo che sì. Persino a latitudini di facciata democratica, certa musica e certe canzoni hanno inquietato il conservatorismo di potere (nell’Italia degli anni Settanta De Andrè era spiato dalla polizia politica, e Lolli per ridicola vulgata popolare, tacciato di collusione con le Brigate Rosse).
Ma nella fattispecie la storia non è questa. La storia sotterranea dei rëbra di cui tratta il saggio di Cristina Giuntini, Rëbra. Musica sulle costole. Ribellione musicale dentro la cortina di ferro (Vololibero 2026), asseconda moventi censori e d’altro canto libertari, artistici prima ancora che politici: la circolazione clandestina dei rëbra in Unione Sovietica è da assumersi infatti, in primo luogo, come fenomeno rivendicativo di quella libertà di fruizione musicale regimentata nell’URSS degli anni della Guerra Fredda. Poco di più e poco di meno: dopo lo strategico filarino con l’America nel corso della guerra mondiale, ciò che il potere sovietico temeva erano le ricadute che mode, stili di vita e generi musicali importati dagli USA potessero avere sulla tempra - fisica e mentale - dell’uomo nuovo prospettato dal socialismo. In quegli anni confrontarsi con il jazz o forse, peggio ancora, con il rock occidentali suonava come viatico distraente dalla causa politica. Antitesi al rigore e all’austerità previste per l’instaurarsi del comunismo su vasta scala. Riguardo al rapporto tra potere e legittimità delle espressioni artistiche, la strada era del resto già stata tracciata da Lenin. Con queste parole:
Ogni artista, chiunque si consideri un artista, ha il diritto di creare liberamente, secondo il proprio ideale, indipendentemente da tutto [...] tuttavia, noi siamo comunisti e non dobbiamo stare con le mani in mano e lasciare che il caos si sviluppi a proprio piacimento. Dobbiamo guidare sistematicamente questo processo e formare il suo risultato.
Malgrado ciò, decenni dopo e senza strette abiure ideologiche, in parallelo ai “dischi delle costole” (con dentro le demonizzate canzoni di complessi e autori occidentali, e anche di qualche dissidente sovietico) germina in URSS la corrente sottoculturale degli Stilyagi, a sfidare il conformismo sovietico mediante un lifestyle transustanziato in azione socio-politica. Col sostegno trasgressivo di sottofondi jazz e rock. Beninteso.
Questo stato di cose durò più o meno immutato, fino al 1989, anno della caduta del Muro di Berlino, ma i suoi effetti si fecero sentire ancora a lungo anche dopo tale evento. Come verifica spicciola, basta farsi un giro sul sito www.discogs.com, dove ancora oggi tutte le edizioni russe dell’album Revolver dei Beatles sono classificate come unofficial [...] Che i Beatles, sotto un regime come quello sovietico, fossero considerati, dal potere costituito, come il fumo negli occhi, non stupisce, basta pensare a quanto essi, soprattutto inizialmente, fossero osteggiati anche nel ‘libero’ Occidente, da parte delle classi più conservatrici e perbeniste. Ma non solo il rock fu messo al bando in Unione Sovietica: il divieto riguardò anche il jazz, il tango, il foxtrot, e svariati artisti indigeni che, perseguitati dal regime, a volte solo per avere interpreto un determinato brano, furono costretti a emigrare per evitare di trascorrere diversi anni in prigione, o nei famigerati gulag.
Incrociando storia e memorie del sottosuolo - autori, tecnici, musicisti, appassionati, creativi – Rëbra. Musica sulle costole. Ribellione musicale dentro la cortina di ferro è un libro raro, in quanto si esprime su un argomento marginale ma non per questo meno interessante della storia discografica mondiale. Tra le sue pagine scorre una linfa parallela e segreta, fatta di passioni musicali, fantasmi dei gulag, libertà di parola, segreti e bugie, registrazioni naif, paradigmi di ribellione e rivendicazione colorate sotto il giogo opprimente della dittatura. Libro accurato e notevole, di piacevole lettura.
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