Rabbia liquida
- Autore: Carola Cestari
- Genere: Gialli, Noir, Thriller
- Categoria: Narrativa Italiana
- Anno di pubblicazione: 2026
Interessante il palmares di Carola Cestari: premiata in più di cinquanta concorsi letterari dal 2018. Milanese, è autrice di racconti, storie brevi, romanzi e ora di un poliziesco, Rabbia liquida, prima novità dell’anno per la casa editrice di qualità Nepturanus, nella collana “Zona d’Ombra” (gennaio 2026, 120 pagine). Da lettrice seriale a scrittrice fluviale, in soli otto anni scarsi: sfiorano addirittura la decina i titoli pubblicati, anche un paio all’anno, fra thriller, romance e fantascienza. Tutti degni di nota i prodotti di questa lombarda che scrive, scrive, scrive, circondata da fauna e flora curate amorevolmente, tanto la popolazione felina che le piante vegetali.
Anche romance, abbiamo detto. A pensarci bene, la componente sentimentale non è secondaria nel noir che abbiamo sotto mano ed è quella che ci ha fatto parlare nel sommario di un noir con nuance rosa. C’è anche un gatto, Pasha, delle sorelle Turnham, centrali in questa trama. Una delle due è la vittima number one, mica pizza e fichi.
Il rosa introduce Anna Bonhiver. Protagonista amareggiata e tendenzialmente scostante, nasconde un segreto appassionato, anzi due, la poliziotta di pattuglia in divisa, in coppia con l’agente Anthony Tremblay, nella piovosa Vancouver. La relazione con Angus Sinclar è spacciata, ma non state a sentirla quando dice ch’è lei a “ghostarlo”. Il suo ex, medico, è partito per una specializzazione all’estero. Comunicazioni interrotte. Fine della storia. E poi le cose stanno molto peggio e si complicano tanto più di quanto Anna sia disposta a riconoscere.
Confessa ad Anthony che Angus non si è rivelato la persona che sembrava. Dice d’essere arrivata a odiarlo. Al risveglio dalla sbornia della passione, si è scoperta tanto arrabbiata che l’avrebbe ucciso. Quello che non dice, è che c’è arrivata molto più vicino di quanto si possa immaginare. Non rivela nemmeno del “piccolo essere che cresce dentro di lei, figlio di un assassino”. Non pensate a uno spoiler. Cestari lo fa spiattellare da Anna già nel prologo, prima ancora di addentrarsi nella vicenda gialla.
C’è qualcosa che induce a immaginare possibili sviluppi, è l’insistenza dell’autrice nel descrivere simpatici battibecchi di Anna con il collega fisso di turno, da quando il precedente, Max, è stato promosso capo del loro ufficio nella città canadese. Aggiunta alla delicatezza e al cameratismo affettuoso di Anthony, fa avanzare decisamente il sospetto che tra loro...
Ma lasciamo la pista romance ed entriamo nel vivo del poliziesco. Per meglio dire, nel morto. Un caso rompe la routine delle chiamate per sedare scontri tra gang giovanili, violenze domestiche che le donne non vogliono denunciare e pervertiti che vuoi o non vuoi la sfangano sempre. La segnalazione arriva da ragazzini in procinto di darsele di santa ragione (e non sarebbero botte da orbi, ma molto peggio, spesso autentiche stragi. “Sorella”, c’è da controllare uno spaccio di liquori all’angolo. La saracinesca è rotta e la tizia che ci lavora non si è vista. Di solito, è sempre puntuale.
In effetti, la serranda arrugginita di “Da Mercy-Vini e liquori” è parzialmente divelta. Vetri di bottiglie rotte si vedono già dal marciapiede, nel piccolo negozio. Anna fatica a entrare, strisciando e badando a non ferirsi sui cocci. Uno sguardo all’interno... la richiesta ad Anthony di chiamare rinforzi. Nella semioscurità, una tenue luce rende l’ambiente ancora più sinistro, un vano di cinque-sei metri quadri, con un muro alto all’incirca un metro e mezzo a dividere a metà la stanza. Sul muretto, una grata metallica arriva fino al soffitto. A destra, una vetrinetta espone gli alcolici in vendita. Un luogo protetto nel quale ogni giorno l’anziana Mercy Turnham vende bottiglie agli avventori, passandole attraverso un cassetto a scorrimento metallico. Sbarre di ferro e muretto sono misure di sicurezza che ricordano decisamente le gabbie del film “L’uomo del banco dei pegni”, per quanto il locale ripreso nella pellicola al confronto si direbbe un salone. Il corpo della donna è legato al cancelletto metallico per il passaggio della merce al dettaglio. Carola tratta questo passaggio con scioltezza, senza insistere sul macabro, lasciando dubbi sulle modalità, ma restando comunque terribilmente efficace.
L’anziana pende inerme e scalza, con i polsi bloccati alle sbarre di ferro verticali. È leggermente sollevata dal suolo, come crocifissa, una posizione che non ha potuto assumere da sola. Sembra messa “in bella mostra, come un trofeo”. Dalla giugulare non si ricavano segni di vita. Il cadavere è in ordine e non mostra alcun segno di violenza o di causa della morte. Ciononostante, Anna sa bene che quell’immagine le toglierà il sonno per giorni. Per il resto, l’ambiente appare in ordine, a parte i vetri frantumati all’ingresso, la saracinesca forzata e attrezzi da scasso per terra.
Perchè la donna si trovava dalla parte anteriore della maestosa grata blindata, realizzata per stare tranquilla? Forse conosceva chi l’ha uccisa? Si fidava? Però non si spiegano i segni d’effrazione.
L’abbiamo omesso finora, ma la Bonhiver è la “giovane e tormentata” protagonista dei thriller di Carola
Nero catrame (2021) e ImPuro Sangue (2022), un personaggio con un suo mood acquisito, quindi, però in via di evoluzione in questo ulteriore sequel. Si conferma la validità professionale della poliziotta, che crede tuttavia di essere una cattiva ragazza. Di crescere è cresciuta male, abbandonata dalla madre, poi ripresa e di nuovo lasciata al suo destino, fino al lampeggiare di un faro che ha guidato la sua vita verso una svolta: il concorso in Polizia.
Rabbia liquida
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