- Autore: Carola Cestari
- Genere: Raccolte di racconti
- Categoria: Narrativa Italiana
- Anno di pubblicazione: 2025
Racconti? I testi di Carola Cestari sono poesie in prosa, liriche senza rime. Trentacinque, nella raccolta Racconti al volo, pubblicata da Nepturanus, in prima edizione questa primavera (marzo 2025, collana Perle di vetro, 124 pagine).
Scrive storie brevi, circondata da libri e gatti, ama viaggiare e coltivare piante sul balcone, veri orti sospesi. Si presenta così l’autrice milanese, di nascita e di residenza. Lettrice seriale, scrittrice per passione, ha trascorso gli anni giovanili in Veneto, a Treviso e Padova, dove si è laureata in statistica economica. Senza dimenticare l’anno intero nella scozzese Glasgow, ha lavorato per un triennio a Torino, tornando sotto la Madonnina dal 2007, con la famiglia. I primi racconti e storie brevi risalgono al 2018, seguiti da numerosi altri che hanno meritato premi in più di cinquanta concorsi letterari. Nel 2021 è uscito il primo romanzo poliziesco: Nero Catrame. L’anno successivo è toccato al sequel ImPURO SANGUE, preceduto a fine gennaio 2022 dalla raccolta di racconti GiallOscuro e seguito dall’antologia di thriller altrettanto al volo OscuraMente. A novembre 2023, anche un romance, Cuore in apnea. Tutti per editori diversi da Nepturanus. È un’autrice versatile, i suoi generi narrativi sono diversi, non sorprende perciò la varietà di contenuti e di protagonisti anche delle numerose storie istantanee della raccolta di cui ci occupiamo.
Autrice e curatori dell’edizione tengono a premettere che si tratta di “racconti autoconclusivi”, pur nella loro brevità spinta: Cestari riesce in pochissime battute a comunicare quello che vuole comunicare. Un grande merito questo, tra tante riflessioni su affetti e sentimenti, difetti e pensieri, delusioni amorose e tradimenti, patologie e stati di esaltazione, pulsioni e desideri.
Nel primo dei racconti brevi, “In fondo”, il tema è liquido, addirittura fisicamente:
Giaccio qui, in fondo al mare. È la mia casa ormai, quest’acqua che volevo solo attraversare. Il mio corpo, pettinato dai flutti come una chioma irrequieta, riposa accanto a quello di altri naviganti perduti come me. Non ce l’abbiamo fatta a raggiungere la sponda il mare, la distanza e la paura ci hanno traditi. O forse sono stati gli uomini, mercanti di futuro e venditori di anime. Non rivedrò più i miei cari, non piangeranno sulla mia tomba le mie sorelle. Qui, tra i fondali, i nostri corpi sono cibo per i pesci.
Superfici increspate anche nel trentacinquesimo, “In viaggio verso il mare”, un elemento che se nel primo è quasi amniotico, placentale, avvolgente, diventa in quello finale una superficie che mantiene, sospinge, salva o perde più d’uno-una di quelli che gli si affidano. E mentre l’io narrante del racconto sta per abbandonare la terraferma, prova angoscia davanti all’immensa distesa d’acqua che sarà il ponte verso la sua nuova esistenza.
Ecco, vedo arrivare l’imbarcazione che ci condurrà al largo. Il viaggio sta per cominciare. Ripenso alla mia vita e comprendo che forse tutto questo è stato un lungo percorso per arrivare fin qui, dove tutto avrà un nuovo inizio. O forse, una drammatica fine.
Nell’alfa e omega della raccolta lirica di racconti, ricorre la tematica del viaggio (e della speranza di un futuro diverso). Carola si sposta per passione e per lavoro ascolta chi viaggia, ruba storie agli sconosciuti accanto a lei. Sono furti innocenti, li trasforma in quelli che chiama “pezzi di vita”. La inducono a riflettere. Ci induce a riflettere.
Qualcuno ammoniva anni fa a non vivere come pacchi postali inerti, a interessarsi, a partecipare, a stare con gli occhi e le orecchie aperte. Ad ascoltare, più che sentire, proprio come fa costantemente Carola Cestari: l’ha reso un modo d’essere (e di viaggiare), anche una ragione in più di apprendere e immaginare, di cogliere e fantasticare, trovare magari una conclusione alla storia dedotta dalla voce di qualcuno che ne ha parlato mentre la vicenda era ancora in corso, del tutto aperta, non ancora conclusa e nemmeno scontata quanto ad una conclusione. Le sue, perciò, sono le storie di tanti, vicende di vittorie e di sconfitte, di momenti difficili che sembrano senza via d’uscita e anche d’improvvisi e salvifici scatti in avanti, magari con l’aiuto di qualcun altro, un’ascoltatrice anonima, nelle stesso vagone o scompartimento, nella metropolitana, sull’aereo o in attesa a terra, al bancone del bar, in coda al check in, seduti al tavolo accanto, in fila a una biglietteria o per i controlli.
Come ha rivelato in una bella intervista, occorre fare attenzione perché potremmo trovarcela accanto, intenta a carpire anche un pezzo della nostra storia, ricorrendo poi a ritoccarla, ovviamente, acconciarla, renderla adatta ad un contenuto narrativo. Per lei è fondamentale che le persone si ritrovino nei suoi racconti,
perché in fondo scrivere è dare una barca a qualcun altro per fare un altro pezzo di percorso, per viaggiare con la mente, con la fantasia o semplicemente nei propri sentimenti.
Nei suoi racconti ci sono amici e brave persone o avversari e pessimi soggetti, si percepiscono stati d’animo e anche stati di malattia.
“Chi sei?” Gli chiese l’uomo. “Sono Cancro, il tuo nemico”.
Qui, lo scopo dell’avversario è chiaro: raggiungere il bersaglio e annientarlo. Si muove velocemente, tra la vita e la morte. Ed è una guerra. È spietata e senza tregua, come l’esistenza: una delle parti soccombe sempre.
Alcuni protagonisti sono cresciuti in orfanotrofio. Poi c’è Lilli Blu, che ha per sorelle Viola e Rosa, visto l’amore della mamma per i fiori e i colori. E anche “la Bersagliera”, costretta a correre da sempre, a causa della piccola statura, per tenere il passo degli altri, delle compagne e compagni di scuola.
Ci sono tanti nelle sue storie, ci siamo tutti. Tutti noi.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Racconti al volo
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