Pupi, carretti, contastorie. L’epica cavalleresca nelle tradizioni popolari siciliane
- Autore: Marcella Croce
- Categoria: Saggistica
Pupi, carretti, contastorie. L’epica cavalleresca nelle tradizioni popolari siciliane è un libro di Marcella Croce, edito nel catalogo Dario Flaccovio editore nel 1999.
I Pupi, i carretti e i contastorie sono uniti dalla tradizione cavalleresca che ha pervaso visceralmente l’animo dei siciliani. Si tratta di storie che hanno avuto una larga diffusione in Sicilia, riferite in particolare a Carlo Magno e ai suoi paladini
Il prezioso volume di Marcella Croce contiene presenta una dettagliata descrizione delle origini letterarie e storiche del teatro delle marionette siciliano, dei personaggi rappresentati, come pure dei narratori e del pubblico. Si prendono inoltre in esame le diverse forme d’arte a esso collegate, tra cui soprattutto i variopinti carretti, rappresentati nel ricco corredo fotografico che arricchisce e impreziosisce il volume. È una materia non molto conosciuta, ma a questa incompletezza di dati, informazioni e notizie al riguardo sopperisce egregiamente questo prezioso saggio che nasce dalla sua tesi di dottorato, risultato di ricerche e approfondimenti e di una ricerca sul campo. L’autrice, laureata in lingue e letterature inglese, ha pubblicato numerosi volumi in italiano e in inglese sulle tradizioni popolari siciliane e questo stesso volume è edito pure in lingua inglese (cfr. The Chivalric Folk Tradition in Sicily: A History of Storytelling, Puppetry, Painted Carts and Other Arts, 2014)
Giuseppe Pitrè è uno dei massimi studiosi della materia, fondatore degli studi demografici, demologici e/o antropologici, autore di un saggio titolato La tradizione cavalleresca in Sicilia, in cui evidenzia come le storie del Medioevo, della Chanson de Roland, riferite agli anni del XI e XII secolo, erano state tramandate in Sicilia attraverso i Contastorie. Questi operavano per le strade e ogni giorno raccontavano un pezzo di queste storie cavalleresche che hanno sempre affascinato, in specie le classi popolari, in ragione della polarizzazione ben tratteggiata tra buoni e cattivi, i Cristiani e gli Islamici. Solamente a metà del XIX secolo iniziano a sorgere i teatrini e queste storie vengono rappresentate in spettacoli, solitamente nei giorni di festa, con storie che si sviluppavano per circa due anni. Si assisteva agli spettacoli, partecipando attivamente, lanciando insulti e improperi contro alcuni personaggi, in specie Gano di Magonza il traditore.
Per quanto riguarda i carretti, il passaggio dai Pupi ai carretti ha avuto tempi e sviluppi diversi e i cosiddetti “Masciddari,” le fiancate del carretto, iniziarono a essere dipinti con gli stessi temi dell’opera dei Pupi, le stesse storie e personaggi. I carretti richiedevano l’opera di almeno quattro artigiani diversi: il falegname costruiva le parti fondamentali del carretto e poi il fabbro poneva un’intelaiatura di metallo nella parte centrale della ruota, in modo che quando il carretto si muoveva produceva un suono particolare; poi c’era l’artigiano denominato “siddunaro”, che faceva le decorazioni del cavallo, gli “armiggi”. Un altro importante artigiano del carretto era lo scultore, essendovi molte parti del carretto scolpite in legno accanto ad altre parti metalliche che emettevano un particolare e singolare suono diverso per ogni carretto che, oltre che strumento di lavoro per trasportare merci di vario genere, era utilizzato anche per uscite in famiglia nei giorni di festa.
Il teatro dei Pupi a Palermo è diverso da quello di Catania e per “puparo” si intende sia quello che costruisce il Pupo ma anche quello che fa di tutto nel teatrino, dipingendo anche i fondali e i cartelloni. Un tema dominante è la Rotta di Roncisvalle, una località sui Pirenei tra la Francia e la Spagna, dove vi fu uno scontro cruciale che celebra la vittoria dei cristiani sugli islamici.
Ispirate alle tradizioni cavalleresche, sono anche le carte siciliane da gioco, e le suddette tradizioni si ritrovano anche nella gastronomia con i cosiddetti Pupi di zucchero, che raffigurano dei paladini. Le feste popolari “cavalleresche” hanno luogo in molti borghi di Sicilia e tra quelle più di rilievo ricordate dal Pitrè vi è quella della madonna delle milizie di Scicli e il Mastro di Campo di Mezzojuso.
Il presente saggio, composto da brevi capitoli e con ricche illustrazioni, offre una facile lettura pur essendo pieno di informazioni e riferimenti utili su un argomento specifico, ma dalle mille sfaccettature e rimandi. Marcella Croce include nel pregiato volume interviste e resoconti in prima persona, rendendolo pressoché unico nel suo genere, riferito a una forma d’arte oggi minacciata di estinzione, da preservare e tramandare.
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Un libro perfetto per...
Studioso e appassionato di storia delle tradizioni popolari
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